 |
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PARTECIPANTI A UN SIMPOSIO SULLA
CRISTIANITÀ SLAVO-BIZANTINA
Giovedì, 5 maggio 1988
Signore e signori.
1. Il mio più cordiale saluto a tutti i partecipanti al colloquio
internazionale di Roma sul tema delle origini e dello sviluppo, nella lunga
durata, della cristianità slavo-bizantina, dal Battesimo della Rus’ di Kiev del
988 fino al XVII secolo. Sono due le istituzioni romane organizzatrici del
Simposio, l’Istituto storico italiano per il medioevo e l’Istituto polacco di
cultura cristiana. Molti esperti partecipano alle discussioni, tra cui un gruppo
di storici eminenti provenienti da Paesi in particolar modo interessati dalla
Tradizione slavo-bizantina. Si sono ritrovati con eruditi di altri Paesi
d’Europa e d’America, in una stretta collaborazione tra storici di diverse
nazionalità e confessioni, particolarmente importante per una comprensione più
profonda del patrimonio culturale e spirituale europeo. E tanto più sono lieto
di accogliervi, in quanto io stesso, in diverse occasioni, ho ricordato questa
comune eredità, e ho deciso solennemente la partecipazione della Chiesa alle
feste per il Millennio del Battesimo di Kiev.
Signore e signori, oggi desidero esprimere la speranza che il vostro incontro
(come altre iniziative analoghe organizzate per il Millennio del Battesimo della
Rus’) possa contribuire concretamente non solo al progresso della conoscenza
scientifica delle radici cristiane dell’Europa, ma anche alla ricostruzione
della sua unità culturale.
2. All’origine del cristianesimo slavo-bizantino si trova la celebre missione
dei santi Cirillo e Metodio, che si erano conquistati la comprensione e
l’appoggio dei miei predecessori nel IX secolo. Il Battesimo del principe
Vladimiro nel 988 ha costituito una tappa molto importante nello sviluppo del
cristianesimo nel continente europeo. Nel XI secolo, con Jaroslav il Saggio,
figlio di Vladimiro, si affermò il cristianesimo slavo, e questo fatto riveste
una grande importanza ancora oggi. L’opera di Vladimiro e di Jaroslav si era
compiuta prima della divisione tra Oriente e Occidente. Questo dobbiamo averlo
ben presente oggi, che la questione dell’unità è divenuta particolarmente
urgente.
3. Il Battesimo di san Vladimiro e della Rus’ di Kiev, mille anni fa, è
considerato oggi giustamente come un immenso dono di Dio a tutti gli slavi
orientali, a cominciare dai popoli ucraino e bielorusso. Anche dopo la
separazione della Chiesa di Costantinopoli, questi due popoli hanno considerato
Roma come unica madre di tutta la famiglia cristiana. Proprio per questo
Isidoro, Metropolita di Kiev e di tutta la Rus’, non si è allontanato dalle più
autentiche tradizioni della sua Chiesa quando, nel 1439, al Concilio ecumenico
di Firenze, ha firmato il decreto di unione tra la Chiesa greca e la Chiesa
latina.
Il ricordo di questa felice unione non scomparve negli anni seguenti, e
neppure l’impegno per ristabilire il legame di unità con la Chiesa di Roma. Il
felice atto di unione fu concluso a Brest Litovsk nel 1596. La gioia della
Chiesa di Roma nell’abbracciare gli ucraini e i bielorussi si manifesta
chiaramente nella lettera apostolica “Benedictus sit Pastor” di Papa Clemente
VIII, mio predecessore.
4. Questo dono meraviglioso del Battesimo, della fede, fu conservato
gelosamente dalla Chiesa di Kiev, madre del popolo ucraino e del popolo
bielorusso. I confessori e i martiri pagarono il prezzo di questa fedeltà; tra
loro risplende la figura di san Giosafat.
Nel 1905 gli ucraini e i bielorussi ritrovarono una certa libertà nell’impero
degli zar, mentre nelle zone rimaste fuori dall’impero, la Chiesa cattolica
ucraina godette della sua libertà fino ai noti avvenimenti dopo l’ultima guerra.
Anche la Chiesa ortodossa, in Ucraina, tentò di organizzarsi e vivere, o
sopravvivere. Nel 1925, la Chiesa ucraina autocefala, come si sa, contava
numerosi Vescovi e sacerdoti, numerose parrocchie con diversi milioni di fedeli.
La solenne celebrazione del Millennio deve essere dunque un’occasione di
gioia comune per tutti i figli e le figlie di san Vladimiro e di santa Olga,
nella piena libertà religiosa, libertà di coscienza e di professione della fede.
Questa libertà religiosa è un pieno diritto dei popoli dell’antica Rus’ di Kiev
(i popoli ucraini, bielorusso e russo), battezzati nelle acque salutari del
Dniepr, quando la Chiesa era una e indivisa nella fede in Cristo.
5. Tutte le diversità che, fedele alla verità, lo storico non può
minimizzare, non devono farci dimenticare le radici del cristianesimo
slavo-bizantino, e quelle del cristianesimo in generale. I valori fondamentali,
di cui voi constatate la presenza nella “lunga durata” - come sottolinea il
titolo del vostro simposio - rivestono, ai nostri giorni, una importanza
particolare per i cristiani e per tutti gli europei, ben al di là dell’orizzonte
slavo-bizantino.
Signore e Signori, per quanto limitate a un certo periodo storico, le vostre
ricerche scientifiche sull’importanza del Battesimo della Rus’ di Kiev hanno una
grande importanza per l’avvenire. Esse ci mostrano che tutti proveniamo dallo
stesso ceppo comune, la Chiesa universale indivisa, per la quale pregava il
Signore. Ci dimostrano anche che la vera grande cultura dell’Europa orientale e
centrale ha radici cristiane e resta un fattore essenziale per l’unità tra i
popoli.
6. I valori e l’antropologia cristiana ispirano l’arte, l’intero patrimonio
culturale. e, più in generale, la vita dell’uomo nelle sue dimensioni
individuali, sociali ed economiche.
Più gli eredi della Tradizione cristiana orientale e occidentale si
volgeranno verso Cristo, più sarà vicino il tempo di una pace vera in Europa.
Augurando il pieno successo del vostro lavoro in questo spirito, prego Dio di
colmarvi dei suoi doni e di benedirvi.
© Copyright 1988 - Libreria
Editrice Vaticana
|