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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL MALI
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 26 marzo 1988

 

Cari fratelli nell’episcopato.

1. Benvenuti in questa dimora! Vi accolgo con grandissima gioia. Sono lieto, in particolare, di salutare il nuovo presidente della vostra conferenza episcopale, monsignor Jean-Marie Cissé, Vescovo di Sikasso. Lo ringrazio delle parole gentili che mi ha rivolto a vostro nome e gli faccio i miei auguri per la sua nuova funzione.

Il vostro pellegrinaggio quinquennale alle tombe dei santi apostoli, che i Vescovi di tutto il mondo si fanno un dovere di compiere, manifesta la vostra unità con la Chiesa di Roma. Venendo a incontrare il successore di Pietro e i suoi collaboratori nei diversi dicasteri della Curia romana, voi esprimete in modo tangibile i profondi vincoli che ci uniscono, nonostante la dispersione geografica. Voi portate inoltre al Papa la testimonianza dell’affezione del Popolo di Dio del Mali: sono ancor più colpito da questo segno di affezione filiale perché proviene da fedeli, che costituiscono una minoranza nel vostro Paese, ma che hanno saputo, per la qualità della loro vita di credenti, acquistarsi la stima e l’amicizia di tutto il popolo del Mali

2. Il 1988 è per voi un anno di importanza eccezionale. Costituisce il centenario della comunità cristiana del Mali, un evento che polarizza tutte le vostre attività pastorali.

Proprio nel 1888 i primi missionari Spiriti hanno fondato la missione di Kita, affidata in seguito ai padri Bianchi e oggi divenuta luogo di pellegrinaggio nazionale.

Già nel 1876 e nel 1881, due carovane di padri Bianchi erano partite da Algeri per il Sudan, ma i padri vennero massacrati nel corso del viaggio. Solo nel 1894 una nuova carovana si avviò per fondare Sègou e Timbuctu nel 1895. Si era così dato inizio all’evangelizzazione del Mali e i discepoli del Cardinal Lavigerie, insieme alle suore di Nostra Signora d’Africa si misero al lavoro. Con gli abitanti del Mali di oggi, rendo onore a quei valorosi pionieri della fede, in particolare a quelli che hanno versato il loro sangue per Cristo.

In cento anni, la piccola comunità cristiana originaria, come il granello di senape del Vangelo, è diventata un albero. Voi parlate spesso di un solido baobab, che affonda le sue radici nel suolo del Mali, e fate bene, perché i frutti ci sono: una gerarchia locale, sacerdoti autoctoni, religiosi originari del Paese, catechisti impegnati nei movimenti e nelle comunità locali. Soprattutto, la vitalità dei cristiani è reale, e testimonia della autentica presenza del Regno in questa regione del continente africano.

3. Il solido impianto della Chiesa nel vostro Paese suscita naturalmente in voi una fierezza e una gioia legittima. In tutti, pastori e fedeli, suscita la gratitudine verso Cristo da cui viene ogni dono eccellente.

So che voi avreste desiderato la mia presenza nel vostro Paese, per unirmi al rendimento di grazie e ai cantici di lode che s’innalzano verso Dio nell’anno del centenario. Dovete credermi: custodisco nel pensiero, e soprattutto nel cuore, questo invito a recarmi nel Mali. Certo, avrei desiderato, soprattutto nell’anno mariano, farmi pellegrino a Kita e recarmi con voi a pregare “Nostra Signora del Mali” per i fedeli delle vostre diocesi e per tutti i vostri compatrioti. Non mi sarà possibile farlo quest’anno. Ho tuttavia speranza che la Provvidenza condurrà i miei passi verso la vostra terra per conoscere il vostro popolo, che in Africa ha fama di grande cordialità. Sarà per me una grande gioia potervi restituire la visita di oggi.

4. Attendendo questo momento, vi accingete al compito esaltante di formare i cristiani del secondo secolo di evangelizzazione. Qualunque sia il loro numero, piccolo o grande, la loro missione di battezzati ha grande importanza. Avendo accolto la buona novella, sono ora chiamati a loro volta ad annunciarla, anzitutto e soprattutto attraverso la loro vita. Dentro la comunità umana in cui si svolge la loro esistenza, essi devono manifestare la loro capacità di comprendere e di accogliere, la loro comunione di vita e di destino con gli altri, la loro solidarietà nella comune ricerca di tutto quanto è nobile e buono. Nel caso, essi testimonieranno in modo semplice e spontaneo la loro fede in Gesù Cristo, annunciando il Vangelo spesso con discrezione, ma in modo profondamente motivato.

Uno degli scopi del centenario, tra gli altri, è far risuonare presso tutti i cristiani del Mali un appello a rinnovare la loro conversione per meglio seguire Cristo. Invitateli a ravvivare l’essenziale della fede e l’amore fraterno.

