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VISITA PASTORALE A CIVITA CASTELLANA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON IL CLERO NEL SEMINARIO DI NEPI

Festa di San Giuseppe Artigiano
Domenica, 1° maggio 1988

 

Venerato fratello nell’episcopato,
Carissimi Fratelli Sacerdoti.

1. Mentre ringrazio vivamente il pastore della diocesi per le parole che ha voluto rivolgermi presentandomi il presbiterio di questa cara Chiesa locale, sorge più che mai spontaneo nel mio cuore un sentimento di gioia per questo incontro con voi, fratelli nel sacerdozio.

Dopo una giornata memorabile per questa diocesi, ci ritroviamo insieme qui nel vostro seminario “con Maria, la madre di Gesù”, per attingere dal sommo sacerdote, Cristo Signore, motivi di conforto e di incoraggiamento per il nostro ministero sacerdotale.

Nell’incontro a Roma con il vostro Vescovo ho avuto modo di conoscere lo zelo pastorale che vi distingue e che vi fa desiderare il bene delle popolazioni a voi affidate. So del vostro attaccamento alla Sede apostolica e della fedeltà al Magistero della Chiesa. E di questo, insieme, rendiamo grazie a Dio.

2. “Venite in disparte”, disse un giorno Gesù ai suoi (Mc 6, 31). Quelle parole avevano un significato profondo. Il sacerdote è invitato ad appartarsi periodicamente dall’effimero del mondo, per ristorarsi in compagnia del Signore, e per essere poi di nuovo da lui inviato nel mondo a spendere le proprie energie nell’impegno di ricuperarlo al disegno divino della salvezza.

Per far ciò, è necessario che il sacerdote sappia apprezzare il mondo nella sua originaria bellezza, così come è stato creato e redento da Dio cogliendone nel contempo i limiti, e sapendone fuggire le seduzioni ed i pericoli.

Questo atteggiamento equilibrato e saggio è chiesto, in modo speciale al sacerdote, perché a sua volta egli deve insegnarlo ai fedeli. Nei confronti del mondo, occorre evitare tanto l’esaltazione secolaristica, quanto il disprezzo manicheo. Amarlo nella luce di Dio, ecco il segreto. E per ottenere questo, è necessaria la fedeltà alla nostra identità sacerdotale.

L’identità del sacerdote è Cristo. Riprodurre Cristo, permettere a Cristo di vivere e di operare in lui ed attraverso di lui, questo è ciò che qualifica il sacerdote!

Se ogni battezzato è un “alter Christus”, il sacerdote lo è ad un titolo ulteriore, in quanto ha il potere “in persona Christi capitis” di consacrare e di offrire nel sacrificio eucaristico il pane e l vino, divenuti corpo e sangue del Signore, e di rimettere i peccati nel sacramento del perdono.

L’identità sacerdotale nasce anche dalla chiamata ad una più profonda amicizia con Cristo, con la Chiesa, tra di noi. Il sacerdote dev’essere un cultore ed un maestro dell’amicizia più bella e più santa. Egli infatti, in modo speciale, deve sentirsi ed essere della cerchia di coloro che Gesù ha voluto chiamare “amici” (Gv 15, 15).

3. Intimi di Cristo come dovete essere, partecipi dei suoi segreti, non potete non amare intensamente la sua sposa dilettissima, la Chiesa e, in modo particolare, la vostra diocesi. È Cristo che ci fa amare la Chiesa; ricordate che tanto più amerete Cristo quanto più amerete la Chiesa: è amando la Chiesa che voi date prova di amare Cristo. Sia il vostro amore per lei santo. Sia generoso. Sia tale da riempire tutta la vostra vita. Come dovete essere tutti di Cristo, così dovete essere tutti della Chiesa. I vostri interessi, le vostre gioie, le vostre sofferenze siano quelli di Cristo e della Chiesa. Il sacerdote è un uomo che non si appartiene.

Amate la vostra diocesi. La recente unificazione di alcune antiche ma piccole diocesi attorno a quella di Civita Castellana costituisce certamente una data storica per le popolazioni ed il clero di questi luoghi, che deve fornire l’approfondimento del significato teologico della realtà diocesana. È una vita nuova, a livello diocesano, che occorre intraprendere, con viva speranza e con quella sicurezza che viene dalla coscienza di operare “cum Ecclesia”.

4. Nella prospettiva del servizio alla vostra Chiesa particolare, desidero richiamare la vostra attenzione sul problema grave ed urgente delle vocazioni.

Voi ricordate quanto dice, al riguardo, il recente Concilio: “Tutti i sacerdoti dimostrino il loro zelo apostolico massimamente nel favorire le vocazioni e, con la loro vita umile, operosa, vissuta con interiore gioia, come pure con l’esempio della loro scambievole carità sacerdotale e della loro fraterna collaborazione, attirino verso il sacerdozio l’animo degli adolescenti” (Optatam Totius, 2).

Nessun sacerdote si ritenga dispensato o inabilitato nei confronti di questo grave dovere, che, al contempo, dev’essere sentito anche come un bisogno profondo dell’animo ed un’intima gioia. Anche noi, come lo stesso divino Maestro, dobbiamo cercare con fiducia e perseveranza i nostri futuri collaboratori, coloro ai quali consegnare - tradere - il deposito che ci è stato affidato. È un diritto.

È un dovere. È un onore. Anche se ci pare di gettare la rete invano, non dobbiamo disperare, ma confidare nel Signore: È lui che ci dice di gettare la rete. Questo nostro incontro, proprio in seminario, ci faccia riflettere seriamente su queste cose e ci induca a ravvivare la speranza.

5. Dove sta la felicità del sacerdote? Ce lo dice Gesù stesso, allorché, dopo aver lavato i piedi agli apostoli, così spiega il suo comportamento: “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13, 15). Ed aggiunge: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13, 17). La nostra felicità sta nel servire i fratelli come ha fatto Cristo.

Potremmo ugualmente portare l’esempio della Madonna. A lei vi affido, alla Madonna “ad Rupes”, come pure ai vostri celesti patroni.

Il candore di grazia di Maria sia luce della vostra vita; la sua obbedienza a Nazaret incoraggi il vostro assenso alla continua presenza di Dio che “bussa” nella vostra vita; il suo “Magnificat” vi ispiri a rendere tutte le vostre giornate motivo di lode e di ringraziamento a colui che dal nulla umano ricava grandi cose.

Ad uno ad uno, fratelli carissimi, vi abbraccio e vi benedico in Cristo Gesù nostro Signore.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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