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VISITA PASTORALE A TORINO
CERIMONIA DI CONGEDO
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Piazza Castello - Torino Domenica, 4 settembre 1988
1. È giunto il momento del commiato ed io vorrei salutarvi tutti, uno ad uno,
carissimi fratelli e sorelle di questa città di Torino e di tutto il Piemonte,
terra di santi, patria di don Bosco.
Saluto con effusione di affetto il vostro Cardinale Arcivescovo e tutti i
Vescovi della regione. Saluto in particolare il Rettore maggiore della Società
Salesiana di san Giovanni Bosco, don Egidio Viganò; esprimo a lui ed a tutti i
figli di don Bosco il mio vivo compiacimento per questa commemorazione
giubilare. Saluto poi tutti i sacerdoti e i diaconi, i religiosi e le religiose,
i seminaristi.
Rivolgo un grato e deferente pensiero al signor sindaco, al signor ministro
Carlo Donat Cattin che qui rappresenta il governo italiano, agli amministratori
della regione, della Provincia e della città, alle autorità civili, militari ed
accademiche.
A tutti dico il mio grazie per la calorosa accoglienza, per la gioia e per la
ricchezza spirituale degli incontri, che hanno segnato le tappe di questo mio
pellegrinaggio ai luoghi legati alla memoria di don Bosco. Tutti porto nel
cuore!
2. Sono venuto tra voi per commemorare, nel centenario della morte, uno dei
figli più illustri della vostra terra, del vostro popolo e della vostra Chiesa
locale. Il centenario di don Bosco e la continuità delle sue opere, che da
Torino ancor oggi si irradiano in tutto il mondo, è stato un’occasione
privilegiata per riflettere sui doni che Dio ha fatto e fa a questa Chiesa
torinese, sull’autenticità e coerenza della sua testimonianza, sul significato
della presenza della comunità ecclesiale nella Torino di oggi.
In questa metropoli di nobili tradizioni religiose, storiche e culturali,
nella quale fervono l’impegno e l’operosità dell’uomo, pur tra le tensioni e le
difficoltà dei grandi agglomerati urbani, la Chiesa di Cristo è ben radicata ed
operante. Erede di un singolare patrimonio spirituale la Chiesa nella vostra
città è una realtà viva e vivificante, come il lievito di cui parla il Vangelo.
La sua presenza non è rumorosa, ma non per questo è meno efficace nell’annuncio,
meno generosa nella carità, meno disponibile nel servizio.
3. Le profonde e rapide mutazioni culturali, sociali e tecnologiche del
nostro tempo richiedono, tuttavia, di ripensare costantemente forme e modi di
questa presenza della Chiesa nella città dell’uomo, tante sono le esigenze e le
attese, alle quali devono corrispondere l’annuncio del Vangelo e le iniziative
della solidarietà fraterna. È questa una grande sfida che impegna la vostra
Chiesa di Torino. È l’esempio che vi ha lasciato don Bosco, inesausto
ricercatore di sempre più adeguate prospettive di apostolato, è al contempo uno
stimolo sempre valido e una forza a ben continuare sulla via da lui tracciata.
Torino, terra di missione! Sì, fratelli e sorelle! Ma questa città che ha
espresso tanti maestri di spiritualità, santi sacerdoti, religiosi e laici di
ammirevole ardore apostolico, questa città culla di benemerite congregazioni
missionarie e che ospita opere educative ed assistenziali di prim’ordine, non è
esente da una certa mentalità secolaristica e da atteggiamenti consumistici, che
rischiano di portare ad una insidiosa scristianizzazione l’odierna società ed
all’impoverimento e allo smarrimento dei valori più sacri.
4. È necessaria perciò una nuova evangelizzazione in ogni settore della vita
della città: nel mondo del lavoro, che ha conosciuto negli ultimi anni notevoli
trasformazioni, con significative conseguenze per i suoi riflessi sociali. Nei
nostri incontri ho raccolto l’eco, per così dire, di uno smarrimento, che in
qualche animo diviene particolarmente angoscioso. Le ragioni dell’economia, le
esigenze della produzione non debbono mai avere il sopravvento sulla dignità del
lavoratore e sulle esigenze vitali della sua famiglia, né l’organizzazione
dell’industria e dei servizi può portare, come accade, ad una diminuzione della
solidarietà. Il mondo del lavoro attende dalla Chiesa un messaggio di verità e
di fiducia sul primato dell’uomo rispetto ai ritmi ed alle logiche produttive,
sul significato etico dell’attività che associa l’uomo all’opera di Dio Creatore
e, nel sudore e nel sacrificio quotidiano, alla stessa redenzione della croce di
Cristo. Attendono soprattutto questa parola di verità i giovani che si
affacciano al mondo del lavoro, nel quale non di rado si sentono defraudati dei
tesori più veri della loro giovinezza. La attendono i disoccupati, i
sotto-occupati, coloro che svolgono la loro opera con più pesante fatica.
