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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI UFFICIALI SUPERIORI DELL’ESERCITO ITALIANO

Giovedì, 24 marzo 1988

 

1. Sono lieto d’incontrarmi con voi, signori ufficiali dell’Esercito italiano, in occasione della vostra partecipazione al corso di “Scienze umanistiche ad indirizzo cristiano”, organizzato presso l’Accademia Agostiniana.

Desidero porgere a tutti ed a ciascuno il mio cordiale saluto. In particolare saluto l’Ordinario Militare monsignor Gaetano Bonicelli ed il Capo di Stato Maggiore, Generale di Corpo d’Armata Ciro De Martino, grato per le gentili parole rivoltemi. Con loro saluto pure i responsabili del corso e i docenti in esso impegnati.

L’iniziativa di inserire un tale momento di studio e di riflessione, signori ufficiali, nel contesto delle molteplici occupazioni che vi sono richieste; per la preparazione tecnica e scientifica alle future responsabilità, incontra il mio convinto apprezzamento. Vi incoraggio pertanto ad approfondire con investigazione attenta, nella prospettiva della fede cristiana, i temi fondamentali della cultura sull’uomo. Ciò contribuirà ad affinare la vostra sensibilità, disponendovi a svolgere i vostri incarichi con maggiore profitto grazie alla luce che le scienze umanistiche proiettano sui perenni valori della persona e della vita sociale.

2. Il servizio militare comporta momenti di forte responsabilità verso la comunità. A voi infatti è affidato l’uso di strumenti e di strutture difensive di grande rilievo per la nazione; al tempo stesso, il vostro ruolo di ufficiali vi pone costantemente a contatto con giovani, ai quali il servizio di leva offre una interessante e spesso determinante esperienza di vita.

Nell’una e nell’altra circostanza siete tenuti a comportarvi con coscienza illuminata da una viva esperienza dei valori umani, operando scelte consapevoli ed orientate al bene.

È vostro compito formare le giovani generazioni, aiutandole a costruire in se stesse una personalità fondata sui sani principi, che rispecchiano la verità circa l’uomo, il suo destino, la sua missione.

3. La Chiesa vi è vicina in tali responsabilità. Gli studi che state facendo, sotto l’esperta guida dei docenti dell’“Augustinianum”, corrispondono ad una missione che la Chiesa ha sempre ritenuta doverosa ed urgente. Essa, “che è insieme società visibile e comunità spirituale, cammina insieme con l’umanità tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena, ed è come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio” (Gaudium et Spes, 40). La Chiesa, in particolare, desidera oggi condividere con voi la preoccupazione circa alcune tipiche situazioni della cultura del nostro tempo che suscitano perplessità. Essa vi invita a guardarle con obiettività, per cogliere, nelle luci e nelle ombre, le istanze che sfidano l’uomo moderno ed il credente. È questo uno degli scopi della vostra iniziativa.

4. Là dove persiste il tentativo di negare Dio, là dove emergono atteggiamenti di irreligiosità, di incredulità, di disinteresse per la trascendenza, l’uomo corre dei rischi. Essi si raccolgono nella tentazione, prodotta dal fascino della potenza e della novità, di negare che principi morali oggettivi siano sottesi ad ogni azione umana, per regolarla secondo una chiara scala di valori.

Occorre affermare, invece, che i valori morali non possono essere rimossi, senza fare con ciò violenza allo stesso essere umano, nella cui struttura ontologica essi sono stati iscritti dal Creatore. Solo l’accettazione di tali valori consente di sperare che lo sviluppo tecnico sia rivolto al bene di tutti, e non invece alla produzione di situazioni invivibili.

La tecnica, com’è noto, ha sempre e solo un valore strumentale. Usata in modo irresponsabile diventa un’arma rischiosa, che può esporre a violazioni anche gravissime dei diritti della persona.

5. Mi è caro auspicare che, avendo voi stessi approfondito l’incomparabile dignità dell’essere umano, nella sua dimensione terrena e trascendente, possiate rendervi sempre più idonei al compito di promuovere i valori della giustizia e della libertà, in una nazione come l’Italia che in essi trova la sintesi più alta dell’intera sua storia.

Con tali sentimenti, volentieri imparto a tutti voi, ai vostri collaboratori ed amici, come anche a tutti i vostri familiari, la mia benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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