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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA ANNUALE
DELLA «RIUNIONE OPERE PER L’AIUTO ALLE CHIESE ORIENTALI»

Giovedì, 16 giugno 1988

 

Signor Cardinale,
confratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
cari membri ed amici della “Riunione Opere per l’Aiuto
alle Chiese orientali”!

1. Ringrazio sinceramente il signor Cardinale D. Simon Lourdusamy, Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, presidente della ROACO per il suo cordiale indirizzo, pronunciato anche a nome di voi tutti. Saluto monsignor Miroslav Marusyn, segretario, e gli officiali di quel dicastero, unitamente a tutti voi, che a vario titolo appartenete alla benemerita “Riunione”, ben nota mediante la sua sigla, e ne sostenete l’ampio respiro di carità e di interessamento a favore di persone e istituzioni delle venerande comunità orientali.

I vostri raduni annuali rendono testimonianza del vivo impegno, che sostenete per il consolidamento e la crescita del Regno di Dio in quelle regioni; e perciò essi sono per me motivo di soddisfazione, di gioia e di conforto, che mi è molto caro potervi esprimere in questa occasione.

Nel gettare uno sguardo retrospettivo, dobbiamo ringraziare il Signore per quanto abbiamo potuto vivere, con esperienze ecclesiali di carattere veramente straordinario, in questo periodo. Infatti, possiamo ben dire che questo è stato un anno di grazia particolare per l’Ordine cristiano, di cui vi prendete principalmente cura: vi si sono svolti, e si stanno svolgendo, avvenimenti di grande significato storico e religioso, la cui traccia permarrà profondamente inscritta nel cuore dei fedeli.

2. E, anzitutto, in questo anno mariano, abbiamo potuto rivivere i riti delle varie tradizioni orientali in tutta la loro ricchezza di contenuti teologici e fragranza di sentimenti e di emozioni, tanto più autentiche perché inquadrate nella celebrazione liturgica, che rende presente il mistero della redenzione e in essi ci immerge, facilitando la nostra lode e il nostro culto a Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo, agnello immolato, nello Spirito Santo.

Inoltre, tali celebrazioni mostrano con trasparente chiarezza e con l’augusta solennità delle loro cerimonie, come il patrimonio liturgico e spirituale dell’Oriente sia esemplarmente adatto ad esprimere e ad approfondire la venerazione di tutta la Chiesa cattolica verso la Madre di Dio, nel suo ruolo all’interno della storia della salvezza, nel suo atteggiamento di Vergine orante e adorante, nella sua intercessione che accompagna il cammino di fede della Chiesa fino alla seconda venuta del suo Figlio.

3. Non posso non ricordare brevemente, inoltre, un secondo evento, anch’esso compiuto sotto gli auspici della Madonna santissima, nel corso dell’anno a lei dedicato: il mio incontro, all’inizio del dicembre scorso, con sua Santità Dimitrios I, Patriarca ecumenico di Costantinopoli, venuto per la prima volta in questa città e Chiesa di Roma, che “presiede nella carità” e che conserva come preziose reliquie le tombe dei corifei degli apostoli Pietro e Paolo.

Porgendo al Patriarca ecumenico il benvenuto, lo salutai con le parole del salmista: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (Sal 118 [117], 26). Come ho ricordato al Collegio dei Cardinali e alla Prelatura della Curia romana, per gli auguri natalizi, “l’evento ha tenuto pienamente conto della maturazione di sentimenti avvenuta fra cattolici ed ortodossi dal Concilio in poi e anche dei risultati del positivo dialogo teologico in corso”: quanto alla comune venerazione per la “Theotokos”, il Patriarca - ho aggiunto - “ha voluto proporre che «il tema della mariologia occupi un posto centrale nel dialogo teologico, ma anche antropologico e in particolare ecclesiologico per il pieno ristabilimento della nostra comunione ecclesiale, per la quale preghiamo, ci adoperiamo e verso la quale guardiamo con molta attesa». Questo pensiero incontra direttamente l’orientamento dell’enciclica Redemptoris Mater. Rallegrandomi profondamente, esprimo la convinzione che anche per questo punto la visita del Patriarca ha dato un impulso positivo in profondità alle relazioni tra cattolici ed ortodossi. L’incontro nella carità fa vedere meglio la verità e fa vivere nella speranza. Sia gloria a Dio” (“Allocutio ad Sacrum Collegium Cardinalium et Romanae Curiae Praelatos”, 6, die 22 dec. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 3 [1987] 1490).

