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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLE COMUNITÀ CATTOLICHE
DI RITO BIZANTINO-RUTENO DELLA PROVINCIA DI PITTSBURGH

IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 26 novembre 1988

 

Cari fratelli nel Signore Gesù Cristo.

1. Attraverso di voi estendo il mio cordiale saluto a tutti i cattolici bizantini della provincia di Pittsburgh, e insieme esprimo il mio amore e la mia stima per tutti gli altri cattolici di rito orientale degli Stati Uniti. Nelle vostre Chiese particolari risplende con chiarezza “quella Tradizione apostolica tramandata dai Padri, che costituisce parte del patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale” (Orientalium Ecclesiarum, 1). Davvero voi date fedele testimonianza della cattolicità della Chiesa e della sua capacità di sostenere e sviluppare nel presente - in continuità con il passato - tradizioni religiose differenti che derivano dall’unico Vangelo del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Nella vostra storia particolare, l’accoglienza del Vangelo ha inciso profondamente nel vostro popolo. La cultura cristiana prodotta lungo i secoli nelle vostre terre d’origine e da voi ereditata è un grande tesoro da custodire, condividere e sviluppare organicamente, nell’attuale vostra condizione di vita negli Stati Uniti. Accogliere Cristo non manca mai di produrre frutti in ogni settore dell’umana attività (cf. Euntes in Mundum, 21).

2. La recente celebrazione dell’anno mariano è stata per la Chiesa una occasione particolare per apprezzare con maggior pienezza il contributo orientale al comune patrimonio culturale della Chiesa. Qui a Roma, in numerose occasioni memorabili abbiamo celebrato la liturgia secondo i diversi riti, e nella nostra preghiera abbiamo sperimentato una profonda comunione con tutte le Chiese Orientali. Queste celebrazioni hanno espresso chiaramente il grande desiderio di tutta la Chiesa di adorare la maestà di Dio ed essere unita in comunione con la Santissima Trinità. Il disegno divino, secondo cui il Verbo eterno ha assunto la natura umana nel grembo della Vergine Maria, rende sempre possibile il compimento di questo desiderio.

Insieme abbiamo onorato la santissima Madre di Dio, archetipo dell’elevazione soprannaturale dell’umana creatura fino all’unione con Dio in Cristo. Maria. Figlia di Dio Padre, madre di Dio Figlio, sposa e tempio di Dio Spirito Santo, è nel centro più profondo del mistero della salvezza (cf. Mulieris Dignitatem, 3-4). Il posto privilegiato della devozione mariana nelle Chiese orientali ci spinge a una più profonda comprensione di Cristo e, attraverso di lui, del Padre e dello Spirito Santo.

3. Fin dagli inizi della sua divina maternità, Maria ha assunto il suo ruolo in relazione con il servizio messianico di Cristo, il Figlio dell’uomo che è venuto non per essere servito ma per servire (cf. Mc 10, 45), e questo servizio è la fondazione di quel regno in cui “servire” vuol dire “regnare”. Ella che è la “piena di grazia” manifesta la sua gioia per il dono ricevuto dicendo “Eccomi, sono la serva del signore” (Lc 1, 38). Come pastori della Chiesa anche noi troviamo gioia nella nostra vita di servizio, ricordando la sfida del Concilio Vaticano II: “Nell’esercizio del loro ufficio di padri e di pastori, i Vescovi in mezzo ai loro fedeli si comportino come coloro che prestano servizio” (Christus Dominus, 16). In questo nostro ministero apostolico, noi guardiamo a Maria come modello di servizio totale.

Tra i molti compiti dei Vescovi, il Concilio Vaticano Il parla dell’obbligo “di promuovere ogni attività che è di interesse per tutta la Chiesa, soprattutto perché la fede cresca e la luce della verità risplenda per tutto il popolo” (Christus Dominus, 16). Il servizio dei laici in questo settore è di grande importanza e richiede da parte loro un impegno perseverante. Nell’adempiere il loro compito di consacrare dall’interno la realtà temporale, essi possono essere fortemente rafforzati e ispirati dall’esempio di Maria. Perciò nelle loro occupazioni di tutti i giorni, nel lavoro e nella famiglia, devono essere richiamati a rispondere alla vocazione universale alla santità assimilandosi con Cristo, facendo tutto con la maggior perfezione possibile e dando autentica testimonianza al Signore e al Vangelo. Con l’aiuto di Dio i laici possono rendere il loro lavoro quotidiano come un grande atto di servizio generoso e santificante in unione con Maria.

La Regina degli apostoli è l’esempio perfetto di unità di vita spirituale e apostolica nelle sollecitudini quotidiane (cf. Apostolicam Actuositatem, 4). Ella è un’incomparabile fonte di ispirazione in particolare per le donne laiche nel mondo d’oggi, che rischia di diventare sempre più inumano, a causa dello sviluppo tecnologico e scientifico che produce progresso materiale per alcuni e degradazione per altri. La famiglia, la Chiesa e la società hanno bisogno di quel “genio” femminile che salvaguarda la sensibilità umana (cf. Mulieris Dignitatem, 30). Con l’insegnamento della Chiesa e l’aiuto dello Spirito Santo, le donne possono scoprire sempre più in Maria il significato pieno della loro femminilità e offrire il dono della sua bellezza immacolata a un mondo che ha bisogno di essere umanizzato.

