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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A S.E. IL SIGNOR HARUN-UR RASHID,
NUOVO AMBASCIATORE DEL BANGLADESH PRESSO LA SANTA SEDE

Giovedì, 10 novembre 1988

 

Signor Ambasciatore.

È un piacere riceverla oggi e accogliere le lettere che la accreditano come Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica Popolare del Bangladesh. Desidero esprimere la mia gratitudine per i saluti e gli ossequi a me presentati da parte del suo Presidente, sua eccellenza Hussain Muhammad Ershad e la prego di assicurarlo della mia preghiera all’Altissimo per il bene suo e di tutto il popolo del Bangladesh. In particolare desidero esprimere la mia orante sollecitudine e solidarietà per le vittime delle recenti alluvioni che hanno seminato la devastazione nel suo Paese.

Nell’accoglierla, signor Ambasciatore, ricordo la mia visita nella sua patria nel 1986. Fu per me una gioia sperimentare la vostra cordiale ospitalità e incontrare la ricchezza culturale del vostro popolo, la cui lunga storia è stata ricca di molti contributi linguistici, culturali e religiosi. Venni nel vostro Paese “come un pellegrino nell’«anima» del popolo del Bangladesh” e come “un fratello nella nostra comune umanità; un fratello nella nostra adorazione dell’unico Dio vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini; un fratello nella solidarietà umana, in ascolto della voce dell’umanità che implora in tutto il mondo dignità, giustizia e pace” (“Allocutio in aëronavium portu urbis «Dacca» in Bangladesa”, 1, die 19 nov. 1986: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IX, 2 [1986] 1475s).

La mia visita aveva anzitutto un significato religioso. Desideravo confermare nella fede i miei fratelli e sorelle della Chiesa cattolica e incoraggiare al rispetto e alla stima tutto il popolo, che fossero musulmani, indù, buddisti o cristiani. Ripeto oggi la mia fervida speranza che i seguaci delle diverse tradizioni religiose presenti nel suo Paese continuino a vivere in armonia cercando una sempre maggiore comprensione e apprezzamento vicendevole.

Lei ha ricordato l’importanza della dimensione spirituale nell’ethos nazionale e anche la protezione e il rispetto da parte del suo governo nei confronti della libertà religiosa del popolo del Bangladesh. Desidero sottolineare che la difesa della libertà per l’individuo di professare le sue convinzioni religiose rafforza l’integrità morale del popolo e perciò favorisce una più giusta società al servizio del bene comune. Come ho scritto nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno: “La fede religiosa, facendo sì che l’uomo comprenda in modo nuovo la propria umanità, lo porta a ritrovarsi pienamente, mediante il dono sincero di sé, a fianco degli altri uomini, li affratella, li rende più attenti, più responsabili, più generosi nella dedizione al bene comune” (“Nuntius ob diem ad pacem favendam dicatum pro a. D. 1988”, 3. die 8 dec. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 3 [1987] 1337).

Signor Ambasciatore, lei ha parlato delle recenti misure messe in atto per promuovere le aspirazioni democratiche del suo popolo. Desidero offrire il mio incoraggiamento ad ogni iniziativa che garantisce le libertà fondamentali. Il Concilio Vaticano II insegna che tutti i cittadini devono godere del diritto-dovere di “partecipare liberamente e attivamente sia alla elaborazione dei fondamenti giuridici della comunità politica, sia al governo della cosa pubblica, sia alla determinazione del campo d’azione e dei limiti dei differenti organismi, sia alla elezione dei governanti” (Gaudium et Spes, 75).

Ringrazio sua eccellenza per il suo amabile riconoscimento dell’impegno della Santa Sede a favore della pace e dello sviluppo. Lei ha parlato specificamente della sua dedizione alla causa del disarmo, della comprensione e cooperazione tra le diverse religioni del mondo e della soluzione dei problemi che affliggono molte nazioni del mondo. Nel cercare soluzioni a questi problemi internazionali, la sola strada da percorrere per la vittoria della pace e della giustizia è la strada del mutuo rispetto, della fraternità universale e dello sviluppo integrale. Le relazioni e i sistemi politici, economici, sociali e culturali devono essere impregnati dai valori della solidarietà e del dialogo. E c’è la necessità di un grado superiore di ordinamento internazionale che vigili sul bene comune di tutti i popoli (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 43).

Ho notato, signor Ambasciatore, che lei ha parlato di cordiali relazioni tra il suo governo e la Santa Sede. È mia speranza che la collaborazione, da sempre caratteristica delle nostre relazioni diplomatiche, servirà alla promozione e allo sviluppo di questi legami di amicizia.

L’eccellenza vostra può esser certa della disponibilità della Santa Sede ad assisterla nel compimento della sua missione diplomatica. Nell’assumere il nuovo incarico, le offro i miei auguri e l’assicurazione della mia preghiera per lo svolgimento fruttuoso delle sue responsabilità. Sulla sua persona e su tutto il popolo del Bangladesh invoco la benedizione dell’Altissimo.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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