The Holy See
back up
Search
riga

SALUTO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CONGREGAZIONE DELLE SALVATORIANE

Domenica, 20 marzo 1988

 

Care sorelle.

1. Sono lieto di aver potuto visitare, nel centenario della fondazione della vostra congregazione religiosa, la Casa di Cura “Salvator mundi” e la vostra casa generalizia. È per me una gioia particolare essere qui con voi. Dopo aver parlato della missione della vostra struttura ospedaliera, ho adesso il piacere di rivolgere alcune parole a voi, Suore del Divino Redentore.

La celebrazione del centesimo anniversario del vostro istituto è un’occasione che suscita nel nostro cuore una profonda gratitudine e lode per la amorosa provvidenza del Signore. Nello stesso tempo ci fa ricordare il ruolo particolare che voi svolgete nella missione della Chiesa.

2. “Inviata per mandato divino alle genti per essere «sacramento universale di salvezza», la Chiesa, rispondendo a un tempo alle esigenze più profonde della sua cattolicità ed all’ordine specifico del suo fondatore (cf. Mc 16, 16), si sforza di portare l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini” (Ad Gentes, 1). Queste parole del Concilio Vaticano II, tratte dal decreto sull’attività missionaria della Chiesa, esprimono bene la natura universale della missione della Chiesa nel mondo, che è stata una preoccupazione primaria del Concilio.

Certamente, questa preoccupazione di annunciare il Vangelo a tutte le nazioni non è iniziata con il Concilio. È stato il compito principale della Chiesa fin dagli inizi. Le ultime parole di Gesù riportate nel Vangelo secondo Matteo chiariscono che cosa egli si aspetta dai suoi seguaci: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28, 19).

3. I fondatori delle Suore del Divino Salvatore furono spinti dallo stesso zelo apostolico e spirito universale. Fin dagli inizi, padre Francesco Maria della Croce e la beata Maria degli Apostoli puntarono i loro occhi fermamente sulla persona di Gesù e, meditando le azioni e le parole del nostro divino Salvatore, furono pieni di un ardente desiderio di farlo conoscere ed amare in ogni nazione della terra.

Con questo amore universale e questa chiara visione essi cominciarono il vostro Istituto l’8 dicembre 1888. In pochi anni dalla fondazione a Tivoli, alcune suore erano già in India, nella prefettura apostolica dell’Assam. E presto esse si recarono in altri continenti e in molti Paesi, prestando il loro servizio in varie attività apostoliche, ma sempre con la stessa ultima meta: far conoscere e amare il nostro divino Salvatore.

4. Care sorelle: si vede con molta chiarezza che la mano della divina provvidenza ha guidato il vostro Istituto nel corso degli ultimi cento anni. E stato un secolo di espansione e di crescita, un secolo di generosità e dedizione, un secolo di infiniti successi nella grazia abbondante e nella ricca misericordia di Dio.

Con suore appartenenti a venticinque nazionalità diverse, che rappresentano un gran numero di lingue e culture, voi, come la stessa Chiesa, siete una specie di sacramento dell’amore universale di Dio. Voi portate pubblica testimonianza alla misericordia di Dio che si è pienamente manifestata nella croce e nella risurrezione di Cristo.

Nella profondità del suo cuore, ciascuna di voi ha sentito il Signore che le diceva: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni” (Is 43, 1).

E allora, avendo fatto esperienza di essere amate da Cristo di un amore senza limiti, voi siete pronte e desiderose di condividere con gli altri questa buona novella. Questa è la sorgente profonda della vita religiosa. È il fondamento della particolare consacrazione operata con i voti di castità, povertà e obbedienza. Questa stessa esperienza dell’amore smisurato di Cristo ha ispirato i vostri fondatori un secolo fa e ha sostenuto voi e le vostre sorelle finora. L’amore di Cristo sia sempre il centro della vostra vita.