4. Cari fratelli: noi tutti siamo eredi di una libertà spirituale e civile conquistata a caro prezzo. Molti nel vostro popolo hanno sperimentato di persona il prezzo della libertà, in particolare la libertà religiosa. Quando parliamo di questo lo facciamo spinti dalla verità sull’uomo e dalla sollecitudine per il benessere di tutte le nazioni. Davvero a noi sta a cuore il bene dell’umanità, perché la libertà religiosa fonda e garantisce ogni altra libertà.

Come ho scritto nel messaggio di quest’anno per la giornata mondiale della pace, la libertà per gli individui e i gruppi di professare e praticare il loro credo è un fattore essenziale per la pace nel mondo.

La libertà viene conculcata in molti modi, tra cui le pressioni di un mondo secolarizzato. Voi siete fedeli alla vostra missione profetica e pastorale quando richiamate il vostro popolo, che tanto stima la libertà religiosa, a non lasciarsi sottrarre, dai piaceri e le lusinghe del mondo, quella profonda libertà che neppure le persecuzioni hanno potuto distruggere in loro o nei loro antenati.

5. La presenza dei cattolici di rito orientale in America è nata dalle persecuzioni religiose nelle patrie d’origine e da altre emigrazioni diversamente motivate. Prendendosi a cuore la loro situazione, la Santa Sede ha sempre cercato di proteggere e sviluppare le loro tradizioni ecclesiali, fondando parrocchie e gerarchie particolari secondo le loro necessità spirituali (cf. Orientalium Ecclesiarum, 4).

Oggi, molte difficili situazioni di carattere economico, politico e sociale hanno spinto milioni di persone ad abbandonare la loro patria e cercare altrove una vita migliore.

Come pastori noi dobbiamo invitare sempre i fedeli ad essere attenti alle necessità dei poveri e dei sofferenti. La “logica del Vangelo” non ci consente di restare passivi davanti a chi ha bisogno. L’amore di Cristo ci costringe dunque a difendere e sostenere la giusta causa dei migranti, immigrati e rifugiati (“Nuntius scripto datus ob diem migrantibus dicatum”, die 4 oct. 1988: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XI, 3 [1988] 1024).

6. Per volontà del suo divino fondatore, la Chiesa è per sempre essenzialmente missionaria. A livello ecclesiale, le vostre Chiese particolari contribuiscono al compimento del comando di Cristo di andare e ammaestrare tutte le nazioni (cf. Mt 28, 19), mostrando al mondo l’universalità della salvezza di Cristo e trasmettendo alle future generazioni le tradizioni a voi care.

Culturalmente, voi portate l’eredità orientale ad una società che deve molta della sua formazione alla cristianità occidentale. Le tradizioni orientale e occidentale nella cristianità sono tra loro complementari e hanno prodotto, nel campo della musica, la letteratura, le arti visive e l’architettura, come anche nel pensiero, l’inculturazione dell’unico e indiviso deposito della fede affidato da Cristo alla sua Chiesa (cf. Euntes in Mundum, 12).

La nostalgia dell’unità, che è un’evidente segno dei nostri tempi, è particolarmente forte al livello dell’ecumenismo. I padri del Concilio Vaticano II ringraziarono Dio espressamente per la comunione delle Chiese orientali con la Sede di Pietro, fondamento visibile dell’unità della Sposa di Cristo (cf. Unitatis Redintegratio, 17). Aiutando i nostri fratelli ortodossi a riflettere sulle relazioni esistenti tra le loro Chiese e la Sede Romana prima della separazione, le vostre Chiese contribuiscono grandemente a un costruttivo dialogo ecumenico. Ora più che mai, voi siete chiamati a pregare e lavorare per l’edificazione della unità visibile della Chiesa.

7. Cari fratelli Vescovi: dalla vostra eccezionale ricchezza di tradizioni liturgiche e spirituali, con la vostra lunga esperienza di fedeltà alla Chiesa in mezzo ai cambiamenti e alle avversità, voi traete la forza spirituale necessaria per aiutare i fedeli affidati alle vostre cure a rispondere alla loro vocazione alla santità e al servizio nel contesto della Chiesa degli Stati Uniti.

Aspettando il terzo millennio cristiano, affidiamo tutte le nostre preoccupazioni e le nostre speranze alla Vergine Madre di Dio, cui dobbiamo la nascita di Cristo e che fu presente alla nascita della Chiesa, una e universale fin dagli inizi. L’anno mariano si è concluso, ma il periodo che ora si apre dinanzi a noi è un evento mariano, un cammino mariano che ci porta verso il duemila. Percorrendo insieme questo cammino, con lo sguardo rivolto a lei che è la Stella d’Oriente, presentiamola al nostro popolo come modello di servizio, richiamo alla santità, nostra Madre del Perpetuo Soccorso. Su voi, cari fratelli, e su tutti i cattolici bizantini-ruteni della Sede Metropolitana di Pittsburg. e sulle Eparchie di Passaic, Parma e Van Nuys - e sui fedeli di tutte le altre Chiese orientali degli Stati Uniti - invoco la grazia e la pace di nostro Signore Gesù Cristo, mentre imparto la mia apostolica benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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