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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELL’UGANDA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 20 giugno 1988

 

Caro Cardinale Nsubuga,
cari fratelli Vescovi.

1. Dopo le conversazioni personali che abbiamo avuto riguardo alla situazione delle vostre diocesi, sono molto felice di avere questo ulteriore momento di incontro con voi, pastori della Chiesa cattolica in Uganda, un Paese molto vicino al mio cuore a causa della gloriosa memoria dei suoi martiri e delle sue più recenti sofferenze. Vi do il benvenuto e unisco la mia alle vostre preghiere, chiedendo al nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo di mandare la sua pace e il suo amore misericordioso sopra il vostro popolo e il vostro Paese.

Oggi siete qui nella città che conserva le tombe dei benedetti apostoli Pietro e Paolo, per fare la vostra “visita ad limina”: “ad limina Apostolorum”. In questo modo voi unite ancor di più la professione di fede del vostro popolo alla professione apostolica della fede tramandata di generazione in generazione all’interno della comunità ecclesiale e garantita dal ministero dell’unità che il Signore ha affidato a Pietro (cf. Lumen Gentium, 18). Ringrazio Dio per la vostra fedeltà a Gesù Cristo, il “primo Pastore” (1 Pt 5, 4), e vi incoraggio nel vostro servizio pastorale al Popolo di Dio in Uganda.

Inoltre la vostra presenza mi dà la possibilità di lodare la tenacia e la perseveranza delle Chiese che voi presiedete nella carità. Il pensiero del vostro amato popolo, così provato da anni di conflitto diventa un’accorata preghiera al principe della pace, perché possa concedere i doni della riconciliazione e dell’armonia ai cuori di tutti i vostri compatrioti: “Pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2, 14).

2. La Chiesa in Uganda è costantemente nutrita dalla memoria dei suoi martiri.

San Charles Lwanga e i suoi compagni sono la speciale testimonianza della chiamata del vostro popolo a condividere il mistero salvifico della croce e della risurrezione di Cristo. Essi riconoscono la priorità essenziale delle verità del Vangelo, prima di ogni altro interesse, nel determinare il loro comportamento cristiano. La memoria dei martiri serve ad assicurare a noi in ogni circostanza che “le sofferenze del tempo presente non siano assolutamente paragonabili alla gloria che Dio ci manifesterà” (Rm 8, 18).

Il messaggio cristiano ha il suo centro nella croce e nella risurrezione di Gesù Cristo. È, perciò, un messaggio di speranza e di coraggio. In unione con Cristo, con il sostegno dell’amore di Dio che lo Spirito riversa nei nostri cuori (cf. Rm 5, 5), voi non siete mai soli nell’affrontare le prove e i rischi del vostro pellegrinaggio terreno. Il Signore stesso protegge voi e il vostro popolo.

3. In quanto pastori voi comprendete che il vostro compito è quello di guidare il Popolo di Dio a scoprire ed accettare la sua degna vocazione cristiana e a cercare quella “santità senza della quale nessuno può vedere il Signore” (Eb 12, 14). Voi siete consapevoli del vostro compito di “dare un esempio personale di santità, in carità, umiltà e semplicità di vita . . . (e) e di fare ogni sforzo per promuovere la fede cristiana secondo la vocazione propria di ciascuno” (Codex Iuris Canonici, can 387). Io vi incoraggio e vi sostengo in questo lavoro e vi raccomando alla benedetta Vergine Maria, alla quale nell’anno mariano guarda l’intera Chiesa con rinnovata devozione e fiducia.

Nella vostra lettera pastorale “Con un cuore nuovo e uno spirito nuovo”, avete richiamato l’attenzione del vostro popolo all’imperativo della santità e dell’apostolato al quale tutti sono chiamati, e per il quale lo Spirito Santo dispensa grazie speciali fra tutti i fedeli (cf. Lumen Gentium, 12). Una delle gravi conseguenze della guerra civile che ha turbato il vostro Paese è stata la distruzione di una formazione catechistica e spirituale. A causa di ciò avete registrato un decadimento morale in molti aspetti della vita privata e pubblica. La ricostruzione della nazione è dunque un bisogno non solo materiale, ma soprattutto spirituale e morale. Le coscienze necessitano di essere indirizzate verso quei valori etici che sono essenziali alla costruzione di una civiltà umana. In questo compito enorme i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi ed i laici di Uganda sono chiamati a dare il loro contributo e, soprattutto, quella visione di fede e quella forza carica di speranza che nascono da una vita autenticamente cristiana.

