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VISITA PASTORALE A MESSINA E A REGGIO CALABRIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LE AUTORITÀ E LA POPOLAZIONE

Messina - Sabato, 11 giugno 1988

 

1. Sono veramente lieto di essere tornato in Sicilia, di trovarmi qui con voi, oggi, a Messina, e di recarmi domani in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Tindari.

Sento il dovere di ringraziare l’onorevole Sergio Mattarella, rappresentante del governo, per le deferenti espressioni rivoltemi ed il signor sindaco per le cordiali parole di benvenuto, eco viva dei sentimenti con cui la città ha atteso e preparato questa mia visita. Saluto altresì i miei confratelli nell’episcopato, il pastore di questa Chiesa locale, monsignor Ignazio Cannavò, e i Vescovi ausiliari, le autorità civili e militari, il clero, i religiosi e le religiose presenti e tutti voi, fratelli e sorelle carissimi, qui convenuti ad accogliermi.

Con speciale gratitudine saluto il Cardinale Arcivescovo di Palermo come Legato del Congresso eucaristico nazionale che si svolge a Reggio Calabria.

2. Giungendo a Messina, sono rimasto particolarmente colpito dallo stupendo scenario nel quale è incastonata la città, distesa tra le falde dei monti Peloritani, degradanti verso la costa, e lambita dal mare, che rinvia al ricordo di miti suggestivi e di antiche leggende, tanto vivi nelle credenze del mondo classico e diventati in seguito patrimonio del linguaggio e della letteratura mondiale. Ma, sorvolando lo Stretto, il ricordo è andato soprattutto ai primi apostoli del Vangelo - a Paolo, in particolare (cf. At 28, 13), che hanno solcato queste acque, prima di arrivare sulle sponde italiche, mentre eran diretti a testimoniare il Cristo ed a portarne l’insegnamento a Roma, nel cuore stesso dell’Impero. Ho anche pensato all’innumerevole schiera di persone - intraprendenti navigatori o semplici turisti -, che di qui son passati, utilizzando una naturale e vantaggiosa rotta per raggiungere approdi di commercio, di studio o di svago.

Chi, come voi, conosce le vicende della vostra Città, affianca a tali memorie, dense di storia, il richiamo ad eventi, purtroppo tristi, che hanno inciso profondamente nel suo tessuto urbanistico e colpito le vostre famiglie. Mi riferisco, innanzitutto, ai violenti fenomeni sismici: e come non pensare a quello più noto che nel 1908 devastò anche la vicina Reggio, e di cui ricorre quest’anno l’ottantesimo anniversario? Mi riferisco ancora all’ultima guerra, che qui ha seminato, non meno che altrove, rovine e lutti. Questo quadro di luci e di ombre permette di stabilire un eloquente confronto con la situazione presente della città, e di cogliere il generoso impulso grazie al quale essa è come rinata.

3. Anzitutto la scelta della vita, che ha continuato ad essere amata, accolta e diffusa, nonostante ogni vicenda di morte; l’operosità e l’industriosità, con cui si è saputo reagire a pesanti eredità, affinché la civile convivenza non solo riprendesse il suo corso secondo ritmi cari agli effetti ed alle consuetudini locali, ma fosse anche più tutelata con una preveggente messa in opera di accorgimenti protettivi; la tenacia nella ricostruzione di insigni monumenti - si pensi alla maestosa Basilica Cattedrale -, simboli preziosi da trasmettere alle generazioni future; la profonda e radicata fiducia in Dio, specialmente quando tante circostanze avverse avrebbero potuto indurre a disperare.

Dei messinesi si può dire che, veramente, la loro fede in Dio è stata forte e coraggiosa, in sintonia con l’atto di abbandono del salmo: “Dio è per noi rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce. Perciò non temiamo se trema la terra, se crollano i monti nel fondo del mare” (Sal 46 [45], 2-3). Da questo travaglio sembra che la città abbia tratto una lezione complementare, che l’ha resa più decisa ed esperta nel preferire le vie del bene, resistendo a falsi miraggi ed impedendo che pericolosi fenomeni di degrado sociale vi si insinuassero come tarlo roditore della sua identità.

4. Occorre proseguire su questa strada. Qui, dove la natura è un inno perenne alla grandezza del Creatore, è più facile disporre l’animo a pensieri alti e soavi e soffermarsi in preghiera. La vostra patrona, la beata Eustochia Smeralda Calafato, che questa sera ascriverò nell’albo dei santi, ed il monastero di Montevergine, da lei fondato, sono in questa linea un punto di richiamo e di riferimento.

La cura ed il primato dello spirito trovano certo condizioni più propizie nella quiete austera e silenziosa di un chiostro, ma non ne sono appannaggio esclusivo. Il Signore si lascia trovare sempre da quanti lo cercano con cuore sincero; egli è vicino a ciascuno dei suoi figli ed ognuno invita alla beatificante ed intima unione con sé. Occorre piuttosto saper incrociare il suo sguardo, coglierne il messaggio e tradurlo in opera.

Ogni stato di vita è via alla santità, cioè alla più completa realizzazione della persona e, dunque, ad ognuno è possibile vivere, contemporaneamente, come familiare dei santi e cittadino del Regno dei cieli, e collaborare, con dedizione e competenza, alla costruzione della città terrena affinché essa sia, in certo qual modo, immagine ed anticipazione di quella futura. È così che anche la città diventa luogo dell’incontro con Dio, e si pongono le premesse per un suo futuro di autentica elevazione sociale e religiosa; è così che si supera il rischio di perdere o di vedere attenuato il senso della presenza di Dio, in un’epoca nella quale si preferisce insistere nella esaltazione delle capacità dell’uomo. A Messina tali verità non risultano nuove, perché la sua storia civile è strettamente connessa con la sua storia di fede, come attestano simboli emblematici, quali il ben noto “Vascelluzzo”. Si tratta piuttosto di ravvivarle nella coscienza e di farne motivi ispiratori nella condotta di ogni giorno.

Ciò ridonderà a vantaggio di tutti. La nostra città, infatti, carissimi fratelli e sorelle, come porta della Sicilia e dell’Oriente, attraverso la quale l’Europa ed i popoli del Mediterraneo, incontrandosi, hanno dato origine ad una civiltà e ad una cultura ancora vive ed aperte al futuro, è naturalmente chiamata a diventare come la città evangelica posta sul monte, che irraggia luce mediante il bene che vi si compie.

5. Sulla base che regge la stele della Madonnina d’oro collocata sulla punta estrema del porto, si legge una frase semplice,ma carica di senso: “Vos et ipsam Civitatem benedicimus”. Si coglie in essa la tradizione secolare che lega Messina con un particolare rapporto di amore alla Madre di Dio. Faccio mio questo saluto di Maria e anch’io, come chiedeva il signor sindaco, benedico volentieri e di cuore voi, l’intera Messina ed anche i suoi figli lontani. Auspicando che la vostra città possa conoscere sempre giorni di sereno progresso, rivolgo alla Madre celeste la mia preghiera affinché continui ad essere il suo faro luminoso nel mare della storia e la sua àncora di salvezza nella traversata verso le sponde dell’eternità.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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