Presto, nella liturgia della Settimana santa, risentiremo san Giovanni dichiarare: “Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13, 1). Queste parole ci suggeriscono l’orientamento fondamentale della nostra vita. Anche noi siamo chiamati, alla sequela di Cristo, a “passare da questo mondo al Padre”, formando insieme, per così dire, un’immensa carovana; siamo chiamati anche noi ad amare i nostri fratelli sino alla fine.

Diano l’esempio, le comunità del Mali, di una vita calorosa e fraterna, in accordo con le aspirazioni più autentiche dell’uomo africano!

5. Mi rallegro del fatto che, nell’insieme, regna da voi un clima di intesa tra le comunità cattoliche e quelle musulmane del Mali, che sono tradizionalmente tolleranti.

Si tratta di un aspetto importante della situazione della Chiesa del Mali: essere invitata a un dialogo islamico-cristiano, sempre più costruttivo. Voi lo fate, in modo particolare, accogliendo un buon numero di giovani musulmani nei gruppi di Azione Cattolica e nelle comunità di studenti credenti.

Desidero incoraggiarvi su questo difficile cammino di dialogo, che ha bisogno di convinzioni cristiane ben temprate. Più che altrove, è auspicabile che i cattolici partecipino a una catechesi permanente, che comprenda in particolare una lettura della Parola di Dio approfondita nella Chiesa. Sia coerente la loro fede con la vita, in modo che le attività secolari siano illuminate dalla luce del Vangelo! Questo è il voto espresso dai Padri sinodali, lo scorso anno, quando dichiararono che la formazione integrale dei fedeli, laici, religiosi, preti deve essere oggi una priorità integrale. La celebrazione del centenario dell’evangelizzazione vi offre l’occasione di mettere in pratica queste indicazioni.

6. Insieme a tutti i vostri compatrioti, voi partecipate alle iniziative di sviluppo del Paese, in un servizio disinteressato. Siete impegnati nella grande lotta contro la fame, la malnutrizione e l’analfabetismo. Partecipate alle iniziative che cercano di porre rimedio ai flagelli della desertificazione e della siccità. Ci tengo a sottolineare ora la buona qualità del lavoro compiuto e vorrei incoraggiarvi a continuare tutte queste opere sociali. Vi affido la cura di dire ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici impegnati nei compiti di aiuto fraterno, quanto il Papa apprezzi la loro testimonianza di carità cristiana e i loro gesti concreti di assistenza fraterna. Che la loro solidarietà, alla luce della fede, superi se stessa, prenda le dimensioni della gratuità, del perdono, della riconciliazione, e diventi in qualche modo “via alla pace e insieme allo sviluppo”,come propone la recente enciclica Sollicitudo Rei Socialis (n. 39).

7. Vi incoraggio anche a continuare i vostri sforzi per la promozione della donna utilizzando le realtà già esistenti.

La Chiesa di oggi, come quella delle origini, vuole essere dalla parte della donna, soprattutto là dove essa, invece di essere un soggetto attivo e responsabile, tende a restare in un ruolo passivo. Nel Mali, come in molti altri Paesi, c’è ancora senz’altro della strada da percorrere perché la partecipazione delle donne ai diversi livelli della vita sociale sia non solo permessa ma sviluppata e apprezzata.

8. Ho notato con grande soddisfazione che, dalla vostra ultima visita “ad limina”, è stato fatto un grande sforzo per quanto riguarda la pastorale delle vocazioni, e che il numero dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa aumenta progressivamente. Mi felicito con voi. Apprendo con gioia che, nel quadro della grande celebrazione nazionale che avrà luogo a Bamako, dal 13 al 20 novembre prossimo, sono previste cinque ordinazioni sacerdotali. Trasmettete il mio incoraggiamento agli ordinandi e dite loro che il Papa li porta nella sua preghiera.

Continuo a pregare, unito a voi, perché gli operai del Vangelo diventino sempre più numerosi perché, da una parte, il bisogno del vostro Paese è immenso, e, dall’altra, occorre pensare alla sostituzione dei sacerdoti e dei religiosi più anziani. Molti sono venuti da lontano per dare il loro contributo missionario. Esprimo loro la gratitudine della Chiesa per il dono della loro vita a servizio della comunità.

9. Per finire, porgo a voi e al vostro popolo fedele i miei auguri di un rinnovamento nella fede in occasione del centenario. Invoco l’aiuto dello Spirito Santo specialmente su quanti hanno la cura di animare le diverse attività per ravvivare l’impegno dei battezzati nel seguire Cristo e testimoniare con autenticità il messaggio evangelico nella loro vita.

Affido i miei voti a Nostra Signora del Mali. Ella vi conduca, pastori e fedeli, verso il Figlio Gesù e vi doni lo slancio missionario che non manca di comunicare a quanti lo domandano.

Di tutto cuore vi benedico, voi e tutti i fedeli del Mali.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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