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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI COLLABORATORI
LAICI DELL’ORDINE OSPEDALIERO FATEBENEFRATELLI

Venerdì, 18 marzo 1988

 

Cari fratelli e sorelle!

1. Sono lieto di incontrarmi con voi, collaboratori laici dell’Ordine Ospedaliero di san Giovanni di Dio, convenuti a Roma in rappresentanza di quarantamila operatori sanitari da venti Paesi per un vostro convegno su: Un diverso modo di essere vicini al malato e al bisognoso.

Vi ringrazio vivamente per questa significativa visita, che evoca nel mio pensiero i gravi problemi della malattia e del dolore, che sono oggetto del massimo interesse e della massima attenzione da parte della Chiesa, ma anche l’impegno e la dedizione che voi portate nel lenire le sofferenze in qualità di medici, infermieri, amministrativi ed ausiliari.

Saluto fra’ Pier Luigi Marchesi, Priore generale dei “Fatebenefratelli”, e ringrazio in particolare il vostro rappresentante per le parole con le quali ha voluto introdurre questo familiare incontro. A tutti esprimo i miei sentimenti di affetto e di grato apprezzamento.

2. Mi auguro che il vostro raduno romano vi sia utile non solo per la vostra reciproca conoscenza, mai anche per uno scambio di idee e per una più approfondita conoscenza degli aspetti etici dei vostri rispettivi ruoli visti nell’ottica cristiana. Oggi più che mai appare urgente la riscoperta dell’identità morale e cristiana dell’operatore sanitario in un mondo secolarizzato che va perdendo il senso della sacralità della vita e quindi del doveroso rispetto di ogni uomo e di ogni donna dal momento della concezione fino alla sua morte naturale. Questa testimonianza cristiana nel mondo ospedaliero è invocata ed apprezzata, perché essa costituisce un modo diverso, cioè evangelico, di considerare ed aiutare chi è nella necessità. Essa infatti esige lo stile del buon samaritano, il quale non curò solo le ferite dell’uomo che era incappato nei briganti, ma gli si fece prossimo: “Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino . . . e si prese cura di lui” (Lc 10, 34). È necessario che questo spirito evangelico compenetri tutto l’ambiente in cui voi svolgete i vostri rispettivi incarichi, così che esso diventi veramente una realtà in sintonia con l’ispirazione e con l’atteggiamento di servizio che il fondatore dell’Ordine Ospedaliero, san Giovanni di Dio, ha trasmesso ai membri della sua congregazione e a quanti collaborano con loro.

3. Siete chiamati in occasione di questo corso di aggiornamento, a rivedere e a confrontare le vostre esperienze, i vostri impegni, le vostre ricerche e i vostri metodi, ma in tutto questo c’è bisogno di un’anima e di una sicura orientazione: il punto di riferimento del vostro lavoro si trova nella Parola di Dio e nell’insegnamento della Chiesa, la quale, istruita dalla rivelazione cristiana, non ha mai cessato di proclamare e propugnare i diritti sacrosanti alla vita e alla salute che sono propri di ogni uomo. A questo proposito, l’antico testamento si esprime in termini perentori: “Domanderò conto della vita dell’uomo alla mano dell’uomo, alla mano di ogni suo fratello. Se uno sparge il sangue di un uomo, il suo sangue sarà sparso dall’uomo. Infatti ad immagine di Dio egli ha fatto l’uomo” (Gen 9, 5-6).

Tale rispetto della vita umana viene chiaramente riproposto, con accenti nuovi, ma con non minore impegno nel nuovo testamento. Al giovane ricco, che domanda quali siano i principali comandamenti per entrare nella vita, Gesù risponde indicando come primo dovere il: “Non ucciderai” (Mt 19, 18).

La Chiesa fedele a questa tradizione biblica, si è sempre adoperata attraverso i secoli a difendere la vita umana. Il Concilio Vaticano II ha ammonito: “Il Signore della vita ha affidato agli uomini l’altissima missione di proteggere la vita: missione che deve essere adempiuta in modo umano” (Gaudium et Spes, 51).

Carissimi, nel ribadire questi principii cristiani, mi è di consolazione sapere che l’opera che voi svolgete si ispira a tali nobili ideali. Mi auguro che i vostri incontri vi servano per illuminare meglio e rafforzare le vostre responsabilità di fronte al mistero della vita, che siete chiamati a difendere da qualunque minaccia.

Non vi scoraggino le difficoltà che indubbiamente incontrerete. Fate sì che la vita fiorisca in ogni persona; ridate, per quanto sta in voi, il sorriso e la gioia di vivere a quanti si affidano alle vostre cure.

Vi sia di sostegno in codesto vostro sforzo l’assicurazione della mia preghiera per voi; preghiera che avvaloro con la mia benedizione, che ora imparto a voi e a tutti i vostri cari.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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