4. Il compito non è facile. Soprattutto quando uno spirito materialistico ed individualistico tende ad affermare se stesso e finisce per esercitare un grande influsso sui giovani. Attraverso piccole comunità cristiane e attraverso l’evangelizzazione delle famiglie voi state cercando di rovesciare il trend negativo che constatate nella vita dei fedeli. Avete accettato la sfida di evangelizzare i giovani del vostro Paese. Essi sono la speranza della Chiesa nella vostra terra e ovunque. È buona cosa che voi cerchiate di introdurli ad un’esperienza personale di preghiera e di rapporto con Cristo, che è la base sicura per uno sviluppo umano e cristiano. Solo quando capiscono che il Signore li ama, li chiama e li manda nella sua vigna come suoi collaboratori nel lavoro di redenzione e di autentica liberazione, allora faranno l’esperienza della chiarezza interiore e troveranno il coraggio di dare se stessi fino in fondo nel compito di migliorare la società e di costruire la comunità ecclesiale, ciascuno secondo i doni ricevuti.

I vostri sacerdoti hanno un unico compito da svolgere nell’evangelizzare e catechizzare la gioventù in Uganda. Essi possono essere particolarmente vicini ai giovani, da amici e da guide, insegnando la dottrina cattolica in parrocchia e a scuola, e stimolandoli a partecipare ad iniziative culturali, sociali e caritative. Dovete continuamente incoraggiare i vostri preti in questo compito, invitarli a dare il meglio di loro stessi, del loro tempo e delle loro energie, per la formazione morale spirituale delle giovani generazioni. Questo è un grande contributo alla Chiesa e alla società.

5. Il numero crescente di vocazioni che registrate in alcune regioni costituisce un segno di speranza, ed una ulteriore responsabilità pastorale per voi. So che vi state impegnando per offrire a quei giovani che desiderano farsi preti o dedicarsi alla vita religiosa un’adeguata preparazione per la vita e le responsabilità che li attendono. Ogni sforzo e sacrificio fatto in questa direzione è importante per il futuro della Chiesa nel vostro Paese. La vostra preoccupazione di migliorare il livello culturale dei preti, dei religiosi e dei laici, attraverso programmi di formazione permanente, così da metterli nella condizione di affrontare le sfide crescenti portate alla dottrina cattolica e ai principi morali, mostra come abbiate chiara consapevolezza del fatto che ogni genuino progresso sociale dipende dal risvegliarsi nelle coscienze di un senso di responsabilità e di solidarietà in ogni aspetto della vita.

La missione della Chiesa abbraccia l’intera persona umana - corpo e anima - che vive in questo modo ma è destinata alla vita eterna. I servizi sociali e gli interventi per lo sviluppo sono un aspetto molto importante della testimonianza di una comunità cristiana, ma essi non possono sostituirsi alla missione primaria della Chiesa di evangelizzare e diffondere il Regno di Dio.

Questo è vero soprattutto per vescovi e preti, il cui compito principale è di agire “in persona Christi”, così da trasmettere i frutti della redenzione conquistati dal Signore Gesù nella sua passione e risurrezione.

6. La Chiesa è “segno e strumento di unione intima con Dio e con l’umanità intera” (Lumen Gentium, 1). Il tema dell’unità nella Chiesa e nella società civile alla quale appartenete è molto vicino ai vostri cuori. Nel contesto dell’Uganda, e anche dell’Africa intera, i membri della Chiesa sono chiamati a servire la causa di quell’unità ed armonia tra individui, gruppi e nazioni che è rispettosa delle differenze etniche, linguistiche, culturali e religiose, ma che nel contempo richiama e promuove la più fondamentale unità di tutti gli uomini e le donne nella loro comune umanità e nelle loro dignità di amati figli di Dio.

Voi ben sapete quanti pregiudizi e quante resistenze debbano essere superati. La vostra esperienza in Uganda mostra che la costruzione di una unità nazionale nella libertà e nel rispetto di ciascuno è un compito delicato che richiede grande saggezza e prudenza. La comunità ecclesiale ha un ruolo speciale da giocare nel promuovere queste unità.

7. Nelle vostre lettere pastorali avete offerto un insegnamento chiaro e dettagliato su molti importanti aspetti della vita. Avete rivolto numerosi appelli per la riconciliazione e il perdono tra tutti i settori della popolazione. Avete fatto presente la necessità di rispettare la dignità umana e i diritti di ogni uomo, donna e bambino. Prego perché la vostra voce sia ascoltata e che l’intero Paese abbandoni l’individualismo e i pregiudizi faziosi per un recupero di quei valori morali e spirituali venuti meno durante gli anni del conflitto.

