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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DEL BUREAU POLITICO
DELL’INTERNAZIONALE DEMOCRATICO CRISTIANA

Giovedì, 30 giugno 1988

 

Signor Presidente,
egregi signori.

1. Sono lieto di accogliervi, in occasione di questo convegno internazionale.

Ravviso con vivo compiacimento nel vostro desiderio, ripetutamente espresso, un segno di coerenza interiore con la scelta d’ispirare il comportamento politico al grande patrimonio della dottrina sociale della Chiesa.

Ringrazio con sincera cordialità il presidente, onorevole Flaminio Piccoli, per le parole di omaggio a me rivolte, a nome vostro e dei membri dell’organizzazione, in particolare per l’assicurazione di fedeltà all’insegnamento sociale cristiano che, per la ricchezza e attualità dei suoi contenuti, costituisce la via maestra per giungere alla soluzione dei problemi nuovi. Saluto sentitamente tutti e ciascuno di voi.

Il vostro ufficio, quale espressione culminante di una organizzazione politico-sociale d’ispirazione cristiana nel mondo, raccoglie i rappresentanti dei movimenti di molti Paesi. Son sicuro che ciascuno di voi, rientrando in patria dopo i lavori di questo incontro romano, si sentirà vigorosamente spinto a moltiplicare i propri sforzi perché il programma di difesa e promozione dei diritti umani e di attuazione della giustizia sociale si realizzi per il proprio popolo e per ogni suo membro.

Voi vi siete ritrovati insieme da vari continenti per chiarire il quadro attuale dei maggiori problemi internazionali, per esaminare i punti di crisi della pace, della libertà e della dignità dell’uomo, per individuarne le linee opportune di adeguati piani di soluzione.

2. Ebbene, egregi signori, nell’esprimere il mio compiacimento per i vostri propositi e per i vostri sforzi, desidero riaffermare che l’approfondimento del pensiero sociale della Chiesa vi sarà di valido aiuto per una realistica lettura della presente situazione del mondo e per l’elaborazione di rimedi efficaci.

Nell’enciclica Sollicitudo Rei Socialis, in cui mi sono proposto di tracciare un panorama del mondo di oggi, ho scritto: “In un mondo diverso, dominato dalla sollecitudine per il bene comune di tutta l’umanità, ossia dalla preoccupazione per lo "sviluppo spirituale e umano di tutti", anziché dalla ricerca del profitto particolare, la pace sarebbe possibile come frutto di una "giustizia più perfetta" tra gli uomini” (Sollicitudo Rei Socialis, 10).

Purtroppo siamo di fronte a un panorama dominato in larga parte dall’invadenza di “strutture di peccato”, indotte da atteggiamenti opposti alla volontà di Dio, quali “la brama esclusiva del profitto e la sete del potere col proposito di imporre agli altri la propria volontà” (Sollicitudo Rei Socialis, 37). Di qui, allora, la necessità di reagire con comportamenti diversi, soprattutto da parte di movimenti orientati alla luce del messaggio evangelico, al fine di neutralizzare gli effetti negativi delle vigenti strutture di peccato, e di determinare orientamenti nuovi, ispirati a quell’insieme di valori che costituiscono il bene comune.

La Sollicitudo Rei Socialis raccomanda in proposito l’impegno a guardare l’uomo nella sua globalità, allo scopo di riformare la società sulla base di principi che non soffochino la persona umana nel chiuso di una sola dimensione. Di qui l’apertura al “parametro interiore”, secondo cui l’uomo è visto nella sua realtà trascendente, partecipata da Dio fin dall’origine, e non esclusivamente secondo la sua capacità produttiva, che si misura in termini puramente economici. Di qui anche l’attenzione alla completezza della natura, che, presentando l’essere umano nella realtà della coppia uomo-donna, ne pone in radice l’apertura alla dimensione sociale.

Scaturisce di qui il dovere della “solidarietà” estesa a tutti i livelli, all’interno della famiglia, della società, della comunità internazionale. Solidarietà, che - come nell’enciclica ho sottolineato - non è sentimento di vaga compassione, ma determinazione ferma e costante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 38).

3. Ecco, cari amici, quanto desideravo dirvi in questa circostanza. Vi ringrazio per questa vostra visita e, nell’esprimervi il mio sincero apprezzamento per il vostro lavoro, da cui molti s’attendono un contributo determinante alla corretta impostazione dei problemi nazionali e internazionali, formulo l’auspicio che i vostri movimenti rimangano fedeli ai principi ispiratori. Vi raccomando caldamente il più grande impegno perché i soci delle vostre organizzazioni ed in particolare i giovani, da cui usciranno i dirigenti di domani, siano stimolati a conoscere sempre meglio, ad approfondire e a diffondere la dottrina sociale della Chiesa.

Con questo auspicio rinnovo a tutti il mio benedicente saluto.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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