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VISITA PASTORALE A MESSINA E A REGGIO CALABRIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE PERSONE CONSACRATE

Cattedrale di Messina - Sabato, 11 giugno 1988

 

Venerati fratelli nell’episcopato,
cari fratelli e sorelle.

1. Mentre esprime la mia gratitudine per le affettuose parole a me rivolte da monsignor Cannavò, voglio dirvi la mia viva gioia nell’incontrarvi con voi, porzione eletta di questa diocesi, così ricca di tradizioni e di meriti nel campo civile ed ecclesiale.

Il mio pensiero va ai figli di questa terra, che hanno fondato movimenti e congregazioni religiose: dal Cardinale Arcivescovo Giuseppe Guarino a monsignor Antonio Celona, al canonico Annibale Maria Di Francia e al non meno noto fratello Francesco Maria. Per non dire di uomini come san Pietro Canisio e il beato Luigi Orione che, pur nati altrove, furono condotti dalla Provvidenza ad operare per qualche tempo in questa parte della vigna del Signore.

2. Particolare gratitudine esprimo al Signore per la testimonianza di comunione e di affetto che vi lega al vostro pastore, ed ai suoi due ausiliari. Nell’attenzione amorosa al dovere pastorale, nella fedeltà al carisma della vostra vita di consacrati e di consacrate, continuate a perseguire l’ideale evangelico del “cor unum et anima una” (At 4, 32).

Siate tutti, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, dediti ad un unico servizio di amore, ricordando che la pastorale è sostanzialmente una sola, anche se diversificata in varie specializzazioni, e che - come recita la costituzione Sacrosanctum Concilium, - “Il Vescovo deve essere considerato come il grande sacerdote del suo gregge: da lui deriva e dipende in certo modo la vita dei suoi fedeli in Cristo” (Sacrosanctum Concilium, 41).

3. Dio, nella sua provvidenza, ha voluto che il successore di Pietro giungesse alla vostra incantevole città per la canonizzazione di una santa chiamata al premio eterno ben cinque secoli or sono. Quale messaggio scaturisce oggi da questo avvenimento per voi, che, con il vostro Arcivescovo, condividete i pesi e le fatiche, le gioie e le speranze di questa Chiesa particolare?

4. Innanzitutto, l’amore incondizionato al Signore Gesù, con particolare riferimento alla sua passione. Ricorderete che santa Eustochia si rivolgeva al Signore invocandolo “dolcissimo amore mio, amantissimo mio Signore, speranza mia, mia piena consolazione” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 12) e che chiedeva con ogni insistenza di “patire nel corpo quanto sentiva nello spirito, per un’assimilazione totale allo sposo Cristo Gesù” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 14).

Ponendosi, anche in questo, sulla scia della più genuina spiritualità cristiana, la santa giunse a chiedere: “O amore mio, o mi togli da questa vita, o mi dai sofferenze, perché non potrei vivere diversamente, visto che tu sei morto per me tra tante pene. Non posso vivere senza di te” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 12). Essere come lo Sposo divino era diventato per lei assillo costante: “Signore, ti ho sempre chiesto di essere disprezzata da tutti, come lo fosti tu, durante la passione, o amore mio. Signore, io sono stolta e l’ultima tra tutte le creature, concedimi, perciò, quanto ti chiedo” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 17). È un meraviglioso esempio di vita consacrata che tende alla perfetta unione con il Signore Gesù e a condividere i suoi pensieri ed i suoi desideri: la glorificazione del Padre e la redenzione del mondo, nella forza e nell’amore dello Spirito.

L’intercessione di santa Eustochia ci ottenga di essere pronti e diligenti nella sequela di Gesù, di essere come lei, che “correva dietro al suo innamorato Gesù” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 29). Ci ottenga, inoltre, il dono della “sapientia crucis” e la voglia di attendere con sempre maggiore impegno a tutto ciò che serve al rinnovamento del cuore e dello spirito.

