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VISITA PASTORALE A TORINO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI PARTECIPANTI AL «CONFRONTO ’88»

Valdocco (Torino) - Venerdì, 2 settembre 1988

 

Cari giovani.

1. San Giovanni Bosco soleva ripetere ai suoi giovani: “Qui con voi mi trovo bene, è proprio la mia vita stare con voi”. Anch’io mi trovo bene con i giovani, sempre. E particolarmente stasera per questa “buona notte”, che vi do con tutto l’affetto.

Saluto tutti voi qui presenti; in particolare il Rettore maggiore, don Egidio Viganò, successore di don Bosco, i sacerdoti salesiani, tutti gli educatori, la Superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice e le sue consorelle.

Faccio mia questa espressione nello stesso spirito di don Bosco.

Sapete quando egli la utilizzava? Le Memorie Biografiche del santo che ci aprono uno spiraglio sulla storia spirituale di questo padre e maestro dei giovani, annotano: “Quando veniva da visitare nobili persone di alta posizione, ritornando qui, in questi luoghi, nei cortili di Valdocco, parlando ai giovani, ai suoi giovani che amava come la pupilla dei suoi occhi e che considerava come la porzione eletta delle sue cure, ritornando qui a Valdocco, alla sera per la "buona notte" ripeteva: qui con voi mi trovo bene” (“Memorie biografiche”, IV, 654). Sono parole che vi impegnano.

Di don Bosco e della sua sollecitudine attiva a favore dei vostri coetanei del suo tempo si disse che “trovò i giovani com’erano e li aiutò a diventare come dovevano”: sagacemente attenti alle questioni che la vita pone, fiduciosi nell’affrontarle.

2. Anch’io al declinare di questo giorno, con profonda simpatia rivolgo a voi, a quanti come voi vivono nelle case salesiane ed a tutti i giovani del mondo l’augurio che quanto state compiendo per la vostra formazione porti frutti di bene.

A questo augurio unisco il cordiale invito a fare vostro lo spirito di don Bosco.

Pertanto, siate giovani ardimentosi.

Qui a Torino, nel “Confronto don Bosco ‘88” vi siete scambiati esperienze e progetti. Rinvigoriti da tali testimonianze e prospettive, tornate ai vostri gruppi, alle comunità giovanili e parrocchiali, con la forza di chi ha colto con maggior profondità quanto può Cristo in un cuore che ha coraggio.

I fratelli nella fede e tutti gli amici desiderano che voi siate giovani capaci di dialogo e di dono di sé, per collaborare sia all’edificazione della Chiesa, come dimora di Dio e dell’uomo, sia alla costruzione di un mondo vero, giusto, libero: in pace.

Se alimenterete la vostra vita con la preghiera personale e liturgica, se vi farete sostenere dal consiglio di una guida spirituale, se non temerete il confronto con il mondo. Anzi lo affronterete con animo sereno, positivo, aperto.

Siate giovani convinti.

La convinzione si fonda sulla capacità che la ragione ha di investigare ed approfondire la verità, che il Redentore ha svelato nella sua pienezza. Essa, poi, si nutre della testimonianza di quanti, in nome di Cristo e per suo amore, vivono accanto a voi, aiutandovi ad entrare nell’esistenza, seguendo Gesù, icona del Padre e uomo vero.

La convinzione si sviluppa nel clima di famiglia e nella certezza di essere accolti ed accompagnati. Al riguardo, don Bosco fu ed è maestro di amorevolezza salda e matura, che si esplica in un metodo capace di generare la pacificante certezza che Gesù il Cristo è presente nella vita, donando letizia.

Carissimi, siate giovani “convinti” affinché la storia e la vita possano trovare in voi persone che danno forma concreta all’amore con un lavoro serio, sempre teso a costruire la civiltà della verità e dell’amore.

3. Siate giovani aperti alla speranza.

Alla scuola del santo educatore dovete imparare ad essere partecipi del ministero profetico di Gesù, testimoniando con uno stile cristiano di vita individuale, familiare e sociale che la verità di Cristo non è un’utopia, ma un rivelazione, che porta a compimento le promesse divine, secondo un disegno di amore.