In questa occasione, col cuore trepidante e pieno di santa letizia, abbiamo pregato insieme il comune Signore di donare alle nostre due Chiese la grazia di una comunione perfetta nella fede e nell’amore. Invito anche voi a questa stessa preghiera perché si compia ciò che, più che mai, è indispensabile per l’efficacia del messaggio cristiano.

La vostra preghiera si accompagni sempre nell’opera di umana solidarietà e di amore cristiano, che svolgete secondo la volontà del Signore, nella fedeltà ai vostri statuti, aprendovi all’illuminazione dello Spirito Santo. Con l’aiuto divino, potrete continuare insieme a porgere il necessario aiuto ai fratelli in necessità dell’Oriente cristiano, imitando così con tutto il vostro possibile sforzo Gesù di Nazareth, il quale è passato tra noi “facendo del bene” (cf. At 10, 38).

4. Ma il pensiero non può, in questo momento, non andare a quella terra di Gesù, dove, da mesi, la sorte di tantissimi uomini è incerta e la vita è resa difficile e ardua; è mio vivo desiderio che essa resti il centro delle vostre attività caritative e sociali. Fate sì che nella coscienza della Chiesa universale rimanga ben vivo il legame permanente fra “la storia e la geografia della salvezza”, secondo la felice definizione del mio venerato predecessore Paolo VI (Pauli VI “Nobis in Animo”: AAS 66 [1974] 181).

Anche questo impegno potrà essere annoverato fra i frutti speciali dell’anno mariano.

5. Ritengo infine doveroso accennare ad un terzo avvenimento, che Dio ha predisposto per noi: il Millennio del Battesimo della Rus’ di Kiev. La sollecitudine che nutrite per le Chiese di antica tradizione orientale, nel vastissimo raggio in cui esse si trovano a vivere e ad operare, fedeli alla sacra eredità ricevuta dai loro santi padri e dalle precedenti generazioni, induce a ricordare qui l’evento, che tanto ha colpito l’opinione pubblica mondiale.

In previsione di tale solenne Giubileo, ho voluto esprimere i miei sentimenti di partecipazione fin dal 25 gennaio scorso, con la lettera apostolica Euntes in Mundum, per il Millennio, e col messaggio “Magnum Baptismi Donum”, del 14 febbraio successivo, indirizzato ai cattolici ucraini per la grande commemorazione, che li tocca tanto da vicino.

Questi due documenti affido anche a voi, perché so che la ROACO è da diversi anni generosamente aperta ai popoli eredi del Battesimo di Vladimiro, e si adopera in varie modalità a rinforzare e sviluppare la fede in quei Paesi lontani. Mi conforta sapere che, anche per il vostro tramite, la Tradizione orientale è avvalorata nei suoi profondi e molteplici significati; e perciò mi è caro rinnovare qui quell’auspicio che tanto mi sta a cuore: che la Chiesa “torni a respirare pienamente con i suoi «due polmoni»: l’Oriente e l’Occidente . . . Sarebbe anche la via per la Chiesa in cammino di cantare e vivere in modo più perfetto il suo «Magnificat»” (Redemptoris Mater, 34).

6. Mi è ancora gradito esprimervi la mia sincera e viva riconoscenza per tutto ciò che la ROACO ha fatto e fa in favore delle Chiese orientali. Il Signore non lascia senza ricompensa quanto è fatto in suo nome.

E perciò, affettuosamente uniti nella gioia di questo Millennio con Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, ed invocando l’intercessione dei santi apostoli Pietro e Paolo, dei santi Cirillo e Metodio, apostoli degli slavi, di santa Olga e di san Vladimiro, di san Giosafat e di tutti i santi, affido voi tutti alla protezione della Santissima Trinità.

Di cuore vi imparto la mia benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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