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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI PELLEGRINI POLACCHI

Venerdì, 4 novembre 1988

 

Ringrazio di cuore vostra eccellenza per le parole rivoltemi nella festa di san Carlo Borromeo, mio patrono. Ringrazio anche coloro a nome dei quali le ha pronunciate, in particolare tutti coloro che sono qui riuniti.

Saluto cordialmente tutti i presenti, ringraziando per questa visita nel giorno della festa del mio patrono.

Nello stesso tempo, continuo a pregare il santo patrono della Chiesa milanese che è san Carlo, per la grazia del mio ministero pastorale nella Chiesa, nella Chiesa universale.

So di non essere solo in questa preghiera, perché insieme con me pregano per la stessa cosa molte persone in tutto il mondo, ed in particolare molti miei connazionali, e soprattutto per questo voglio ringraziare.

Per questo grandissimo - anche se invisibile ed umanamente incommensurabile - sostegno offerto al Papa polacco che risiede nella Sede di Pietro da parte di tutti i connazionali, voglio ringraziare oggi in modo particolarmente cordiale. È una grande forza, è la forza della preghiera, specie quando è unita alla forza che viene dal sacrificio, dalla sofferenza offerta a Dio con determinata intenzione; essa può sembrare una debolezza di fronte a tante forze che agiscono nel mondo, di fronte a tanti mezzi di violenza che esistono nel mondo, di fronte allo sviluppo di tecnologia e di progresso materiale, sì questa forza può sembrare una debolezza. Ma noi sappiamo che in tale debolezza è proprio la forza.

Ce l’hanno insegnato san Paolo, e gli apostoli. Ce l’hanno insegnato con la predicazione sulla croce di Cristo. La croce che dal punto di vista umano sembrava la più grande debolezza, è divenuta la più grande forza non solo per quell’Apostolo e per la Chiesa di tutti i tempi, ma anche per l’uomo di ogni tempo.

San Carlo Borromeo - per quanto conosco della sua vita, ho seguito le sue orme in particolare a Milano - attingeva enormemente a questa prima fonte di forza qual è la debolezza della croce.

Saluto cordialmente tutti i connazionali in questo giorno così solenne per me ed in modo speciale saluto gli abitanti di Danzica.

Abbiamo di nuovo motivo di essere preoccupati per gli abitanti di Danzica, specialmente per i cantieri di Danzica. Abbiamo sempre cercato di essere solidali con “Solidarnosc”.

Ed anche in questo momento vogliamo esprimere questa solidarietà. Le parole qui pronunciate vengono seguite dalla preghiera quotidiana. Lo sappiano tutti gli interessati e tutti i miei connazionali in patria.

Invito ora vostra eccellenza ad impartire insieme con me la benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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