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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELLA
MOSTRA «IMAGO MARIAE» A PALAZZO VENEZIA

Lunedì, 20 giugno 1988

 

1. Sono grato al Cardinale Luigi Dedaglio per l’invito rivoltomi a prendere parte alla inaugurazione di questa mostra “Imago Mariae: tesori d’arte della civiltà cristiana”, organizzata dal comitato centrale per l’anno mariano, in collaborazione col Ministero per i beni culturali e ed ambientali. Rivolgo il mio saluto al ministro, signora Vincenza Bono Parrino, di cui ho ascoltato con attenzione il nobile indirizzo, e ringrazio coloro che hanno collaborato alla raccolta dei quadri e oggetti d’arte mariana qui esposti. Saluto con animo grato le personalità, le quali rendono più significativa con la loro presenza questa bella iniziativa destinata ad onorare la Madre di Dio, nell’anno a lei dedicato.

L’iniziativa merita plauso anche perché avviene quasi in coincidenza con le celebrazioni del XII Centenario del Concilio Niceno II, che “si pronunciò a favore del ristabilimento del culto delle immagini”, come ho ricordato nella lettera apostolica “Duodecimum Saeculum”.

Questa mostra fa seguito all’esposizione delle antiche icone romane nella Basilica di Santa Maria Maggiore. L’uno e l’altro avvenimento hanno in comune l’interesse storico e culturale per le testimonianze di devozione alla Madre di Dio nella civiltà dell’Europa cristiana.

In questa sede di palazzo Venezia sono stati raccolti capolavori appartenenti alle diverse epoche della civiltà cristiana: dalle origini fino al XIX secolo. Un percorso per tappe segnato dalla riflessione sulle verità teologiche e bibliche, liturgiche ed esistenziali, che uomini di genio hanno espresso con la poesia delle arti figurative. Sono pittori, scultori, orafi, artisti che hanno raffigurato il volto della Vergine, hanno raccontato la sua vita, hanno raccolto le testimonianze del suo immenso amore verso il Figlio e verso gli uomini. Nella loro arte si coglie la fede personale di ciascuno e quella delle comunità cristiane alle quali essi appartennero.

La devozione alla Madre di Dio costituisce una della radici più profonde del sentimento religioso dei nostri popoli, un tessuto connettivo per la comunione e la comprensione umana. Nel suo nome hanno camminato gli uomini dell’Europa cristiana, creando una società ispirata alla legge dell’amore, della solidarietà, della pace.

2. Davanti a questa raccolta di opere d’arte il nostro animo si riempie di ammirazione, di gioia e anche di stupore nel contemplare la grazia della forme e dei colori, con cui gli artisti hanno saputo rivestire le fattezze della Vergine santa. È vero, a Maria si va per la via della verità, cioè attraverso lo studio biblico, storico e teologico; ma vi è anche la via della bellezza, che è espressa dall’arte e che rende accessibile e quasi palpabile il mistero di Maria, mirabilmente associata all’opera dell’incarnazione e della redenzione. I grandi maestri che dalle prime raffigurazioni bizantine, a quelle del medioevo, della rinascenza, del barocco e fino all’ottocento, hanno illustrato episodi della vita della Madonna, ci hanno donato non solo un momento di felicità e di gaudio interiore, ma ci hanno fatto meglio intuire reconditi aspetti della pietà e della devozione mariane. Sappiamo infatti che tutta la tradizione iconografica sia d’Oriente che d’Occidente ha saputo esprimere in ricche variazioni non solo la bellezza fisica, ma soprattutto quella spirituale di Maria; ispirandosi in ciò anche alle parole di sant’Ambrogio, il quale asseriva che la bellezza conveniva a Maria in quanto “la stessa bellezza del corpo fu un’immagine dell’anima, figura della probità” (S. Ambrosii “De Virginibus”, II, 2).

3. La grandezza delle opere esposte risiede proprio nel fatto che esse esprimono il mistero dell’essere e della missione della Vergine santa, e ne hanno recepito la luminosità e il significato. Esse ci aiutano a percepire il piano salvifico nella vicenda di Maria; esse ci tramandano un’esperienza vitale e incancellabile che s’imprime nel nostro spirito, perché ci fanno risalire dalla bellezza di Maria all’autore stesso del vero e del bello come afferma il libro della Sapienza: “Dalla grandezza e bellezza delle creature, per analogia, si conosce l’autore” (Sap 13, 5).

Su quanti hanno allestito questa mostra, sui presenti e su tutti coloro che sosteranno davanti a queste opere d’arte invoco, per intercessione di Maria, “Mater Pulchrae Dilectionis”, la divina assistenza, in pegno della quale imparto di cuore la mia benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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