L’unità richiede un atteggiamento aperto e pieno di rispetto da parte della mente e del cuore. Qui il ruolo pastorale della Chiesa ha un vasto campo d’azione. Vescovi, preti, religiosi e laici, in collaborazione con altri cristiani e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, in ogni parte del Paese, devono essere fermi nel rifiutare divisioni e coraggiosi nel prendere iniziativa per costruire una nazione pacifica, stabile, che veramente sarà una patria per ciascun ugandese. Vi incoraggio a continuare a chiamare il vostro popolo ad assumersi questo compito.

8. Il vostro esempio di reciproca comprensione, aiuto e collaborazione nel quadro della Conferenza episcopale ugandese dà maggior vigore al vostro appello. Nella ricostruzione di una unità è anche molto importante continuare ad integrare giovani provenienti da diverse zone del Paese in un ambiente di seminario pieno di unità ed armonia, specialmente nei vostri seminari maggiori, così che possano imparare ad accettarsi gli uni gli altri come fratelli in Cristo e come araldi di un solo Vangelo di grazia (cf. At 20, 24). La stessa cosa vale per le comunità religiose. Noto che avete già invitato molti cattolici provenienti diverse parti del Paese a ritornare a praticare la religione facendoli incontrare l’un con l’altro in fede e fraternità in occasione di pellegrinaggi e celebrazioni speciali.

Possano queste ed altre iniziative, comprese quelle realizzate dal Segretario cattolico, portare frutti abbondanti per la Chiesa e per l’intera società civile.

I passi intrapresi per incrementare le relazioni ecumeniche contribuiscono pure direttamente a superare antiche divisioni. Sono felice di apprendere che il Consiglio unitario cristiano ha ripreso le sue attività e che in molte aree la collaborazione con i cristiani non cattolici sta facendo molti progressi.

L’iniziativa per l’unità da parte della Chiesa può essere ancor più rafforzata dall’incoraggiare, in ciascuna diocesi, rapporti fraterni tra Vescovo e preti, siano essi ugandesi o missionari, e tra preti, religiosi e laici tra loro e con il loro Vescovo. Analizzando i principi e le direttive contenute nei documenti del Concilio e nel Codice di diritto canonico concernenti la struttura della Chiesa locale, troviamo un appello a ciascuno di accettare una condivisione di responsabilità per la vita e la crescita della Chiesa. Senza alcuna diminuzione del ruolo specifico e dell’autorità dell’ordinario, è giusto che i membri della Chiesa locale, laici compresi, acquisiscano un proprio senso di responsabilità per l’evangelizzazione e l’apostolato. Attraverso il Battesimo e la Cresima ai laici è stato affidato un compito nella comunità ecclesiale per il quale è essenziale che essi siano sempre più aiutati e motivati.

9. Cari fratelli vescovi: davanti a voi sta la grande sfida di consolidare la Chiesa nel vostro Paese. Mentre voi confidate innanzitutto nella grazia di Dio, perché è Dio che incrementa (cf. 1 Cor 3, 7), continuerete a fare ogni sforzo per incoraggiare tutti i settori della Chiesa locale a darsi da fare con ardore per la santità della vita, lo zelo nell’evangelizzazione, e le opere di carità che discendono dalla fedeltà al Signore. In molti modi voi godete dell’aiuto fraterno di altre Chiese locali, dalle quali ricevete missionari e forme di assistenza che giocano un ruolo importante nella vita della Chiesa in Uganda e che sono, a pieno diritto, un’espressione della cattolicità o universalità. Sono felice di sapere che a vostra volta rispondete a questa generosità cercando di venire incontro ai bisogni delle regioni circostanti, e che state mandando aiuti all’Etiopia e al Sudan. Spero che voi e i vostri sacerdoti abbiate sempre una visione spirituale e sopranazionale della vostra missione ecclesiale e del vostro servizio pastorale.

Possa Dio onnipotente assistere voi, Vescovi dell’Uganda, mentre vi dedicate alla costruzione della Chiesa nel vostro Paese.

Concludendo vi ripeto le parole di san Paolo, con le quali desidero esprimervi la mia vicinanza e il mio fraterno e accorato sostegno: “ringraziamo sempre Dio per tutti voi e vi ricordiamo nelle nostre preghiere. Quando siamo di fronte a Dio, nostro Padre, pensiamo continuamente alla vostra fede più attiva, al vostro amore molto impegnato, alla vostra speranza fermamente rivolta verso Gesù Cristo, nostro Signore”.

Con la mia apostolica benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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