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VISITA PASTORALE IN EMILIA
SALUTO DI GIOVANNI
PAOLO II AI VESCOVI DELL’EMILIA ROMAGNA
Bologna - Martedì, 7 giugno 1988
Eccoci ancora qui in questo grandioso seminario di Bologna. Ci avviciniamo
lentamente alla fine di questo momento che ha coronato il lavoro e soprattutto
la visita di questi giorni, del corrente anno, ma anche quella di due anni fa
quando abbiamo fatto visita alla parte romagnola della regione: oggi abbiamo
visitato quella Emiliana. L’altra volta avevamo anticipato la visita a Bologna;
questa volta l’abbiamo posticipata, per i nove secoli dell’Università. Da questo
itinerario è rimasta fuori solo una diocesi, Ferrara. Questo equivale ad una
sfida per noi tutti, per il Papa, ma soprattutto per l’Arcivescovo di Ferrara.
Certo non bisogna lasciare spazio a considerazioni sbagliate, anzi bisogna
sottolineare l’importanza di Ferrara, tanto importante da non poter essere
visitata insieme alla parte romagnola né con la parte emiliana. L’Arcivescovo di
Ferrara, che io ho visto tanto volentieri a Roma in casa mia tante volte, e
spero di vederlo ancora tante altre volte, credo sia d’accordo con me in questo
senso: Ferrara deve essere una cosa a parte.
Vorrei rivolgere ora il mio grazie più sincero per tutto quello che è stato
fatto, per la buona accoglienza riservatami. Io non so quale sia il vero
significato di questa visita.
Potrebbe essere duplice: uno per lasciar capire a queste popolazioni che il
Papa non è più il loro sovrano. Ma poteva anche significare la volontà di
portare questo ex sovrano pontificio anche negli altri territori. Ma io escludo
quest’ultimo significato. Se si interpreta l’accoglienza della popolazione io
credo proprio che questa ipotesi possa essere esclusa.
Si è voluto piuttosto dimostrare a queste popolazioni che il Papa non viene
più come il loro sovrano temporale, come capo dello Stato Pontificio, ma viene
come Papa di Roma, come Pastore. Dovunque, questo è stato molto chiaro. Poi
naturalmente la visita mi ha consentito di vivere in pieno la realtà di queste
Chiese, di questa porzione del Popolo di Dio, dei suoi problemi. Non è il
momento di tornare a parlare di questi problemi, perché se ne è già parlato
tanto, anche nel corso delle singole visite. Ma certamente questi problemi
esistono e noi dobbiamo cercare la strada per risolverli. Le previsioni sono
piuttosto ottimistiche; nonostante le difficoltà, che sono evidenti, tuttavia le
previsioni restano ottimistiche e si deve andare avanti ancora con un certo
ottimismo evangelico.
Ci sono dei cambiamenti, che sono stati introdotti dal Vaticano II, e che
fanno parte della visione della Chiesa e il modo di capire la Chiesa, di pensare
la Chiesa e anche il modo di vivere la Chiesa è diventato molto diverso.
Certamente diventerà sempre più tanto diverso da quella che un tempo era la
realtà della Chiesa nei suoi condizionamenti storici. E poi è certo che lo
Spirito Santo opera fortemente in queste regioni dove le circostanze di ordine
civico, politico, ma forse anche ideologico sono tanto contrarie. Lo Spirito
Santo opera qui con più energie, e si notano queste energie nella popolazione,
soprattutto si vede nella popolazione giovane. Si vede dappertutto. Certo per me
è più difficile giudicare e valutare queste cose; ma per voi che siete di questa
terra, che siete nati in questa terra, che ricordate i tempi passati, è più
facile vedere, notare le differenze e, vedendo meglio l’energia dello Spirito
Santo che si fa energia delle persone, degli ambienti, dei movimenti, delle
famiglie si può anche sperare il meglio per il futuro nonostante vi siano ancora
tante implicazioni negative del passato ed anche del presente, perché il
presente è sempre un prodotto del passato. Ma si vede già il futuro. Ringrazio
ancora cordialmente i miei confratelli che hanno voluto invitarmi.
Questa è forse una delle regioni in Italia che ho visitato di più fin ora.
Per me naturalmente è una cosa molto utile perché il Papa è Papa in quanto può e
deve vivere la Chiesa e non solo conoscerla attraverso dati e informazioni, ma
il più possibile proprio attraverso l’esperienza, vivendo la Chiesa nei diversi
punti. E poi c’è una continua richiesta: la Chiesa vuole vivere il Papa nei
diversi ambienti. Vuole che venga, che stia con loro. È un momento della storia,
un segno dei tempi.
E bisogna seguire questo segno dei tempi ed essere fedele alla guida dello
Spirito Santo, essere fedeli a quello che lui ci suggerisce, sempre conservando
il principio evangelico dei servi inutili: “Inutiles servi sumus”. Questa
consapevolezza cresce dopo ogni visita pastorale “Inutiles servi sumus”. Ma
nello stesso tempo cresce anche la disponibilità a continuare a fare lo stesso
finché il Signore ce lo consentirà e ci darà le forze per farlo e fino a che i
confratelli ci sopportano. Grazie anche per avermi sopportato in questi giorni.
© Copyright 1988 - Libreria
Editrice Vaticana
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