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VISITA PASTORALE A MESSINA E A REGGIO CALABRIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON IL MONDO DEL LAVORO NELLE OFFICINE MECCANICHE

Reggio Calabria - Domenica, 12 giugno 1988

 

Carissimi lavoratori e imprenditori.

1. Vi saluto tutti di cuore, ciascuno individualmente, e vi ringrazio per il calore della vostra accoglienza. Sono grato al presidente dell’Efim, professor Rolando Valiani, ed al rappresentante degli operai per le parole che mi hanno rivolto anche a nome delle varie componenti del mondo industriale e, in generale, del lavoro, di cui mi hanno esposto problemi e prospettive.

Sono particolarmente lieto di essere tra voi, nel cuore di queste officine meccaniche, che, qualificandosi col titolo di “Calabresi”, intendono certamente esprimere la volontà e l’aspirazione di contribuire allo sviluppo economico nazionale, ma avendo sempre ben presente la situazione di questa parte d’Italia.

Sono al corrente dei particolari problemi della generosa e forte regione calabrese, che ho avuto altra volta la possibilità di visitare e di conoscere.

E sono lieto anche di essere qui per l’occasione del XXI Congresso eucaristico nazionale, quando su Reggio sono puntati, nel segno della fede e dell’amore, gli occhi e il cuore di tutti i cattolici italiani.

2. Non poteva esserci per me una circostanza più opportuna di questa per incontrarmi con voi, cari fratelli e sorelle, perché il Cristo eucaristico, se appartiene a tutte le categorie di persone, ha un rapporto tutto speciale col mondo del lavoro. Il pane e il vino, posti sull’altare per essere trasformati, in virtù del potere divino, nel corpo e nel sangue di Cristo, sono infatti il “frutto del lavoro dell’uomo”, come dice il sacerdote nell’offertorio della Messa.

E proprio in nome di Cristo, venuto sulla terra per unire gli uomini nell’amore del Padre comune e per farli fratelli, che i problemi del lavoro sono ben presenti alla sollecitudine della Chiesa, la quale, pur non avendo il compito di escogitare soluzioni puramente tecniche, non può restare estranea e indifferente a tutto ciò che tocca la giustizia, il rispetto della dignità della persona umana, la pace delle famiglie e della società, né può rimanere distante da quanti soffrono, o sono senza lavoro o in condizioni di vita non degne di un essere umano.

Il “cammino della Chiesa è infatti l’uomo” (cf. Redemptor Hominis, 14). A lui ha voluto unirsi in qualche modo Cristo stesso (cf. Gaudium et Spes, 22). Le sorti concrete degli uomini e delle donne, nelle loro particolari situazioni, e soprattutto quelle dei lavoratori, stanno a cuore alla Chiesa, stanno a cuore al Papa, come anche ai vostri Vescovi.

Tutti conoscete, in un modo o nell’altro le encicliche sociali, all’ultima delle quali, in ordine di tempo, il vostro rappresentante ha voluto far riferimento. L’insegnamento ivi contenuto ha come due grandi traguardi: il primo è il rispetto della dignità di ogni uomo e donna, ai quali deve essere riconosciuto il diritto al pieno sviluppo sia economico che umano e spirituale e che mai possono essere ridotti a semplici mezzi o strumenti per il raggiungimento di altri fini. Il secondo è il valore del lavoro, “dimensione essenziale della vocazione umana” (Laborem Exercens, 4), “chiave della questione sociale” (cf. Laborem Exercens, 3), e mezzo privilegiato in ordine allo sviluppo (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 30). Questi due traguardi si riassumono nell’affermazione del valore della giustizia vissuta e applicata ad ogni livello.

3. Alla luce di questi principi, vorrei gettare con voi e davanti al Signore uno sguardo lucido, ma anche sereno e fiducioso, alla realtà di questa regione del Meridione.

