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VISITA PASTORALE A MESSINA E A REGGIO
CALABRIA
INCONTRO DI GIOVANNI
PAOLO II CON LA POPOLAZIONE DELLA DIOCESI DI PATTI
Tindari (Messina) -
Domenica, 12 giugno 1988
Fratelli e sorelle in Cristo.
1. La Provvidenza ha voluto che oggi, all’inizio di questa giornata
domenicale, fossi qui, in mezzo a voi, ad augurarvi non solo “buona domenica”,
così come si fa in una famiglia cristiana, ma anche a confermarvi nella fede e a
sostenervi nel vostro cammino di speranza.
La domenica è vista dalla Chiesa come la “Pasqua settimanale”, il “giorno
nuovo” che nasce dalla risurrezione di Cristo: questo giorno è destinato infatti
ad essere in paradiso “giorno senza tramonto”, “festa senza fine”.
Saluto e ringrazio il Vescovo, monsignor Ferraro, che con generosa dedizione
guida ormai da un decennio la vostra comunità diocesana. Saluto il
rappresentante del governo e il sindaco, con animo grato per le belle parole con
cui hanno interpretato i comuni sentimenti. Saluto le autorità religiose e
civili che con la loro presenza rendono più significativo questo nostro
incontro. Saluto infine tutti voi, fedeli di questa illustre Chiesa di Patti,
che siete saliti quassù così numerosi per testimoniarmi il calore del vostro
affetto.
La bellezza del luogo in cui ci troviamo, l’incanto che viene dalla
contemplazione della natura, la gioia che abbiamo tutti nel cuore ci fanno
presagire e gustare un’anticipazione di quella beatitudine totale, che ci sarà
data nella patria celeste, verso la quale siamo avviati.
2. In questa prospettiva, mi è caro, fratelli carissimi, ripensare con voi al
cammino che il Popolo di Dio ha compiuto in questa terra pattese.
Se si va indietro nel tempo, si vede come siano mutate le condizioni di vita,
si notano le trasformazioni culturali che hanno interessato anche questa parte
della Sicilia. È merito della laboriosità della gente e dell’impegno delle
autorità, se è stato possibile progredire nella pace e nella serenità di una
convivenza non rattristata dai mali che affliggono altre zone.
In particolare, mi piace sottolineare il comune sforzo espresso nel corso di
questi anni per promuovere la cultura della vita. Voi avete posto in essere con
questa finalità una particolare istituzione, a cui avete dato il nome di “Casa
della vita”. Consapevoli del dovere di appoggiare il progresso orientato al
servizio dell’uomo, con grande generosità avete realizzato questa preziosa
opera, che, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, provvede
al recupero cognitivo e sociale dei soggetti portatori di handicaps.
Una iniziativa veramente encomiabile, che costituisce una sorta di scommessa
della civiltà della solidarietà contro tutto ciò che ostacola il pieno
affermarsi della vita umana, nella ricchezza dei suoi molteplici aspetti.
3. In linea con questo impegno a favore dell’autentico progresso umano
un’altra sfida occorre affrontare oggi con urgenza: quella che la
disoccupazione, soprattutto giovanile, porta ad una convivenza prospera e
serena. Mentre mi compiaccio per quanto è già stato fatto anche in questo campo,
desidero rivolgere una parola di incoraggiamento e di stimolo affinché, con
l’apporto di tutti, e specie dei responsabili, si possa risolvere, in un tempo
ragionevole questo angustiante problema.
La Chiesa, che sente vivamente la “sollecitudine per la realtà sociale”
raccomanda e sostiene ogni sforzo perché soprattutto i giovani abbiano qui un
lavoro e un avvenire sicuro e tranquillo, perché le vostre ridenti campagne
possano essere sempre più produttive, perché il benessere sia esteso a fasce
sempre più larghe della popolazione.
Una risorsa particolarmente significativa per l’economia della vostra terra è
costituita dal turismo, che ad ondate crescenti approda a questi lidi. Mentre mi
rallegro di ciò anche per i valori positivi dello scambio, della conoscenza tra
i popoli e mentalità diverse, che s’accompagnano al fenomeno turistico, sento il
dovere di esortarvi a custodire intatta la vostra identità cristiana. Non
sarebbe vero progresso quello che mettesse a repentaglio la genuinità del vostro
patrimonio cristiano.
Voi dovete dimostrare che è possibile essere cristiani nel mutamento della
cultura e delle strutture. A ciò vi incoraggiano le testimonianze offerte dalla
storia della vostra stessa terra: là dove una cultura pagana un tempo aveva
eretto propri luoghi di culto, i cristiani, che sono lievito della storia, hanno
saputo innalzare a Maria un magnifico tempio, che è come “una stella”, che guida
e orienta nel mare della vita.
Sul vostro territorio si sono succedute nel tempo numerose presenze di altri
popoli e di altre culture: eppure lo spirito e la fede di voi siciliani hanno
saputo trionfare di tali “immissioni” estranee, raccogliendone gli aspetti
positivi integrandoli in una sintesi originale che ha sfidato i secoli.