Ci ottenga, infine, una tenerissima devozione verso la Madonna del cenacolo. Siamo alla vigilia del terzo millennio dell’era cristiana e sono sicuro che il Signore sarà tanto più glorificato quanto più nutriremo “infuocato amore e dolore verso il Crocifisso e la sua dolcissima Madre” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 33).

5. Altra caratteristica della spiritualità di santa Eustochia di Messina è la contemplazione della vita di Gesù. Diceva alle sue suore: “Richiamate continuamente al vostro spirito e assaporate le parole dolci come miele, che il Signore mio dolcissimo ci rivolge nella Sacra Scrittura” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 36). Suor Jacoba riferisce che la santa teneva capitoli che “duravano due o tre ore”, durante i quali spiegava alle suore “tutti i detti del Signore” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 36).

Questo indica, ancora una volta, l’importanza della preghiera e della “lectio pia”. Ma dice anche la necessità di saper leggere la Scrittura e, quindi, dello studio per procurarsi tutte quelle conoscenze che aiutino a cogliere i profondi significati della Parola di Dio.

Vi esorto, perciò, ad attendere con rinnovato impegno allo studio della Sacra Scrittura come dei Padri e dei Dottori della Chiesa, dei documenti del Magistero, degli autori sicuri nei vari settori della teologia e della spiritualità. Il mondo di oggi e la dignità del nostro ministero non sopportano ministri sacri o religiosi o religiose culturalmente disimpegnati e non aggiornati: soprattutto in una città come questa, ricca di tradizioni culturali, dovute in gran parte, come ben sapete, alla azione illuminata della Chiesa.

6. Altra nota distintiva della spiritualità di santa Eustochia è l’adorazione di Gesù eucaristia e la celebrazione della liturgia delle ore.

Suor Jacoba Pollicino, biografa fedele e particolarmente attenta, ricorda che la santa passava ore intere dinanzi all’Eucaristia. Non appena poteva, “si recava in Chiesa davanti al corpo di Cristo e, a una certa distanza - perché non si riteneva degna di avvicinarsi del tutto - si gettava per terra con somma riverenza e ringraziava il Signore” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 33).

Immaginiamo la nostra santa, prostrata ai piedi dell’altare, e cerchiamo di cogliere e far nostra qualche sua espressione di “infuocato amore” verso “il suo dolce sposo Signore Gesù Cristo” (Iacoba Pollicino, “La vita di santa Eustochia Calafato”, 7b), come essa diceva.

Domani, nella vicina Reggio Calabria, si concluderà il XXI Congresso eucaristico nazionale, che, come sapete, ha per tema “l’Eucaristia segno di unità”. Avrò la gioia di trovarmi in quella solenne assise di preghiera. Ebbene, vi chiedo fin d’ora che, dinanzi al sacramento del corpo e del sangue di Cristo, a imitazione di santa Eustochia, sappiate cogliere i palpiti del Cuore di Gesù, che vi invita a sempre più stretta unione con lui, con il vostro pastore e con i Vescovi ausiliari, come con i vostri vicini collaboratori, dai lettori agli accoliti, dai catechisti ai ministranti e a tutti coloro che svolgono un servizio ecclesiale.

Cercate tutti di “Camminare insieme”. È un motto che sta a cuore al vostro Arcivescovo: lo faccio mio e lo affido a ciascuno di voi, invitandovi a “Camminare insieme” con gli altri nell’ambiente in cui il Signore vi ha posti.

L’intercessione di santa Eustochia, vostra patrona, ottenga dal Signore abbondanti benedizioni su tutte le vostre attività apostoliche, ed io pure vi benedico di cuore, insieme con i vostri familiari e le anime a voi affidate.

Ed insieme con voi prego anche per le nuove vocazioni sacerdotali e religiose, tanto necessarie per la Chiesa dovunque e specialmente anche per la Chiesa in questa regione della vostra carissima terra italiana.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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