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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II ALLA COMUNITÀ DEL PONTIFICIO SEMINARIO
ROMANO MAGGIORE
Sabato, 22
ottobre 1988
Carissimi.
Stiamo terminando la nostra celebrazione eucaristica inaugurale. Eucaristia
vuol dire rendimento di grazia. Così ci mettiamo subito dentro il cuore della
Vergine che canta: “Grandi cose mi hai fatto, o Signore”. Questo è il cantico di
lode e di rendimento di grazia, questo è il suo “Magnificat”. Stiamo terminando
la nostra Eucaristia. Ringraziamo. Ringraziamo per molti motivi, per molti doni
che abbiamo ricevuto: stiamo davanti al donatore, a colui che è sorgente suprema
e inesauribile di tutti i doni. Mettiamoci davanti a lui insieme con la sua
umile serva - ringraziando - per aprirci alla sua benedizione, ad una ulteriore
effusione di questi doni che solamente da lui possono venire al cuore umano e
possono cambiare questo cuore facendone un “uomo nuovo”.
Apriamo allora questo momento ultimo della celebrazione, momento della
benedizione, a tutti questi doni di cui ha bisogno il Vescovo di Roma, il suo
amatissimo fratello Cardinale vicario, il nuovo rettore della vostra comunità
seminaristica, tutti i superiori, professori, e tutti voi, carissimi fratelli e
figli qui presenti, tutti voi che portate già nei vostri cuori il primo segno
della vocazione divina. Per rimanere fedeli a questo segno della divina chiamata
collaborate con questo Donatore invisibile che opera in voi: questo Spirito di
verità e di amore che sempre lavora nell’intimo dei nostri cuori e costruisce la
Chiesa, costruisce invisibilmente perché sia segno visibile nel mondo - come
dice il Vaticano II - o sacramento dell’unione con Dio.
Dentro questo segno universale, questo sacramento universale della salvezza
umana, ci sono tanti segni e tutti operano perché mossi dallo stesso Spirito
invisibile. E così ci apriamo a questa benedizione perché scenda su di noi, su
questo seminario romano, su tutti i seminari della nostra città, della nostra
diocesi. Scenda questo invisibile Spirito di verità, di santità, di amore; ci
faccia crescere spiritualmente. Solo lui che è Spirito può lasciarci crescere
spiritualmente. Così si unisce la nostra Eucaristia, il nostro ringraziamento, a
questa apertura verso la benedizione.
Alla fine della celebrazione eucaristica viene impartita la benedizione ed io
invito il carissimo signor Cardinale vicario a farlo insieme con me per mostrare
che Dio è buono e che la sua bontà, la sua grazia, la sua apertura verso di noi
è infinita, per approfittare bene di questa sua chiamata a vivere come Maria
nell’ambiente dell’Emanuele, “Dio con noi”.
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Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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