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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO DELLA
FEDERAZIONE MONDIALE DELLE CITTÀ UNITE

Venerdì, 28 ottobre 1988

 

Signor presidente,
signore, signori.

1. Sono felice di ricevervi, in occasione della conferenza internazionale organizzata a Roma dalla Federazione Mondiale delle città unite e città gemellate, su un tema di grande portata: “La città al servizio della pace”.

Il vostro presidente, Pierre Maurois, ha spiegato lo spirito in cui si svolgono i vostri incontri; lo ringrazio delle gentili parole che mi ha rivolto, manifestando l’attenzione da voi accordata alla missione del Vescovo di Roma. Un saluto cordiale agli organizzatori del vostro incontro, al presidente della regione Lazio, alla presidente della regione di Roma, al sindaco di Roma, a tutti i delegati delle comunità urbane venuti da diverse parti del mondo.

2. Ci tengo ad esprimere anzitutto la stima che ho per la vostra riunione, perché l’argomento su cui vi siete soffermati in questi giorni ha una grande importanza. E sono sicuro che le conclusioni del vostro dibattito saranno utili per il progresso sociale e civico dei vostri diversi Paesi. Aggiungo che la scelta di Roma per il vostro incontro di quest’anno ha certamente contribuito alla vostra riflessione: la storia di questa città, presente in tanti resti visibili, invita a trovare le origini del cristianesimo e a prendere coscienza del suo ruolo unico nella cultura d’Europa e del mondo.

L’enunciato stesso del vostro tema, che comprende la nozione di “servizio”, mostra la vostra convinzione che occorre stimolare l’impegno costante di ciascuno e per tutti. La pace non è solo un tema di ricerca speculativa, ma è un obiettivo da perseguire e da realizzare concretamente.

A questo proposito, desidero evocare quel grande pensatore e teologo che fu sant’Agostino. Ci ha lasciato, nel trattato “La città di Dio”, delle pagine indimenticabili. In esse parla della città degli uomini, dopo aver definito la pace con la celebre formula, “la tranquillità dell’ordine”, egli afferma: “La pace della città è la concordia armoniosa degli abitanti quando essi comandano e quando essi obbediscono” (S. Augustini “De Civitate Dei”, XIX, 13,1). Egli spiega che, in una simile concordia, l’ordine consiste “anzi tutto nel fatto di non nuocere ad alcuno, poi nel rendersi utili al maggior numero possibile di persone” (S. Augustini “De Civitate Dei”, XIX, 14).

Il concetto di pace, analizzato alle sue radici, si presenta in un quadro globale. La pace non è solo l’eliminazione o la tregua delle armi, inventate disgraziatamente dagli uomini con grande ingegnosità per distruggere ed uccidere; essa non è neppure quella che viene chiamata “pace fredda”, che consiste nella “semplice coesistenza di popoli diversi, mantenuta attraverso il mutuo timore e la reciproca disillusione” (Pii XII “Nuntius radiofonicus in Nativitate Domini”, 1954). Essa è, al contrario, convivenza nella verità e nell’amore, capace di gettare ponti che uniscono gli uomini, le città, le nazioni, i continenti. Essa riflette uno stato d’animo costante; essa esprime visibilmente ciò che viene dal cuore.

3. La pace ha delle dimensioni internazionali tali da chiamare direttamente in causa la politica estera degli uomini di stato. Ma essa si costruisce concretamente anche a partire dai rapporti umani vissuti dai semplici cittadini nella loro vita quotidiana. Tocca a ciascun cittadino, in effetti, costruire una convivenza positiva, per la promozione dell’uomo e lo sviluppo sociale.

È così che la città, come comunità più ristretta e strutturata, appare, dopo la famiglia, come il quadro adeguato per l’educazione attiva alla pace, senza la quale il bene comune è una parola priva di senso. La concordia armoniosa della grande comunità nazionale è il risultato degli sforzi coordinati di ciascuna città.

La città è dunque la scuola naturale della pace. Questo impegna i pubblici poteri a tener conto nella loro amministrazione dei bisogni reali della comunità urbana, a eliminare con coraggio e competenza gli ostacoli al bene comune, a esigere dai gruppi e dagli individui le necessarie collaborazioni.

Tutti hanno coscienza delle difficoltà delle città nel mondo contemporaneo, poiché hanno assunto la dimensione di metropoli o megalopoli e diventa sempre più difficile mantenervi delle condizioni di vita a misura d’uomo. Ma le complessità dei problemi non è un motivo sufficiente per abbandonare questi obiettivi o cadere nell’immobilismo.

4. Signore, signori, sono sicuro, venendo qui, voi desideravate ascoltare una parola ispirata dalla fede e che vi invita a continuare nel vostro impegno con generosità.

Il principio cristiano secondo cui ogni uomo è un fratello priva di fondamento ogni idea di conflitto. Incita all’accordo. Invita alla collaborazione, se non altro per risolvere i problemi dell’amministrazione civile. Per assicurare il bene di tutti, è necessario arrivare a sviluppare uno spirito di aiuto vicendevole.

Auspicando il felice esito del vostro lavoro, formulo per ciascuno di voi, come pure per le città rappresentate, dei voti cordiali, invocando la benedizione di Dio.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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