Posso terminare con le parole che ho rivolto ai membri del vostro Capitolo generale cinque anni fa? Esse esprimono la mia speranza e la mia preghiera per voi in questo anniversario: “Non dimenticate l’onore che avete: portare il titolo del Divino Salvatore. Uniti a Gesù, fate il possibile per portare al mondo la salvezza” (“Allocutio ad Sorores Congregationis Salvatorianae in Capitulo generali coadunatas, die 2 nov. 1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI, 2 [1983] 964).

A voi e a tutti i membri della vostra congregazione imparto cordialmente la mia apostolica benedizione.

All’incontro nella cappella segue un secondo momento nell’ampio refettorio della Casa Generalizia. Le Suore si presentano al Papa suddivise per gruppi nazionali offrendogli la bandierina del loro Paese ed una breve interpretazione del folklore religioso tradizionale dei loro rispettivi popoli. La Madre Generale, salutando il Papa a nome delle consorelle, dice tra l’altro che tutte le Suore Salvatoriane intendono pregare per il Papa e per i problemi che quotidianamente lo assillano.
Rispondendo il Santo Padre pronuncia le seguenti parole.

Vi ringrazio per la buona accoglienza riservatami. Una delle suore ha detto che sono il “supremo superiore” della vostra congregazione. È sempre bene che questo “supremo superiore” stia un pò lontano. C’è infatti un altro supremo superiore che abbiamo noi, tutti insieme; e questo sì, sta molto vicino. Io vi auguro che la sua vicinanza, la sua presenza vi renda sempre più consapevoli di cosa voglia dire questo nome per lui, “Salvator Mundi”. È scritto nella vostra carta di identità, in quella della vostra fondazione: non solamente come “actus primus” ma come svolgimento intero della vita.

Mi congratulo con voi per il centenario della vostra fondazione; mi congratulo con voi per i vostri fondatori; mi congratulo con voi per la diffusione della vostra famiglia religiosa in diversi continenti, e vi auguro soprattutto quello che si deve augurare ad una famiglia religiosa: le vocazioni. Le buone vocazioni sono un segno della fecondità spirituale e io vi auguro che questo senso vi accompagni in ogni Paese, in ogni provincia e nella vostra intera comunità salvatoriana. Lo dice anche per i Salvatoriani il cui Generale è qui con noi; auguro anche a loro questa fecondità spirituale nelle vocazioni.

Se si tratta di “intenzioni della preghiera” per me, io direi: pregate un po’ genericamente e senza distinzione per i problemi che il Papa porta nel suo cuore; specialmente per i problemi più importanti e difficili. I problemi sono veramente tanti ed io cerco di seguirli come posso, soprattutto nella preghiera. Devo confessarvi che non mancano le persone, le comunità che mi domandano di pregare per loro; faccio sempre una lista per ricordarmele e per portarle sull’altare nella preghiera ed anche nell’Eucaristia. Voi sapete bene che vi sono grandi necessità nella Chiesa, di ordine direi storico, perché la Chiesa vive nella storia. I nostri tempi hanno la loro caratteristica, da questa caratteristica è anche contrassegnata la nostra materializzazione, la missione della Chiesa. Voi sapete bene, ancora, che non mancano difficoltà di tipo diverso, difficoltà costituite anche da ostacoli innalzati contro la religione e contro la Chiesa. A capo di queste c’è anche un’altra difficoltà, non organizzata ma piuttosto radicata, inserita nei cuori umani, nella mentalità: un certo deserto spirituale. Molte volte questo deserto lo si riscontra anche nei Paesi di vecchia cristianità, dopo secoli, dopo millenni.

Allora se si tratta delle intenzioni della preghiera io vi dico che esse cambiano, cambiano non ogni giorno, ma qualche volta anche il nuovo giorno porta una nuova preoccupazione.

Cercate di essere unite con il Papa in queste preoccupazioni di ogni giorno, di ogni mese e di ogni anno pensando sempre a quella che è la sua più grande preoccupazione, preoccupazione che è sua ma anche della Chiesa.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

top