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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMMISSIONE E ALLA CORTE DEI DIRITTI DELL'UOMO*

Strasburgo (Francia) - Sabato, 8 ottobre 1988

 

Illustri presidenti, eccellenze, signore e signori.

1. Lasciando la sala dell'Assemblea Parlamentare e incontrandoci nuovamente in questo Palazzo dei Diritti dell'Uomo, stiamo dando visibile espressione, per così dire, al rapporto organico che unisce il Consiglio d'Europa e le due illustri istituzioni che rappresentate. In effetti, la Commissione Europea e la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sono emblematici degli alti ideali e del nobile spirito che ha ispirato la Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo firmata a Roma nel 1950. In voi, illustri giudici e uomini e donne della professione giuridica, io saluto la devozione dei vostri popoli ai valori spirituali e morali che sono loro comune eredità. Saluto ciascuno di voi e rendo omaggio al servizio prestato dalla Corte e dalla Commissione al fine di rafforzare una civiltà di libertà e di giustizia nei nostri giorni. In effetti, la Corte e la Commissione formano un'unica realtà giuridica nel diritto internazionale e sono diventate un modello che altre organizzazioni regionali del mondo cercano di imitare. Entrambe queste istituzioni testimoniano che le nazioni membri del Consiglio d'Europa riconoscono non soltanto che i diritti umani e le libertà fondamentali precedono gli stati che hanno la responsabilità di vegliare affinché vengano rispettati, ma che questi diritti trascendono gli stessi confini nazionali.

2. Tale progresso in campo giuridico è il risultato di una maturazione del concetto di diritti dell'uomo e del mondo in cui questi vengono rispettati. Infatti, l'idea di «Diritti dell'Uomo» comprende non soltanto un elenco di diritti positivi, ma anche un insieme di valori che loro sottendono e che la Convenzione giustamente chiama l'«eredità comune» di ideali e principi delle nazioni d'Europa. Non v'è dubbio che la nozione di «Diritti dell'Uomo», specialmente come essa è stata illustrata nella «Dichiarazione Universale» delle Nazioni Unite del 1948, è diventata una specie di bene comune di tutta l'umanità. Ma tale nozione, che si fonda su una precisa comprensione della persona come individuo e del suo rapporto con lo stato, ha bisogno di tutele istituzionali e giuridiche affinché la sua effettiva applicazione venga garantita.

3. In particolare, non può esistere una sicura applicazione dei diritti dell'uomo ove non prevalga la regola della legge. La vostra Corte, in un certo senso, è l'epitome di un sistema giuridico che garantisce la preminenza della regola della legge. Il fatto che un individuo possa sporgere denuncia contro un governo deve essere senza dubbio visto come uno sviluppo positivo della regola della legge. I governi che rispettano la regola della legge riconoscono, in effetti, un limite ai loro poteri e alla loro sfera di interessi, poiché tali governi riconoscono di essere essi stessi soggetti alla legge e non sopra la legge, possono effettivamente riconoscere la legittima inviolabilità della sfera privata nella vita dei loro cittadini e difenderla da pressioni esterne. Le autorità pubbliche ed i responsabili della vita civile non possono avere obiettivo più alto di quello di tutelare effettivamente questi diritti e libertà fondamentali che sono la espressione dell'inalienabile dignità della persona umana.

4. La regola della legge, inoltre, è inseparabile dall'esercizio dei diritti civili e politici, che sono stati i primi ad essere definiti storicamente. La tragica esperienza delle due guerre mondiali in terra europea ha insegnato che i diritti dell'uomo vengono garantiti soltanto quando coloro che detengono il potere sono responsabili verso i loro concittadini e quando le loro cariche sono sottoposte a qualche forma di pubblico controllo. Il progresso nella promozione dei diritti dell'uomo comprende anche un libero dibattito pubblico che riguarda le priorità politiche e sociali come pure gli obiettivi da perseguire. Più volte si è visto che la partecipazione di un popolo nel forgiare il proprio destino politico assicura una vita pubblica che promuove i valori umani e gli inalienabili diritti dell'uomo, compresi i diritti delle minoranze, quelli dei poveri e «di quanti non hanno potere». I diritti economici, sociali e culturali, che le nazioni membri del Consiglio d'Europa hanno codificato con grande successo, soprattutto con la «Carta Sociale Europea», garantiscono la cornice esterna strutturale dei diritti dell'uomo e delle fondamentali libertà personali. Ma questi stessi diritti possono essere applicati con efficacia soltanto quando vengono liberamente discussi e definiti. L'Europa che rappresentate ha saggiamente accantonato l'illusione che lo stato può arrogarsi il diritto di incarnare le preoccupazioni sociali del suo popolo mentre al tempo stesso priva il popolo dei diritti politici e civili.

5. I valori morali e spirituali che il Consiglio d'Europa riconosce come l'eredità comune delle sue genti, costituiscono una fonte quasi inesauribile di nuovi sviluppi nella sfera giuridica. Oggi si parla quindi di una «terza Generazione dei Diritti dell'Uomo»: fra i quali, per esempio, vi è il diritto ad un ambiente sano e sicuro. E uno dei nobili compiti della vostra Corte quello di promuovere tali sviluppi, in particolare con la creazione di una giurisprudenza che contribuisca all'eliminazione di tutte le parzialità nelle relazioni tra gli individui e gli stati. Ed infatti solo laddove sia possibile per un individuo di invocare giuridicamente rispetto per una particolare libertà, si può parlare di diritti dell'uomo che vengano effettivamente garantiti.

6. Illustri signori e signore, in questa solenne seduta non posso che riaffermare il profondo interesse della Chiesa per ciò che riguarda i diritti e le libertà umane. L'impegno della Chiesa in questo campo corrisponde pienamente alla sua missione religiosa e morale. La Chiesa difende con vigore i diritti dell'uomo perché li considera parte necessaria del riconoscimento che deve essere dato alla dignità della persona umana, creata ad immagine di Dio e redenta da Cristo. Il suo interesse specifico per i diritti dell'uomo deriva da una constatazione e si basa su una convinzione profonda. Il dato di fatto è che i diritti umani di cui stiamo parlando derivano il loro vigore e la loro efficacia da un insieme di valori la cui radice risiede nel profondo dell'eredità cristiana, che ha contribuito a così tanta parte della cultura europea. Questi valori fondamentali precedono la legge positiva che dà loro espressione e di cui costituiscono la base. Essi precedono anche la spiegazione filosofica che le varie scuole di pensiero sono state in grado di dare loro. La convinzione è che nella sfera della libertà di coscienza e di religione che la regola della legge dovrebbe garantire, la Chiesa non possa rinunciare alla sua missione di insegnamento del messaggio che le è stato affidato. Il suo insegnamento inoltre sostiene quegli stessi valori che formano la sostanza di ciò che costituisce la dignità umana. La sua missione contribuisce ad assicurare che quei valori continueranno ad essere affermati e vissuti. In una parola la Chiesa è l'alleata di tutti coloro che difendono le autentiche libertà umane. Poiché la libertà è inseparabile dalla verità che ogni essere umano cerca e che rende gli esseri umani realmente liberi. Nelle parole del Vangelo di san Giovanni: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8, 32). Vi ringrazio per la vostra attenzione.


*L'Osservatore Romano 9.10.1988 p.6.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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