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PREGHIERA DI GIOVANNI PAOLO II
PRESSO LA TOMBA DI SAN STANISLAO KOTSKA
CUSTODITA IN SANT’ANDREA AL QUIRINALE

Domenica, 13 novembre 1988

 

Amatissimo Padre generale, desidero ringraziarla per le sue parole così buone. Ci troviamo qui davanti ad una comunità composta dai padri gesuiti, perché è la vostra casa. Saluto tutti i membri della Compagnia, come anche saluto tutti i membri delle associazioni che trovano qui, nella chiesa di sant’Andrea al Quirinale, vicino alla tomba di san Stanislao Kostka, il loro centro spirituale.

“Consumatus in brevi, explevit tempora multa”. Tutti ricordiamo queste parole che fanno una sintesi della vita del nostro santo. Le abbiamo recitate tante volte nella liturgia.

Veramente è una figura straordinaria per la brevità della vita e per la maturità della sua vocazione cristiana e religiosa.

Io, personalmente, cammino da tanti anni della mia vita, dagli anni dell’infanzia, non solamente della giovinezza, cammino assieme a questo santo patrono della gioventù specialmente in Polonia. E ho camminato anche qui a Roma, essendo vicino, come studente del Collegio Belga. Quasi ogni giorno venivo a pregare san Stanislao Kostka, a pregarlo e a cercare da lui una illuminazione spirituale, un aiuto. E la stessa abitudine avevano molti giovani studenti di diverse nazionalità, di diversi collegi. Mi ricordo molti giovani studenti tedeschi con il loro abito talare rosso - oggi scomparso - che, venivano qui, da san Stanislao Kostka.

Volevo continuare questo cammino che faccio con lui all’inizio del secondo decennio di questo mio ministero petrino a Roma.

Così ho sentito una necessità, un impulso, quasi un imperativo del cuore a venire proprio oggi, 13 novembre, presso la sua tomba, nel luogo dove egli ha compiuto il suo cammino terrestre e dove ha attraversato la soglia del cielo a cui sempre aspirava.

Il Papa ha poi proseguito in lingua polacca:

Desidero rivolgermi ora ai miei connazionali riuniti qui davanti alla tomba di san Stanislao Kostka, il nostro caro patrono, il patrono dei giovani polacchi e non soltanto polacchi. Lo si capisce proprio qui a Roma. Il cammino della sua breve vita, iniziatosi a Rostków in Mazowsze, attraverso Vienna e poi sino a Roma, lo si può paragonare ad una grande corsa verso la meta della vita di ogni cristiano qual è la santità.

La sua figura mi fa affiorare alla mente alcuni ricordi. Voglio rievocarne uno. Risale al 1962, il primo anno del Concilio Ecumenico Vaticano II. Quel giorno il servo di Dio Giovanni XXIII invitò tutti noi Vescovi polacchi, e non solo polacchi, riuniti al Concilio, proprio qui in questa chiesa di sant’Andrea al Quirinale, Santuario di san Stanislao Kostka. Non dimenticheremo mai quel gesto d’amore verso il santo, verso la nostra patria e verso la nostra Chiesa in Polonia.

Quando ci troviamo dinanzi a questo straordinario personaggio i nostri pensieri vanno immediatamente ai giovani di tutto il mondo, ma soprattutto ai giovani della nostra Patria. Sì, san Stanislao ebbe una giovinezza difficile, anche se veniva da una famiglia ricca, aristocratica, quasi regale. Anche i giovani polacchi d’oggi hanno una giovinezza difficile; a volte credono di non essere in grado di affrontare la vita; a volte cercano soluzioni al di fuori della patria. Per tutti, per quanti lasciano la patria e per quanti restano, san Stanislao possa essere il patrono, il patrono delle difficili vie della vita polacca, della vita cristiana. Cerchiamo sempre in lui il sostegno per l’intera gioventù polacca, per tutta la Polonia giovane. Egli è stato un grande cultore della Madonna: sebbene questa caratteristica non ci appartenga esclusivamente, tuttavia, lo ha unito in modo speciale a noi, alla nazione polacca. Fin dall’infanzia, fin dal periodo vissuto nella sua abitazione paterna, egli era unito a tutti i suoi connazionali nel grande amore verso la Madre santissima. E alla vigilia dell’Assunzione Maria lo chiamò in cielo. Affidiamo a Maria, Regina della Polonia, la nostra patria e la nostra nazione.

Credo che farà piacere a tutti concludere questo nostro incontro cantando l’“Appello di Jasna Gora”.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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