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VISITA PASTORALE IN EMILIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA VISITA ALLA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Castel San Giovanni (Piacenza) - Domenica, 5 giugno 1988

 

Cari fratelli e sorelle.

1. In questa lieta occasione del mio incontro con voi, nella luce della festa del corpo del Signore, desidero porgere il mio affettuoso saluto al parroco e ai suoi collaboratori che operano con diligenza e amore in questa comunità cristiana di Castel san Giovanni.

E una comunità ricca di storia e di presenti, confortanti realtà.

So che di qui è uscita, ancora recentemente, una schiera di sacerdoti fra i quali alcuni Vescovi e altri che si sono distinti per santità di vita, religiosi e religiose: segno di una vigorosa vitalità cristiana che non è esclusiva di questa parrocchia, essendo, grazie a Dio, condivisa da non poche altre comunità ecclesiali della vostra zona, ma che è pur sempre motivo di riconoscenza al Signore per i doni a voi largamente concessi.

Questa bella e devota Chiesa parrocchiale, dalle antiche origine medievali, è stata testimone di tante vicende religiose, strettamente legate alla vita civile di una collettività laboriosa ed onesta, che anche oggi è giustamente fiera del suo passato e guarda con fiducia ad un futuro non indegno delle sue tradizioni.

Un particolare pensiero va ai membri del consiglio pastorale che con buoni e validi suggerimenti coadiuvano i sacerdoti nell’affrontare i problemi della parrocchia. Spetta al consiglio pastorale considerare attentamente ciò che concerne la promozione della vita di comunione nella Chiesa, per far crescere il Popolo di Dio nell’obbedienza alla Parola del Signore e nell’accoglienza del messaggio della fede.

2. Saluto i sacerdoti e le religiose della Val Tidone. Immagino le vostre cure, le sollecitudini e le preoccupazioni del vostro ministero. Voi siete chiamati a condurre a Dio il popolo a voi affidato consigliandovi insieme e insieme operando nella vostra zona pastorale per studiare le varie situazioni della popolazione e prospettare quelle soluzioni che, esaminate e, se del caso, accolte dal Sinodo diocesano in corso, saranno poi eventualmente rese vincolanti dal vostro Vescovo.

Quanto più esemplare e coerente sarà la vostra condotta, tanto meglio, con la grazia di Dio, farete comprendere ai contemporanei, spesso distratti, la bellezza e la necessità della vita radicata nella fede. Coltivate la vostra spiritualità di persone consacrate al Signore Gesù, per poter intraprendere con forza la rievangelizzazione della vostra gente di antica fede cristiana: sentitevi impegnati in prima persona e in prima fila.

3. So che nella vostra parrocchia sono sorti associazioni e gruppi ecclesiali numerosi e questo mi rallegra.

Conoscete che, come insegna il Concilio, il Signore Gesù “adempie il suo ufficio profetico non solo per mezzo della gerarchia, la quale insegna in nome e con la potestà di lui, ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni e forma nel senso della fede e nella grazia della parola, perché la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale” (Lumen Gentium, 12).

4. Un saluto ben augurante ai catechisti: siate adulti nella fede, irraggiatene una gioiosa testimonianza con la vostra vita, perché non abbia a verificarsi il disimpegno dei vostri ragazzi dopo il conferimento dei sacramenti della iniziazione cristiana: essi hanno bisogno di una forza amica per affrontare, senza lasciarsi travolgere, al momento dell’adolescenza, le insidie di un mondo che spesso vive come se Dio non esistesse.

Il mio incoraggiamento, pieno di affetto e di stima, va agli operatori della catechesi non solo per i fanciulli e i ragazzi, ma anche per i giovani in preparazione al matrimonio ed auspico grandemente che si moltiplichino gruppi di adulti dediti al lavoro apostolico della evangelizzazione.

5. Ai cari malati, partecipi della passione del Signore, auguro di saper vedere nella croce di Gesù l’inizio della risurrezione.

Il Cuore Sacratissimo di Gesù, ricco di amore e misericordia, vi dia la forza per vivere intensamente la vostra fede anche nella prova della malattia. “Chiediamo a tutti voi, che soffrite, di sostenerci. Proprio a voi che siete deboli chiediamo che diventiate una sorgente di forza per la Chiesa e per l’umanità” (Salvifici Doloris, 31).

6. Fratelli e sorelle che avete accolto con viva gioia la visita del successore di Pietro, accogliete anche la mia paterna e affettuosa esortazione: questa terra che ha dato tanti frutti di vita cristiana e validi servitori della santa Chiesa, tra i quali il mio carissimo Segretario di Stato Cardinale Agostino Casaroli, continui a portare frutti di opere per il Regno.