È comunemente ammesso che il Sud non ha lo stesso grado di sviluppo del Nord, che la ricchezza non è equamente distribuita tra le due zone che la possibilità di ottenere un lavoro degno e degnamente remunerato non sono le stesse, e che questo provoca l’emigrazione sia all’interno del Paese che all’estero, con le conseguenze che conosciamo.

Cari fratelli e sorelle: sono problemi veri, certamente complessi, ma non insolubili, se si ha fiducia in Dio e fiducia anche nell’uomo. Io vorrei qui sottolineare ancora una volta che gli uomini valgono più delle cose, che il profitto non è l’unico criterio valido quando si tratta di creare o di portare avanti una impresa ovvero di scegliere il tipo di beni che si vorrebbe produrre.

Vi è inoltre un dovere di solidarietà non solo tra le stesse regioni meno sviluppate, ma anche, e soprattutto, tra queste e le regioni che hanno già raggiunto traguardi di superiore sviluppo. Una solidarietà che si deve realizzare ad ogni livello e che coinvolge anche i responsabili dell’economia e della politica oltre che i lavoratori stessi e le loro associazioni.

Qui siamo già in campo morale, che è appunto il campo in cui si svolgono le attività umane, e in primo luogo le attività che mirano allo sviluppo e quindi le attività economiche, connesse in qualche modo con il lavoro umano.

Sembra dunque essere necessario, qui in Calabria, un profondo rinvigorimento dell’atmosfera morale, vero ambiente “ecologico” al di fuori del quale non si può lavorare, non si può neppure vivere da uomini e donne che vogliono mantenersi all’altezza della propria dignità. Ogni forza di sopruso, di prevaricazione, di ingiusta oppressione, di criminalità organizzata, in quanto radicalmente contrastante con la dignità umana, deve essere rifiutata e, con l’aiuto del Signore, superata.

4. Il vero senso del lavoro e dell’identità del lavoratore, come ho accennato nell’enciclica Laborem Exercens, lo troviamo già nelle prime pagine della Sacra Scrittura.

Ivi Dio stesso mostra di voler essere rappresentato come un lavoratore. Egli dà con la sua Parola l’essere al mondo in sei giorni, e al settimo si riposa (Gen 1, 3 ss). Dopo aver “plasmato l’uomo con polvere del suolo”, lo colloca “nel giardino dell’Eden, perché lo coltivi e lo custodisca”, dando alla coppia umana un mandato, che è il punto di partenza di ogni lavoro umano: “Riempite la terra, soggiogatela e dominate su ogni essere vivente” (Gen 1, 28).

Nell’adempimento di tale mandato, ogni uomo riflette l’esempio stesso del Creatore dell’universo, sicché il lavoro umano appare nella Scrittura come una collaborazione al progetto creativo di Dio.

E se il peccato d’origine ha pesato sul lavoro umano sottoponendolo alla durezza della fatica, al dramma degli squilibri sociali, al rischio di essere ridotto a semplice merce di scambio, ciò non ha in alcun modo sminuito o soppresso il suo valore. Anzi Gesù, il Figlio di Dio, facendosi uomo, nel redimere anche il lavoro, gli ha conferito come un nuovo titolo di gloria. Lui stesso ha voluto essere operaio, “carpentiere”, inscrivendo così il lavoro quotidiano nello stesso disegno salvifico di Dio.

E, dopo Gesù, i discepoli. Ad esempio l’apostolo Paolo, che per primo ha portato a Reggio l’annuncio evangelico, si è fatto portavoce di questo Vangelo del lavoro. Non solo lavorava egli stesso per procacciarsi il necessario per vivere, e per non essere di peso a nessuno (cf. At 20, 34; 18, 3; 1 Ts 2, 9; 2 Ts 3, 7 s), ma condannava chi si dava all’ozio fino a scrivere: “Chi non vuol lavorare neppure mangi (2 Ts 3, 10).

Tutti conosciamo, peraltro, che “Prega e lavora” era il motto di quei monaci benedettini che, in un periodo di distruzione barbarica, hanno fondato la civiltà europea.

