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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI PELLEGRINI DELLA DIOCESI DI PIACENZA

Sabato, 5 marzo 1988

 

Venerato fratello nell’episcopato,
carissimi sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli
della diocesi di Piacenza!

1. Sono molto lieto di ricevervi qui, presso la tomba del Principe degli apostoli, alla quale avete voluto venire in pellegrinaggio per implorare luce e forza in occasione del Sinodo che si sta svolgendo nella vostra antica e nobile Chiesa. Vi saluto cordialmente e vi incoraggio a proseguire generosamente nell’impegno di rinnovamento che un evento come il Sinodo comporta. Fa parte del “ministerium petrinum” il compito di “confermare i fratelli” nella fede (cf. Lc 22, 32), giacché spetta al successore di Pietro - come ha ricordato il Concilio - di essere “principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede” (Lumen Gentium, 18) di tutta la Chiesa nel pellegrinaggio terreno.

La vostra visita è - in un certo senso - una tappa di questo cammino di fede, che per essere autentico non può non trovare nella Cattedra di Pietro il suo sicuro punto di riferimento.

Saldi vincoli hanno da sempre legato la vostra Chiesa a quella romana, a cui essa ha dato, nel secolo XIII, un degno pastore nella persona di Gregorio X, il quale si adoperò intensamente per la causa dell’unione dei cristiani, per favorire la quale indisse un Concilio: il Lugdunense II, del 1274. Nel contesto dei rapporti tra la vostra Chiesa e quella di Roma, desidero ricordare l’apprezzata opera di Cardinali e Presuli piacentini, che hanno svolto e ancora svolgono delicate mansioni a servizio della Santa Sede; sento il dovere di ricordare, in particolare, i Cardinali Agostino Casaroli, mio segretario di Stato, Mario Nasalli Rocca di Corneliano, Opilio Rossi e Silvio Oddi, come anche l’Arcivescovo Luigi Poggi, Nunzio Apostolico in Italia.

Allargando poi lo sguardo all’impegno della Chiesa piacentina per la causa del Regno di Dio nel mondo, mi è caro ricordare i tanti Presuli, sacerdoti, religiose, religiosi e laici, che, fedeli al mandato ricevuto, si sono spesi generosamente per l’annunzio del Vangelo: gli uni consolidando la Chiesa in patria; gli altri contribuendo a fondare nuove Chiese nelle terre di missione; altri ancora prendendosi cura degli emigranti, che, soprattutto alla fine del secolo scorso e nella prima metà di questo secolo, si recavano in altri Paesi per trovare lavoro; altri infine andando in aiuto alle Chiese particolari dei Paesi in via di sviluppo.

Sono, questi, altrettanti segni della vitalità cattolica della Chiesa piacentina, che si manifesta pure nei suoi tre seminari, un tempo così ricchi di candidati al sacerdozio ed ora protesi - voglio sperarlo - verso una vigorosa ripresa, nonostante le difficoltà del momento.

Di questa vitalità si può trovare inoltre una significativa testimonianza nel contributo dato alla cultura cattolica, filosofica e teologica, da provvide istituzioni quali il Seminario Urbano e il Collegio Alberoni e dalla pubblicazione, già dai tempi di Leone XIII, della rivista di filosofia e di teologia “Divus Thomas”.

2. La vostra Chiesa, con la celebrazione del Sinodo, sta ora vivendo un momento forte della sua storia. La finalità di tale evento ecclesiale è stata chiaramente indicata dal vostro Vescovo, il quale, in occasione della Pentecoste del 1985, manifestava l’intenzione di convocare “l’assemblea solenne e straordinaria dei membri della Chiesa - sacerdoti, religiosi e laici, uomini e donne - . . . per aiutare il Vescovo a far crescere nella fedeltà al Vangelo e nel servizio all’uomo il Popolo di Dio che è in Piacenza”.