E qui, prima di andare alla benedizione, io devo fermarmi, perché è un momento provvidenziale questo in cui sono potuto venire nella vostra comunità parrocchiale: la stessa in cui è nato il Cardinale Segretario di Stato; in cui è stato battezzato, cresimato e anche ordinato sacerdote. È la sua parrocchia, una comunità che ha portato questo frutto. Io vorrei aggiungere - forse non conviene scherzare, ma qualche volta si può - che non si poteva fare questa visita senza pioggia, senza acqua, perché ci ha detto il Signore che dobbiamo tutti rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo: e così si fa nel Battesimo. Ecco, la parrocchia del Battesimo dell’amatissimo Cardinale Agostino Casaroli ci accoglie col segno del Battesimo, col segno esterno, con l’acqua, con la pioggia. Grazie per questa acqua! Ma l’acqua rimane solamente il segno esterno. C’è lo Spirito Santo che fa un cristiano, che fa un cristiano adulto, un testimone di Cristo, che fa un sacerdote, che fa un Vescovo. E, direi, c’è lo Spirito Santo che fa anche un Segretario di Stato, un Cardinale, e lo offre alla Chiesa, come offre alla Chiesa ogni cristiano attraverso il sacramento del Battesimo, come offre alla Chiesa ogni persona consacrata attraverso i voti religiosi, come offre alla Chiesa ogni sacerdote, attraverso il sacramento della Ordinazione sacerdotale, ogni Vescovo. Così in un senso e in un modo speciale offre alla Chiesa, alla Santa Sede, alla Chiesa universale un Cardinale, e specialmente un Cardinale Segretario di Stato. Perché i suoi compiti hanno un carattere universale, hanno un carattere specifico, hanno un carattere, nello stesso tempo, discreto, perché lui rimane sempre collaboratore del Papa. Sembra lavorare il Papa; invece lavora tanto il Segretario di Stato. E allora qui, in questa sua parrocchia, parrocchia d’origine, parrocchia nativa, parrocchia di tutti i sacramenti ricevuti, io voglio ringraziare lo Spirito Santo che ha dato alla Chiesa e ha dato specialmente a me, come Vescovo di Roma, questo dono della persona, del carisma, della intelligenza, della responsabilità, questo dono che porta il nome del Cardinale Agostino Casaroli. E ci voleva questo pellegrinaggio alla sua parrocchia nativa per conoscere anche le sorgenti delle sue qualità, del suo carattere, del suo equilibrio, dei suoi giudizi, perché come ha detto il vostro carissimo monsignor parroco, questa è anche la caratteristica propria della gente di questa parrocchia e di questa regione, non so se di tutta la gente emiliana, ma almeno della gente piacentina, e specialmente della gente di Castel san Giovanni. Allora, ho ringraziato lo Spirito Santo venendo in questa chiesa, entrando in questa chiesa, pregando qui per questi doni che lo Spirito Santo ha dato al vostro conterraneo, Cardinale Agostino, Segretario di Stato. E ho pregato che questi doni suoi, doni dello Spirito Santo, camminino insieme con lui e anche insieme con la Chiesa, con la Santa Sede, con il Papa, anche in futuro. Ringrazio la Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, per la grazia del Battesimo del nostro amatissimo Cardinale Segretario di Stato, e affido il suo Battesimo e tutti i frutti di questo Battesimo nella vita della Chiesa, oggi e domani, fin quando la Provvidenza divina permetterà di usufruire, di approfittare di questi frutti specifici di cui è stata dotata la sua persona. E adesso, carissimi qui presenti, alla presenza anche degli altri Cardinali piacentini - ma loro non hanno questo privilegio di essere nati e battezzati qui, in Castel san Giovanni - e anche del Nunzio Apostolico in Italia, altro piacentino - neanche lui ha questo privilegio di essere nato a Castel san Giovanni - e anche di monsignor Bertagna, e di altri rappresentanti dei Dicasteri romani, che non hanno questo privilegio: questo privilegio compete solamente al vostro conterraneo, Cardinale Segretario di Stato. Concludendo, voglio benedire tutti di cuore e vi invito a continuare con grande impegno nella costruzione spirituale della casa di Dio, della Chiesa, della parrocchia. La Vergine santissima, Madre della Chiesa, che voi onorate col titolo di Madonna del Popolo e che da secoli protegge le vostre case, e in particolare la vostra gioventù generosa, vi assista nei vostri impegni e vi faccia crescere nell’unità, nella collaborazione reciproca e nell’amore fraterno.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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