Perché oggi non dovrebbe accadere lo stesso? Perché gli adolescenti e i
giovani non dovrebbero imitare la fortezza di santa Febronia, vergine e martire
pattese? Perché gli adulti, le famiglie non potrebbero riproporre, nelle mutate
circostanze odierne, quella santità che risplendette in san Cono da Naso, in san
Lorenzo da Frazzanò, in san Benedetto il Moro da san Fratello, in san Nicola
Politi di Alcara?
I religiosi, le anime consacrate, i sacerdoti possono guardare a un san
Pietro Tommaso che fu Vescovo di Patti, come a tutti gli altri santi sacerdoti e
religiosi della Sicilia, che la Chiesa in questo ultimo periodo ha proposto
all’attenzione e alla venerazione di tutti: san Giacinto Giordano Anzalone, san
Giuseppe Maria Tomasi, il beato Giacomo Cusmano, il venerabile servo di Dio
Annibale Maria Di Francia e il suo fratello padre Francesco di Francia e santa
Eustochia, la cui immagine si trova già nel vostro Santuario!
4. È possibile conciliare progresso e identità cristiana, progresso e
santità! È possibile, anzi doveroso, perché non c’è vero progresso senza la
presenza dei valori religiosi.
La vostra Chiesa è impegnata nella celebrazione del Sinodo diocesano. Sia
questa la finalità che orienta i lavori dell’assemblea sinodale: aiutare i
battezzati di oggi a riscoprire con gioiosa fierezza la propria identità
cristiana per tornare a essere il lievito evangelico di questo nostro mondo
secolarizzato.
Vi è accanto in questa impresa la Madonna santissima, alla quale voi siete
legati da particolare devozione.
Lungo il corso della sua storia, la comunità cristiana, qui sempre attiva e
operosa, ha dedicato alla Vergine santa numerosissime chiese, statue, altari.
Non c’è luogo, non c’è angolo sperduto della vostra terra, che non porti il
segno della sua presenza: vie intitolate a lei, contrade pur piccole che hanno
una icona a lei dedicata, nomi di persone, pie congregazioni religiose.
Tutto sta ad indicare come storia locale, situazioni geografiche particolari,
vita quotidiana e fede si intreccino in una armonia unica, al punto da dare un
volto mariano ben definito a tutto questo popolo, che “sente” Maria come la
Madre, la “Bedda Matri”, la Regina, la Castellana che custodisce la vita di
tutti!
Maria, gioiosa testimone dell’avvio del piano di salvezza, partecipa anche a
noi il segreto della sua letizia; addolorata, è in grado di capire il nostro
dolore; assunta in cielo, è meta sicura del nostro pellegrinaggio qui in terra.
5. Nella luce di Maria, accanto alla quale si staglia la figura umile e forte
dello sposo san Giuseppe, desidero rivolgere uno speciale saluto a tutti i papà
e le mamme, che il Signore ha posto a guida di una famiglia in questa Chiesa di
Patti. Che il Signore conceda loro di vivere in pienezza la gioia della missione
loro affidata. Possano sentire la fierezza del loro ruolo di cooperatori di Dio
nel compito della propagazione della vita umana sulla terra e in quello anche
più nobile della sua elevazione alla dignità della stessa vita divina. Non si
lascino soppiantare da altri nell’educazione cristiana dei loro figli. Oggi più
che mai essi hanno il compito di tutelare l’integrità morale dei loro figli.
Care mamme, cari papà, il rito del Battesimo vi ricorda che siete per i
vostri figli i “primi testimoni della fede”, coloro che devono portare ad essi
il lieto annuncio del Vangelo ed inserirli progressivamente nella comunità
cristiana. L’approfondimento catechetico, la preghiera personale, l’incontro col
Signore risorto nella celebrazione domenicale consolideranno in voi la grazia e
vi aiuteranno a portare nella vita dei figli la gioia, la festa, la fraternità!
6. Un saluto particolare va a tutte le associazioni ecclesiali che operano
nella diocesi: dall’Azione Cattolica, ricca ormai di una storia cinquantenaria,
all’Apostolato della Preghiera, al movimento dei “Cursillos de cristianidad”, al
movimento dei Focolari, a Comunione e Liberazione, ai Neocatecumenali e alle
confraternite con le loro antiche tradizioni di spiritualità ed il loro senso di
solidarietà.
Nella comune fede nell’unico Spirito, che continuamente arricchisce di doni
la sua Chiesa, possano esse fiorire sempre più e portare frutti di formazione
cristiana e di santità in mezzo al Popolo di Dio.
Infine non può mancare un saluto pieno di affetto per i giovani, gli
adolescenti e i ragazzi: la nostra speranza e il nostro futuro.
Quest’anno di grazia, in cui si celebra il centenario della morte di san
Giovanni Bosco, vi doni molti frutti.
Amate e imitate Gesù nostro Signore! Siate santi e sarete lieti e felici.
Affidatevi alla Mamma celeste!
Rinnovate ogni giorno la vostra bella preghiera:
“Signore Gesù voglio essere tuo per sempre a gloria del Padre, con la grazia dello Spirito santo, per le mani di Maria, mamma tua e mamma nostra!”.
Con questi sentimenti e con questi voti a tutti imparto, quale pegno del mio
grande affetto, la propiziatrice benedizione apostolica.
© Copyright 1988 - Libreria
Editrice Vaticana
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