Il lavoro è diventato così un mezzo di santificazione, quando lo si esercita come strumento della propria relazione umana e viene rispettato dagli altri in tutta la sua dignità.

5. Questo la Chiesa ha insegnato sempre.

Questo vorrei io ripetere oggi in questo incontro con voi, lavoratori e imprenditori della Calabria.

Ho fatto già cenno alla solidarietà. Desidero adesso aggiungere che nelle mie due encicliche sociali, Laborem Exercens e Sollicitudo Rei Socialis, ho voluto porre in rilievo una dimensione della solidarietà che mi sembra di particolare importanza per voi, lavoratori della Calabria e del Meridione d’Italia, per risolvere più adeguatamente i vostri annosi problemi: lo sviluppo appunto nella solidarietà.

“Lo sviluppo dei popoli inizia e trova l’attuazione più adeguata nell’impegno di ciascun popolo per il proprio sviluppo, in collaborazione con gli altri” (Sollecitudo Rei Socialis, 44). Quindi solidarietà per lo sviluppo! Ma questa da sola non basta. “Lo sviluppo richiede soprattutto spirito d’iniziativa da parte degli stessi Paesi che ne hanno bisogno. Ciascuno di essi deve agire secondo le proprie responsabilità senza sperare tutto dai Paesi più favoriti ed operando in collaborazione con gli altri che sono nella stessa situazione. Ciascuno deve scoprire e utilizzare il più possibile lo spazio della propria libertà” (Sollecitudo Rei Socialis, 44). Ogni regione interessata deve “individuare le proprie priorità e riconoscere bene i propri bisogni secondo le particolari condizioni della popolazione, dell’ambiente geografico e delle tradizioni culturali” (Sollecitudo Rei Socialis,44).

Cari fratelli e sorelle, ho appreso con molto interesse che sono stati sottoposti all’approvazione dei responsabili una serie di progetti per nuovi investimenti nelle regioni meridionali. Mi auguro che la Calabria si muova più speditamente su questa linea, stimolando le proprie iniziative e moltiplicando gli impianti industriali per eliminare la piaga annosa e grave della disoccupazione, per mettere in valore le risorse locali, a cominciare dalle bellezze paesaggistiche che Dio ha elargito a profusione, nel rispetto dell’ambiente geografico e delle avite tradizioni culturali, che sono attaccamento alla famiglia e alla fede, sincerità di amicizia e nobiltà di animo, solidarietà con i più poveri.

6. Queste virtù e in particolare quella della solidarietà (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 39-40), possono attingere particolare forza e valore proprio da quel dono eucaristico, che l’Italia è venuta a celebrare qui a Reggio.

L’Eucaristia è un banchetto di comunione fraterna, a cui tutti i credenti sono invitati ad assidersi senza distinzione di razza, di censo, di cultura, purché siano convenientemente preparati. Tutti infatti siamo chiamati a diventare “una sola cosa” in Cristo. Per questo egli è morto: “per riunire insieme i figli di Dio, che erano dispersi” (Gv 11, 52).

Dall’Eucaristia soprattutto viene il monito che non basta “avere”, bisogna anche “essere”. La piccola ostia consacrata è nulla sul piano dell’“avere”, ma è tutto su quello dell’“essere”: è infatti il corpo di Cristo, morto e risorto, che ci trasforma in sé e ci fa diventare fratelli. Alla luce di questo sacramento, che oggi l’Italia celebra con uno dei suoi Congressi nazionali, l’“essere” diventa prioritario, al livello più profondo di noi stessi, e l’“avere” si cambia in “condividere”: in altri termini “essere” ed “avere” per gli altri. Il senso stesso della solidarietà di cui parliamo.

