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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL
’ASSEMBLEA PLENARIA DI «COR UNUM»

Lunedì, 21 novembre 1988

 

Signor Cardinale,
cari fratelli nell’episcopato,
cari amici membri del Pontificio Consiglio “Cor Unum”.

1. Come ogni anno, sono lieto di ricevervi in occasione della vostra assemblea plenaria, e ringrazio il vostro presidente, il signor Cardinale Roger Etchegaray, della presentazione appena fatta. Apprezzo la vostra fedeltà nel venire a partecipare al lavoro comune del Consiglio, che gode delle vostre diverse competenze e dei frutti dell’esperienza acquisita nelle vostre diverse occupazioni.

Il tema principale da voi approfondito è quello della fame nel mondo. È un problema fondamentale, direi perfino elementare, perché è in gioco la vita stessa di milioni di uomini. Pertanto proprio su questo dramma ho voluto, su vostra proposta, richiamare l’attenzione di tutta la Chiesa in occasione della prossima Quaresima, in particolare con un messaggio che voi diffonderete ampiamente.

2. Secondo la vocazione stessa del vostro pontificio Consiglio, la riflessione su un fatto così importante, su una mancanza così diffusa nel mondo, su un flagello che causa sofferenze e morte, si svolge secondo diversi aspetti. Voi state raccogliendo gli elementi di un bilancio, al fine di dare una presentazione realistica, scientificamente obiettiva, del problema della fame. E. nello stesso tempo, la vostra preoccupazione è di carattere pastorale, cioè voi portate sui bambini, gli adulti e i vecchi che soffrono la fame lo sguardo di Cristo pastore, lo sguardo dell’amore evangelico universale. È giusto che voi vi formiate gli strumenti di una analisi precisa del problema, facendolo però con la sollecitudine chiesta dal Signore ai suoi discepoli per i più “piccoli” dei suoi fratelli. Così voi potete dare alla Chiesa i lumi necessari per far progredire tutti i suoi membri nella solidarietà che è un dovere primario.

Qualche mese or sono, con l’enciclica Sollicitudo Rei Socialis, ho voluto richiamare l’ampiezza della questione sociale e, in particolare, dei problemi dello sviluppo. È chiaro che la vostra attività si inserisce in modo diretto nel quadro di queste preoccupazioni. È necessario che i cristiani, e tutti gli uomini di buona volontà, si rendano conto meglio dell’urgenza dell’appello alla solidarietà umana. I beni di cui il mondo dispone sono immensi e la loro distribuzione è crudelmente iniqua. È in causa la dignità stessa dell’uomo: la dignità di coloro che hanno il diritto di avere di che vivere fisicamente, e anche la dignità di coloro che non potrebbero godere dei loro agi ignorando i fratelli più sfavoriti. A questo prezzo si potrà affrontare uno sviluppo integrale dell’uomo.

3. La vostra assemblea, come l’attività permanente del Segretariato di “Cor Unum”, è impegnata in un esame dei mezzi necessari per affrontare il problema della fame. Sono, giustamente, di ordine differente. Si tratta di informare il più gran numero possibile di uomini e donne e convincerli che questo problema li riguarda, che essi hanno la loro parte di responsabilità nella vera e propria battaglia che c’è da compiere, con perseveranza, per vincere la malnutrizione e la carestia. Voi vi preoccupate di coinvolgere, in modo particolare, i giovani. Voi cercate di suscitare il più possibile la conversione dei cuori, di motivare la messa in atto di stili di vita compatibili con una concreta solidarietà. Occorre raggiungere tutte le categorie di persone, a tutti i livelli di responsabilità. Una mobilitazione continua della generosità contribuirà al raggiungimento di decisioni economiche e politiche adeguate al grave problema della fame che riguarda centinaia di milioni di esseri umani.

