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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE
DI MISSIOLOGIA DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ URBANIANA

Venerdì, 7 ottobre 1988

 

1. Sono lieto di accogliere e di salutare tutti voi partecipanti al Congresso Internazionale di Missiologia, organizzato dalla Pontificia Università Urbaniana sul tema: “La salvezza oggi”. Il mio riconoscimento va anzitutto al comitato promotore presieduto dal Cardinale Jozef Tomko, al quale dico il mio ringraziamento anche per le amabili parole, con le quali ha introdotto questo incontro. Saluto gli illustri relatori e studiosi tra i quali sua eminenza il signor Cardinale Godfred Danneels, Arcivescovo di Mechelen-Brussel, e tutti coloro che prendono parte al qualificato simposio di studio. Esprimo il mio compiacimento per la costante opera di ricerca e di divulgazione che codesto istituto universitario compie a servizio delle missioni e di tutta la Chiesa, soprattutto sensibilizzando gli studiosi e gli operatori pastorali nel mondo missionario su temi ed argomenti di viva attualità. So che un’eletta schiera di specialisti assicura l’alto livello scientifico e pastorale del congresso, continuando una tradizione ormai collaudata su scala internazionale nell’approfondimento di argomenti teologici ed ecclesiali di grande rilievo.

2. Nella consapevolezza della fondamentale importanza del tema della salvezza, ricordo anzitutto il valore delle parole di Cristo, il divino maestro, la cui portata suona come viva raccomandazione per ogni persona: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?” (Lc 9, 25). Tali parole non sono soltanto un forte ammonimento, ma offrono una luce ed un discernimento, che risponde anche alla situazione spirituale in cui vive l’uomo del nostro tempo.

Mentre, infatti, l’uomo moderno, conquistato “il mondo”, apparentemente si ritiene pago di sé e crede di non aver più nulla da desiderare, sentendosi pienamente realizzato, in realtà oggi insorge, nella coscienza di molte persone, più acuta ed insistente la consapevolezza degli squilibri che nel mondo generano inquietudine. Così la ineludibile esigenza di superare ogni ansia sull’attuale prospettiva del mondo provoca e spinge a cercare il concetto vero di salvezza nei valori trascendenti e nella parola della rivelazione. Che cosa sia la salvezza e come ottenerla non è ovvio per l’uomo. Egli non cessa mai di cercarla e non è mai pago di quello che ha raggiunto, mostrando così chiaramente la sua trepidazione e la sua aspirazione verso l’infinito.

Apprezzo vivamente che la riflessione programmata dal congresso si qualifichi in tal modo per un tema di evidente attualità, ponendosi degli interrogativi sul come è vista la salvezza “oggi”, dall’uomo contemporaneo, che si considera “adulto”, e per questo si mette spesso in atteggiamento di autosufficienza, di distacco, se non sempre di rifiuto, nei confronti del trascendente e di Dio. Correnti di pensiero e modelli di vita secolarizzati, sconvolgenti trasformazioni socio-culturali, meravigliose conquiste della scienza e della tecnica, sollecitazioni pressanti dei mezzi di comunicazione, l’idea stessa o il pregiudizio circa tutto quello che costituisce la modernità, possono far credere all’uomo d’oggi che il concetto di salvezza si riduca all’ambito temporale, così che egli possa trovare in sé e nel suo progresso terreno quanto occorre per realizzarla.

3. Quello che il Congresso di Missiologia si accinge a mettere in luce è un argomento complesso anche sotto l’aspetto più propriamente teologico ed ecclesiale. È proprio il concetto di salvezza, che si confronta con i problemi della liberazione e dello sviluppo, dell’inculturazione e del dialogo inter-religioso. È la salvezza in quanto dono offerto realmente a tutti ed a ciascuno nella propria esistenza concreta, che sollecita a scrutare meglio i segni e le vie della volontà salvifica universale di Dio, pur sempre misteriosa. È, ancora, proprio il concetto di salvezza che rischia di offuscarsi nella sua natura e nei suoi contenuti sotto l’influsso della mentalità che si fa guidare dai programmi culturali della secolarizzazione sicché nel considerare l’incontro tra le varie culture e religioni con il cristianesimo, non pochi giungono a ritenere meno necessaria la missione della Chiesa e perfino imbarazzante il ruolo unico ed assoluto di Cristo “via, verità e vita” (cf. Gv 14, 6).

Si tratta di questioni, che esigono una risposta approfondita ed adeguata, possibilmente esauriente. Perciò considero l’impegno dei teologi, degli studiosi, dei pastori d’anime e dei missionari, provenienti da tante aree ed esperienze, un prezioso contributo per la ricerca su tale argomento, ed auspico che ciò sia fatto sempre alla luce della Parola di Dio, in consonanza con il Magistero della Chiesa, in corrispondenza con i copiosi doni di luce e di grazia dello Spirito Santo.

Poiché la salvezza è una realtà totale ed integrale, essa riguarda l’uomo e tutti gli uomini, attingendo, altresì, la stessa realtà storica e sociale, la cultura e le strutture comunitarie in cui essi vivono. Tuttavia la salvezza non può essere ridotta entro il quadro delle sole necessità terrene dell’uomo o della società, né la si può raggiungere solo con il gioco delle dialettiche storiche. L’uomo non è il salvatore di se stesso in maniera definitiva: la salvezza trascende ciò che è umano e terreno, essa è un dono dall’alto. Non esiste autoredenzione, ma Dio solo salva l’uomo in Cristo (cf. At 4, 12-13; 1 Tm 2, 5-6).

Questa convinzione di fede non si contrappone, ovviamente, né fa ombra ai valori che sono presenti nelle varie culture del nostro tempo o delle epoche passate, né dimentica o trascura quanto di “vero e santo” (Nostrae Aetate, 2) possiedono le varie religioni. Ogni elemento di verità e di bene discende da Dio (Ad Gentes, 9) e conduce al Cristo, salvatore dell’universo e ricapitolatore di tutte le cose (cf. Ef 1, 10). Lo Spirito del Signore, che “riempie l’universo” (Sap 1,7) ed opera anche “oltre i confini visibili del Corpo mistico” (Redemptor Hominis, 6), è lo Spirito del Cristo, che guida tutti verso la comunione della vita divina. Su queste strade e in queste prospettive cammina la Chiesa, desiderosa di incontrare l’uomo, perché “l’uomo - ogni uomo senza eccezione alcuna - è stato redento da Cristo” (Redemptor Hominis, 16).

4. Con tale fiducia e speranza, mentre vi assicuro che vi sono vicino nei lavori del congresso e nelle giuste attese circa i frutti che esso potrà portare per il bene delle anime e per la diffusione dell’annuncio evangelico in terra di missione come in ogni luogo ove la Chiesa opera, vi imparto di cuore la mia benedizione.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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