7. Cari fratelli e sorelle, questo XXI Congresso eucaristico chiama tutti ad un approfondito esame di coscienza sul contenuto e sul senso che abbiamo dato e vogliamo dare alla nostra vita sociale. Ho scritto nella Sollicitudo Rei Socialis: “Quanti partecipiamo all’Eucaristia, siamo chiamati a scoprire, mediante questo sacramento, il senso profondo della nostra azione nel mondo in favore dello sviluppo e della pace; ed a ricevere da esso le energie per impegnarci sempre più generosamente, sull’esempio di Cristo che in tale sacramento dà la vita per i suoi amici” (Sollecitudo Rei Socialis, 48).

Siamo anche nell’anno mariano. Con Gesù eucaristico, e con Maria Madre della Chiesa, cioè di tutti noi, vogliamo sentirci maggiormente responsabili del tessuto sociale, contribuendo a rinsaldare i legami che lo costituiscono ed a ridurre quelli che lo lacerano.

Cristo ci invita ad essere costruttori di pace e di giustizia. Che la sua parola trovi in noi ascoltatori attenti e operatori generosi.

Vi saluto ancora di cuore con la mia particolare benedizione.

Prima di impartire la benedizione apostolica il Santo Padre ha così proseguito:

Sono lieto specialmente di poter considerare questo incontro con voi quasi come una preparazione alla celebrazione conclusiva del Congresso eucaristico. E molto significativo il fatto che prima di recarmi all’altare eucaristico per celebrare la solenne conclusione del Congresso mi trovi qui tra i lavoratori e in un ambiente di lavoro. E una preparazione importante per quello che dobbiamo vivere tutti insieme attorno all’altare: per tutti quanti all’assemblea eucaristica partecipano, ma soprattutto per il celebrante principale dell’Eucaristia. E una cosa profondamente commovente il momento in cui, all’altare viene portata l’offerta del pane e del vino e quando si pronunciano delle parole su questo pane che è dono del Creatore e nello stesso tempo è anche un prodotto del lavoro umano, e la stessa cosa è per il vino. Così, ogni lavoro umano, qualsiasi lavoro, ogni ambiente del lavoro umano, viene introdotto nella celebrazione eucaristica nel senso proprio ed essenziale. Questo ci dice chi era Cristo; questo ci dice come Cristo, Figlio di Dio, ci ha salvato, ci ha redento, e questo ci dice anche come noi, uomini e donne, siamo partecipi della sua opera. In ogni celebrazione eucaristica questa verità su di lui, su Cristo redentore, e su di noi, come partecipi della sua opera di redenzione, viene ripetuta in un modo speciale, viene rivissuta.

Quanto dico appartiene indirettamente, a tutti i problemi del mondo del lavoro, anche a quelli più difficili che vi preoccupano e che non possono non preoccupare anche i pastori della Chiesa. Ma quello che vi dico adesso si riferisce direttamente ad una cosa superiore, superiore a tutta la dimensione puramente umana, economico-sociale del nostro lavoro: il nostro lavoro appartiene all’opera della redenzione. E una parte del Regno di Dio che Cristo ha instaurato sulla terra e che lui, insieme con noi, vuole portare avanti.

Sentiamoci, carissimi fratelli e sorelle, come lavoratori, lavoratrici, come padri e madri di famiglia, sentiamoci cittadini di questo Regno di Dio, di questo Regno di Cristo e cerchiamo di vivere questa realtà soprannaturale insieme con le realtà naturali, con le realtà quotidiane, economiche e sociali della vostra vita italiana e umana. Questo è l’augurio che vi faccio, e, lo ripeto, per me questo incontro è stato una preparazione molto preziosa alla celebrazione conclusiva del Congresso eucaristico; questo incontro con voi, con il lavoro umano qui in Calabria in questo momento è occasione per portare nella dimensione del Regno di Dio tutte queste preoccupazioni che appartengono al mondo del lavoro, al regno dell’uomo.

Vi ringrazio che siete venuti qui insieme con le vostre famiglie insieme con i vostri bambini: lavoro e famiglia camminano insieme.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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