Desidero con voi riconoscere l’impegno già in atto da parte di numerose organizzazioni, internazionali o nazionali, nei Paesi sviluppati come anche nei Paesi in via di sviluppo, per la promozione di programmi di intervento urgente, quando è necessario, e anche di programmi che tendono a far arrivare popoli interi all’autosufficienza alimentare. E in particolare desidero incoraggiare le organizzazioni cattoliche impegnate da anni, con l’efficace sostegno dei cristiani, per rendere reale e benefica la condivisione dei beni.

4. Inoltre, so che voi state facendo il bilancio di tutto un insieme di attività di “Cor Unum”, coordinando numerosi organismi da voi rappresentati o collegati con voi. Penso in particolare all’impegno nella lotta contro il flagello della mortalità infantile, cui attribuite grande attenzione, specialmente dopo l’ultima campagna quaresimale su questo tema. Penso anche al coordinamento di numerosi organismi volontari che ha permesso di intervenire efficacemente in occasioni di catastrofi, così numerose quest’anno e così disastrose per intere popolazioni. Siano ringraziati tutti quanti prendono parte a queste imprese!

5. Alla base delle vostre analisi e dei vostri interventi, si può porre la riflessione su una “catechesi della carità”. In effetti è questa virtù teologica, questo precetto evangelico, questo dono di Dio, a ispirare autenticamente il vicendevole aiuto fraterno di cui il mondo ha bisogno. E anche se potrebbe sembrare evidente, è necessario aiutare i cristiani a prendere coscienza con sempre maggiore vivezza delle dimensioni della carità. La fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio e salvatore del mondo, ci urge a condurre la nostra esistenza nel suo spirito. Sarebbe inconcepibile cedere alla tentazione di separare la fede dall’esercizio concreto della carità. Certo le vocazioni sono diverse, e le possibilità degli uni e degli altri molto differenti; ma tutti devono entrare nel dinamismo della carità che apre il cuore e le mani verso il prossimo, che conduce ad uno scambio di doni dove chi dà scopre di ricevere molto a sua volta. Come potremmo parlare di comunione senza che quanti partecipano all’Eucaristia condividano ciò che li fa vivere ogni giorno?

Occorrerebbe anche comprendere sempre meglio il rapporto tra la carità e la giustizia. Una non elimina l’altra. Instaurare più giustizia nei rapporti sociali e nelle relazioni internazionali non ci dispenserà mai dall’animare questa giustizia con una carità autentica che è tutt’altro che un palliativo alle mancanze di ogni genere. Essa infatti consiste nel rivolgere sul prossimo lo sguardo stesso di Dio, che ha creato il mondo per amore, che ci ha resi capaci di amare a nostra volta, che ci chiama a procedere sempre più in un amore fraterno disinteressato. Allora la giustizia degli uomini avrà più possibilità di essere a immagine della giustizia di Dio!

Un altro rapporto essenziale è quello della carità con la pace. Una catechesi cristiana della carità passa evidentemente attraverso la misericordia, il perdono, la riconciliazione: non c’è neppure bisogno di spiegarlo, tanto è chiaro che gli uomini non possono costruire la pace cui aspirano se non accettano di superare i pregiudizi, di perdonare a vicenda le offese, di lasciarsi guidare dagli stessi sentimenti che furono di Cristo. A questo livello, si comprende forse meglio che occorre unire la riflessione teologica e l’animazione spirituale alle azioni concrete, in una autentica pastorale della carità.

6. Per concludere, vorrei con voi rendere grazie per la generosità di tanti uomini e donne nella realizzazione concreta dell’amore fraterno richiesto da Cristo e reso possibile dalla sua azione redentrice. Vi incoraggio a continuare la vostra riflessione e la vostra attività, che hanno per fine lo sviluppo integrale dell’uomo. Prego Dio di sostenere il vostro impegno, di suscitare nuovi progressi e di benedirvi insieme con tutti quelli che contribuiscono alla grande opera della carità.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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