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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II A S.E. IL SIGNOR RICHARD TÖTTERMAN,
NUOVO AMBASCIATORE DI FINLANDIA PRESSO LA SANTA SEDE
Lunedì, 3 ottobre 1988
Signor
Ambasciatore.
È per me
un grande piacere accoglierla in Vaticano e ricevere le lettere credenziali con
cui lei viene stabilito Ambasciatore straordinario e plenipotenziario di
Finlandia presso la Santa Sede. La ringrazio per l’indirizzo di saluto rivoltomi
a nome del suo presidente sua eccellenza Mauno Koivisto, che ricambio
cordialmente con l’assicurazione della mia stima e orante augurio.
La sua
presenza e le sue parole ponderate testimoniano il lungo rapporto di amicizia e
benevolenza tra la Santa Sede e il suo Paese. Come lei ha ricordato, la storia
della Finlandia è segnata dalla presenza cristiana che, in grande misura, ha
formato la identità culturale del popolo finnico. Attendo con impazienza la
visita che si svolgerà in Finlandia nel giugno del prossimo anno. Sarà per me
non solo l’occasione di incontrare la comunità cattolica che, certo, è
numericamente esigua ma ricca di fede e di opere, ma anche mi darà modo di
rafforzare i legami di amicizia con i membri delle altre Chiese e comunità con
cui abbiamo autentici vincoli di fede e vita cristiana. Potrò così fare
esperienza in prima persona del suo Paese e del suo popolo, per cui nutro
profondo rispetto.
La
Finlandia oggi svolge un ruolo che le fa onore nelle relazioni internazionali.
Il nome della capitale è legato ad uno dei principali accordi di pace del nostro
tempo: l’Atto Finale della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in
Europa, firmato ad Helsinki il 1° agosto 1975. I trentacinque stati firmatari si
sono impegnati in un processo di consultazione e collaborazione, con decisioni
internazionalmente vincolanti in materia di sicurezza, economia e ambiente, e
nella dimensione umana della cooperazione tra popoli e individui. In questo
modo, i trentacinque firmatari si sono assunti un certo numero di impegni non
solo in rapporto con gli altri stati, ma anche verso i loro propri abitanti, i
cui specifici diritti vengono riconosciuti nell’Atto Finale.
Partecipando alla Conferenza e sottoscrivendo il documento, la Santa Sede ha
espresso il suo pieno sostegno ai “Dieci Principi” indicati, principi che
costituiscono una sorta di “decalogo” per le relazioni e la condotta
internazionale. Come lei sa, l’attività della Santa Sede in questo campo è
motivata non da considerazioni politiche ma dalla sua specifica missione. Ella è
convinta che i valori morali e spirituali da lei proclamati e appoggiati sono il
cuore della cultura ed unità dell’Europa, e costituiscono la migliore
salvaguardia dei legittimi diritti e delle libertà fondamentali enunciate
nell’Atto di Helsinki. Di conseguenza, la Santa Sede ha cercato di impegnarsi
attivamente anche negli incontri successivi, tra cui anche quello attualmente in
corso a Vienna, per verificare l’applicazione degli accordi.
Una
preoccupazione particolare, non solo della Santa Sede, è la questione della
libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo, che è fortemente
riconosciuta nel settimo principio dell’Accordo di Helsinki. A questo proposito,
la rappresentanza della Santa Sede nei vari incontri successivi già ricordati,
cerca di mettere a fuoco la necessità di una reale libertà religiosa, come
esiste nel suo Paese. Questo principio è sancito nelle Carte Costituzionali dei
vari stati, ma la sua effettiva applicazione lascia molto a desiderare. La Santa
Sede continua a insistere che la libertà religiosa prevede, tra l’altro, che i
credenti si possano organizzare nelle loro proprie strutture, possano scegliere
e formare i loro responsabili religiosi, possano dare e ricevere una adeguata
educazione religiosa, e possano manifestare il loro credo nella vita pubblica,
anche in modo associativo e attraverso l’uso dei mezzi di comunicazione. Mentre
molto rimane da fare per assicurare ovunque il pieno rispetto di questi diritti,
è di conforto notare che, dall’Atto Finale di Helsinki, la libertà religiosa è
sempre più ampiamente riconosciuta come un diritto civile e sociale
fondamentale, piuttosto che come una pura concessione o un privilegio.
Signor
Ambasciatore, lei ha riaffermato l’impegno della Finlandia per la Conferenza
sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa. In questa, come in altre questioni,
c’è ampio spazio per la collaborazione tra lei, come insigne rappresentante del
suo Paese, e la Santa Sede. Le assicuro il sostegno della mia preghiera e la
buona volontà di tutti i dicasteri della Curia romana nell’adempimento della sua
missione così importante. Le auguro felicità nel lavoro e invoco la benedizione
divina su lei e la sua famiglia, come anche su tutta la nazione finnica.
©
Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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