All’annuncio solenne del Sinodo, dato all’inizio dell’Avvento del 1986, è seguita una fase di preparazione e di sensibilizzazione, sfociata nell’indizione ufficiale all’inizio della Quaresima del 1987. È ora in atto la fase di programmazione, di consultazione e di elaborazione delle proposte, che saranno poi esaminate in occasione della vera e propria celebrazione.

Il Sinodo diocesano, nella sua realtà teologica ed ecclesiologica, è un “evento di Chiesa”. Ora, la Chiesa è una comunione per la missione, giacché - come dice il Concilio Vaticano II - essa è “in Cristo come un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium, 1).

Il Sinodo deve perciò essere visto come un momento di consolidamento della comunione per il rinvigorimento della missione.

La rivitalizzazione della fede, di cui oggi è tanto sentita la necessità, non può non passare attraverso una rievangelizzazione ed un rilancio dell’impegno di apostolato, necessariamente missionario ed ecumenico, nel suo triplice aspetto di primo annuncio, di catechesi, di santificazione ed animazione delle realtà temporali col lievito evangelico.

Solo così la Chiesa può realizzarsi come comunità visibile dei credenti in Cristo, che annunzia, testimonia ed opera la salvezza dell’uomo nella sua dimensione sia personale che comunitaria.

3. Pur nelle complessità e nelle difficoltà odierne, la Chiesa è e deve continuare ad essere “città posta sul monte” (Mt 5, 14), “sale della terra e luce del mondo” (Mt 5, 13).

Giustamente, perciò l’itinerario sinodale prevede quest’anno, come tema particolare, l’ascolto di Dio e l’ascolto dell’uomo attraverso l’assimilazione della costituzione conciliare Dei Verbum ed una ricerca socio-pastorale riguardante le aree vitali della vocazione e missione della vostra Chiesa particolare.

È, infatti, la parola rivolta da Dio all’uomo e da questi accolta che convoca la Chiesa, la nutre, la edifica, la consolida. E questa parola è rivolta all’uomo nella concretezza della sua situazione esistenziale: il che suppone un atteggiamento di grande attenzione per tutte le componenti che incidono sulla sua quotidiana esperienza.

Tale attenzione, tuttavia, non deve mai andare a scapito dell’impegno di ogni singola comunità per un coraggioso recupero della propria identità, così che il mondo possa sempre riconoscere la Chiesa come “tabernaculum Dei cum hominibus”, come presenza di Dio nel mondo per la sua salvezza in Cristo.

Ciò vale specialmente per questo nostro tempo che, nonostante le molte manifestazioni di autentico cristianesimo, non è immune dalle contaminazioni del secolarismo, che si esprime in visioni del mondo aliene, anzi contrastanti con quella cristiana.

4. Nella mia prossima visita alla vostra diocesi avrò modo di approfondire la conoscenza di essa e di entrare in tematiche più direttamente attinenti alla vostra vita cristiana.

Ho voluto tuttavia fin d’ora incoraggiarvi nel vostro cammino sinodale, giacché esso costituisce una tappa molto importante nell’itinerario della vostra Chiesa in vista della progressiva attuazione del mistero della salvezza, che avrà nel finale ed irreversibile inserimento nel Cristo risorto il suo pieno compimento.

Come ho scritto nell’enciclica Redemptoris Mater, guida e modello del pellegrinaggio del Popolo di Dio nella storia è colei, alla quale - assunta in cielo - è dedicata, fin dai primi secoli del secondo millennio cristiano, la vostra splendida Cattedrale e che è teneramente venerata dai fedeli piacentini nelle varie chiese e cappelle a lei dedicate. Della vostra devozione a Maria è anche espressione il pellegrinaggio che nell’ambito di questa visita alla Città Eterna, avete compiuto alla Basilica di santa Maria Maggiore, così cara ai cattolici di Roma e di tutto il mondo.

Sia Maria sempre presente nella vostra mente e nei vostri cuori come colei che guida a Cristo ed esorta a fare tutto ciò che egli dice.

Nel “segno di Maria”, in questo anno a lei dedicato, imparto a voi ed ai vostri cari la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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