Ecco perciò il mio augurio di questa sera: ardimentosi, convinti, aperti alla speranza.

Ma tutto ciò rimarrebbe solo un vano sogno, un’aspirazione velleitaria senza, appunto, un preciso riferimento a Cristo. È lui la luce; è lui la via e la verità; è lui la vita, perché ci ha riconciliati con il Padre e ci ha donato se stesso come pane di vita.

Vivete dunque di lui! E questo, con la partecipazione convinta, costante, gioiosa all’Eucaristia domenicale, nutrendovi frequentemente del suo corpo e del suo sangue, unico sostegno nel nostro cammino terreno.

E se, lungo le strade del mondo, vi capitasse talora di inciampare e di cadere, ricorrete a lui, che, nel sacramento della Penitenza, vi attende con le sue braccia aperte sulla croce, e vi ridona il perdono, la serenità del cuore e la gioia di vivere. Confessatevi spesso, confessatevi bene! Ho in mente quella celebre foto di don Bosco, attorniato da una folla di ragazzi e di giovani, in attesa di confessarsi da lui. Che stupendo simbolo della pedagogia salesiana! Sappiate essergli fedeli anche in questo.

Cari giovani,

questo è l’augurio della “buona notte” del Papa, che vi faccio nel ricordo di don Bosco, e prego per voi Maria Ausiliatrice, perché vi sia accanto in modo dolce e soave.

Che la mia benedizione vi renda partecipi della sua letizia e vi ottenga quelle energie spirituali, che permettono di crescere nella fraterna amicizia col suo Figlio, supremo ideale di vita.


Al termine del suo discorso, Giovanni Paolo II ringrazia i giovani di “Confronto ‘88” per la calorosa accoglienza, rivolgendo loro queste parole:

Facciamo adesso un’autocritica. Prima di tutto io penso che il saluto della “buonanotte” che faceva don Giovanni Bosco era molto più breve. Questa è una cosa da correggere. Poi non so se le sue “buonanotte” erano preparate, scritte a macchina. Erano, certamente, più preparate di ogni discorso scritto sulla carta, perché aveva una preparazione continua nel suo cuore, e lui parlava con il cuore.

Dobbiamo ricordare questo genio spirituale, questo genio del cuore, che cento anni fa il Padre celeste ha chiamato a sé. Siamo venuti qui a questo scopo.

Vediamo ora un altro aspetto di quella “buonanotte salesiana” di don Bosco. Io penso che le sue parole di buonanotte non erano introdotte da una simile scenografia. Io vi ringrazio per questa opera artistica. Devo dire, che incontrando i giovani in diverse parti del nostro pianeta, in diversi continenti e Paesi, noto ovunque la grande iniziativa, la grande inventiva e la creatività dei giovani. Essi hanno un loro stile attraverso il quale sono capaci di dire tutto, di dire molto senza dir niente. Questo mi piace molto, perché significa che l’uomo, essendo un essere visibile, un corpo, è, nello stesso tempo una parola, “logos”, uno spirito; e anche quando non parla, ed usa solamente l’espressione del suo corpo, parla, e trasmette dei contenuti. Questa è una bella cosa; insegna, ci rivela la grandezza della creazione. Vi ringrazio per la vostra “buonanotte”.

Io penso che ai tempi di san Giovanni Bosco i giovani di Valdocco aspettavano la sua buonanotte. Oggi i giovani sono un po’ diversi. Loro vogliono soprattutto augurare a don Bosco - che è stato già chiamato, cento anni fa, al Padre - e vogliono dire al Papa, una buonanotte nei modi a loro consueti, con le loro parole e con i loro gesti, con la loro scenografia. Ecco, questi sono i giovani del 1988. Carissimo san Giovanni Bosco, sono diversi questi ragazzi. Sono diversi ma sono buoni. Almeno sembrano buoni.

Allora lasciamoli così, carissimo don Bosco, lasciamoli andare avanti, lasciamoli crescere e lasciamoli dirci buonanotte, per rispondere da parte nostra, fedeli alla tua tradizione: buonanotte.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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