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VIAGGIO APOSTOLICO IN URUGUAY, IN BOLIVIA, A LIMA E IN PARAGUAY

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL SEGUITO E AI GIORNALISTI
DURANTE IL VOLO DI RITORNO A ROMA

Giovedì, 19 maggio 1988

 

Certamente, tornando a Roma ci avviciniamo alla nostra casa. In un certo senso, durante questi dieci o undici giorni la nostra casa si trovava in diversi posti, in diversi luoghi del continente latinoamericano: in Uruguay, in Bolivia, a Lima, in Paraguay. Adesso questa nostra casa è diventata l’aereo dell’Alitalia; ma torniamo a Roma come a casa nostra nel senso permanente, e teologicamente ancora più giustificato.

Io voglio ringraziare tutti quelli che assieme a me tornano a questa casa, cominciando dal Cardinale Segretario di Stato. Debbo confessare che ammiro vostra eminenza per la sua disponibilità e la sua resistenza, durante questo viaggio come anche negli altri viaggi.

Vorrei ringraziare, nello stesso tempo, gli altri membri della casa pontificia, incominciando da monsignor sostituto, dal prefetto della casa, e poi tutti i componenti del seguito, sia ecclesiastici che laici. Non posso non ringraziare quelli che appartengono alla vigilanza, alla guardia svizzera; a tutti voglio dire un grazie sentito e cordiale.

Ma quando si parla di quelli che tornano alla casa del Vaticano, non possiamo, tutti noi insieme, non ringraziare gli organizzatori, cominciando dal principale organizzatore, che è, in un certo senso, l’ideatore e il realizzatore delle idee che porta nel mondo, per poi concretizzarle con la presenza, con la visita del Papa: penso a padre Roberto Tucci e ai suoi collaboratori più diretti.

Naturalmente ci sono ancora altre persone che appartengono alla parte organizzativa; in un certo senso tutti apparteniamo alla parte organizzativa, questa grande organizzazione della “Casa itinerante” del Papa. Ma ci sono alcuni che strutturano, nel senso più diretto e con grande responsabilità e con grandissimo impegno, gli spostamenti che permettono a questa casa di essere una casa “itinerante”. “Itinerante” nel senso pastorale e apostolico.

Poi, naturalmente, vorrei ringraziare le persone che ci accompagnano in questo volo: penso innanzitutto ai signori ambasciatori, a tutti e quattro, ma soprattutto ai tre presenti, quelli della Bolivia, del Paraguay, ed anche del Perù. Siamo molto grati per la loro presenza durante il viaggio nei rispettivi Paesi, e siamo anche grati che ritornano con noi alla nostra casa che è la Santa Sede a Roma.

C’è un proverbio, almeno in polacco, che dice: “Un cavallo, quando deve tornare a casa, cammina sempre più svelto”. E questo si è verificato anche con il nostro volo.

Perché la giornata di ieri è stata più breve. Sono mancate, alla fine, sei ore della giornata 18 maggio. Già siamo nel giorno 19. Allora, il nostro ritorno a casa si vede che corrisponde ai principi anche della psicologia, non solamente umana.

Sembra anche che l’aereo sia simile ad un cavallo che cerca di tornare a casa al più presto . . .

Così io voglio ringraziare coloro che ci portano casa; anche loro naturalmente sono tra gli organizzatori di questo viaggio, dal punto di vista soprattutto tecnico, ma, allo stesso tempo, molto esecutivo: voglio ringraziare l’Alitalia, per la sua benevolenza verso il Papa. Non direi troppo se dico che i suoi membri sono i benefattori del Papa, almeno del Papa “itinerante”. Ringrazio tutte le autorità della Compagnia Alitalia e tutti quelli che hanno diversi compiti, soprattutto i nostri carissimi piloti e i singoli membri dell’equipaggio. Ho cercato di salutare ciascuno, e di augurare a ciascuno ogni bene, per lui e la sua famiglia, per lui e per lei, perché il personale è femminile e maschile.

Non posso non ricordare il dono che appartiene ancora a ieri, al 18 maggio, soprattutto il dono dell’Alitalia, il grande dono della torta. Non ho potuto fare altro che compiere il primo taglio, e poi spero che questo grande dono non sia andato perduto, ma abbia trovato una sua propria destinazione fra i presenti. Certamente, era un dono significativo, a motivo del mio compleanno; e così voglio ringraziare ancora una volta quelli che mi hanno offerto, ieri, le espressioni della loro simpatia ed i loro auguri. Lo stesso vorrei dire alla comunità dei nostri giornalisti che viaggiano con noi. Vorrei ringraziare per questo dono significativo, per questa penna che mi hanno offerto, ma nello stesso tempo voglio ringraziare per le loro penne, con cui cercano di descrivere i contenuti del viaggio, le problematiche del viaggio nelle comunicazioni sociali.

Grazie ancora una volta ai signori e signore giornalisti. Lo stesso vorrei ripetere per i signori e signore fotografi; anche loro mi hanno offerto un dono significativo per il mio compleanno: un apparecchio fotografico. Io non sono in grado di utilizzarlo bene, ma apprezzo molto questo dono così significativo in queste circostanze.

Debbo terminare questo mio “discorso” fuori carta e anche fuori programma; d’altra parte è un “discorso”, che non poteva mancare in questo momento in cui ci avviciniamo a casa.

Ancora una volta ringrazio tutti, cordialmente, e con tutti voi ringrazio anche nostro Signore che ci ha portato verso questi Paesi e queste Chiese, lontani geograficamente, ma vicini a noi spiritualmente.

È anche significativo che il viaggio sia stato realizzato in questo periodo dell’Ascensione, quando la Chiesa, come per la prima volta dopo l’Ascensione di Gesù, così ogni anno in questo periodo, si prepara alla discesa dello Spirito Santo, alla Pentecoste.

Auguro a tutti i doni dello Spirito Santo e tutto quello che viene da lui, tutti quei doni perfetti, come dice la Sacra Scrittura, secondo i bisogni e secondo anche le vocazioni e gli impegni diversi di ciascuno di noi.

Sia lodato Gesù Cristo.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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