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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A S.E. IL SIGNOR HORACE REGINALDO MONDAY JR.,
NUOVO AMBASCIATORE DEL GAMBIA PRESSO LA SANTA SEDE

Lunedì, 14 novembre 1988

 

Signor Ambasciatore.

Sono lieto di riceverla e accogliere le lettere credenziali con cui sua eccellenza Alhaji Sir Dawda Kairaba Jawara, Presidente della Repubblica del Gambia, l’ha accreditata come ambasciatore straordinario e plenipotenziario presso la Santa Sede. Gli ossequi e i voti trasmessi da parte sua sono molto graditi e la prego di assicurare sua eccellenza delle mie preghiere per il bene suo e di tutto il popolo del suo Paese.

Come vostra eccellenza ha detto, le relazioni tra il Gambia e la Santa Sede sono caratterizzate da cordialità e rispetto vicendevole, poiché abbiamo in comune la preoccupazione di promuovere la pace, la giustizia e la libertà. È mia speranza che nel corso della sua missione i legami tra noi si rafforzeranno ulteriormente, e il contributo della Chiesa cattolica allo sviluppo integrale del suo Paese aumenterà.

Ho notato con soddisfazione il suo accenno al ruolo significativo della Chiesa nel progresso del Gambia come stato nazionale ancor prima dell’avvento dell’indipendenza nel 1965. A cominciare dai primi missionari giunti tra la sua popolazione, la Chiesa ha cercato di servire da lievito per la trasformazione della società. Come lei ben sa, la Chiesa ritiene il suo contributo in questa sfera come parte essenziale della sua missione religiosa (cf. Gaudium et Spes, 42). Ella considera le sue iniziative di sostegno ai programmi di assistenza e gli sforzi per migliorare la qualità della vita come realizzazione delle sue responsabilità verso Dio e il prossimo. Allo stesso modo, pensa che non ci deve essere opposizione tra l’impegno professionale e sociale e la vita religiosa (cf. Gaudium et Spes, 43).

Il contributo della Chiesa allo sviluppo del suo Paese è garantito dalla difesa, da parte del governo, del prezioso diritto alla libertà religiosa. Riguardo a questo fondamentale diritto umano, ho scritto nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno: “La libertà religiosa, in quanto attinge la sfera più intima dello spirito, si rivela punto di riferimento e, in certo modo, diviene misura degli altri diritti fondamentali... Lo stato non può rivendicare una competenza, diretta o indiretta, sulle convinzioni religiose delle persone. Esso non può arrogarsi il diritto di imporre o di impedire la professione e la pratica pubblica della religione di una persona o di una comunità” (“Nuntius ob diem ad pacem fovendam dicatum pro a. D. 1988”, 1, die 8 dec. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 3 [1987] 1334).

L’eccellenza vostra ha parlato del lavoro pionieristico della Chiesa nel campo dell’educazione notando che ha lasciato una traccia indelebile nella storia del suo Paese. Sono lieto nel constatare che le scuole cattoliche nel Gambia hanno dato un contributo così rimarchevole e godono di un’ottima fama. La Chiesa s’impegna per fornire un’educazione di buon livello impregnata di spirito evangelico. Tramite le sue scuole cerca di promuovere lo sviluppo integrale della persona per il bene della società (cf. Gravissimum Educationis, 3).

Ho molto gradito le sue amabili parole sull’impegno di aiuto nella regione del Sahel. Questi programmi sono primariamente agricoli e toccano perciò la maggioranza della vostra popolazione, che vive in zone rurali. Noto con piacere che la creazione della “Fondazione Giovanni Paolo II” per il Sahel ha fatto un gran bene al popolo del Gambia come pure di altri Paesi in quella regione. È mia speranza che questi programmi, soccorrendo le vittime della siccità e attuando progetti specifici per la lotta contro la desertificazione e le sue cause, serviranno la causa delle pace e della stabilità, che sono davvero condizione necessaria per lo sviluppo.

Lei ha ricordato che il suo governo ha sempre accolto con favore gli incessanti sforzi della Santa Sede, a livello internazionale, per promuovere la pace e la comprensione tra i popoli e le nazioni. Come l’eccellenza vostra sa, queste iniziative si basano sulla fondamentale dignità di ciascun essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio.

La comune dignità cui partecipiamo in quanto membri della razza umana, esige che noi viviamo in armonia e nel mutuo rispetto, e che ci impegniamo per il bene comune. La coesistenza pacifica si realizzerà solo quando ognuno sarà convinto della nostra universale fraternità.

Signor Ambasciatore, all’inizio della sua missione, le assicuro la mia preghiera per un positivo svolgimento dei suoi compiti. I dicasteri della Santa Sede saranno sempre disponibili ad aiutarla nel compimento delle sue responsabilità. Sulla sua persona e sul Presidente, il governo e il popolo del Gambia invoco copiose benedizioni divine.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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