Ma vi è un’altra urgenza di evangelizzazione. Torino, capitale del lavoro, ha
attirato e continua ad attirare un ingente numero di immigrati, con le loro
famiglie. A coloro che sono giunti dalla campagna e dalla montagna piemontese, o
da altre regioni d’Italia, particolarmente dal Mezzogiorno, si aggiunge un
crescente afflusso di stranieri. Certo, non sono nati oggi i problemi di
accoglienza, di rispetto, di integrazione; essi, però, si sono fatti oggi più
gravi ed impellenti. Di fronte a queste esigenze di solidarietà fraterna, la
Chiesa non rimane inerte. Essa ha a cuore il bene di tutti i suoi figli ed è
consapevole di rendere un insostituibile servizio alla comunità cittadina, prima
ancora che con le iniziative assistenziali, con l’insegnare ed il favorire
l’esercizio della comune fratellanza.
5. Quanto più urgono le necessità dell’uomo, tanto più la presenza della
Chiesa si fa operante e feconda. Rispettosa delle legittime autonomie e
competenze, essa chiede tuttavia di non essere disconosciuta, tenuta al margine.
In nome e sull’esempio del suo Maestro e Signore, la Chiesa si incarna in tutta
la realtà cittadina: nella vita culturale, del lavoro, dei servizi, del tempo
libero. Essa privilegia, certamente, come il Buon Pastore, colui che si trova
svantaggiato, emarginato e bisognoso; ma proprio per questo la sua premura è di
stimolo per tutti ad assumersi i doveri ed a farsi carico delle responsabilità
che spettano a ciascuno. Impegnata in prima persona, con le sue istituzioni ed
un volontariato che vuole essere sempre più generoso, la Chiesa offre a tutte le
componenti sociali, e da esse spera di ottenere, una collaborazione leale,
fattiva e cordiale.
Il mio pensiero si rivolge in modo particolare ai giovani, che crescono in
una società che talora sembra inadeguata a corrispondere alle loro speranze.
Penso ai giovani che non trovano casa o lavoro, a quelli che cadono nella
spirale della droga, della violenza, della delinquenza comune. E penso ai
poveri: ai “nuovi poveri”, come si suol dire, ma anche ai poveri di sempre,
nascosti e spesso dimenticati nelle pieghe di una metropoli troppo frettolosa e
talvolta egoista. Penso agli anziani, agli ammalati, a coloro che soffrono la
solitudine, a chi è privo di un qualsiasi affetto umano.
6. Torino, terra di missione! Cari fratelli e sorelle, questa missione è
affidata a ciascuno di voi. Gravi sono i problemi e molteplici gli ostacoli, ma
Gesù è con voi: la sua grazia è diffusa nei vostri cuori, vi anima la sua
carità, vi conforta la sua parola.
Non vi scoraggiate, non indietreggiate mai davanti alle esigenti istanze del
Vangelo! Portatelo nel mondo del lavoro, della ricerca, della scuola. Rendetelo
presente là dove ferve la vita della vostra città. Aiutate ogni fratello a
riscoprirlo nella memoria dell’insegnamento ricevuto dai genitori. Attirate col
fervore della carità coloro che si sono allontanati per altre vie. Irradiate
attorno a voi la gioia della vita della grazia. Trasformate il volto della
vostra città, nel segno dell’amore e della pace.
In questa missione vi aiuti Maria Ausiliatrice, la Vergine Consolata, a cui
la vostra comunità è filialmente legata.
L’Arcivescovo mi ha chiesto di prorogare per Torino le celebrazioni dell’anno
mariano fino al 1° gennaio prossimo, festa della Madre di Dio e Giornata
Mondiale della Pace. Volentieri accolgo questa richiesta, affidandovi a Maria.
La sua intercessione, quella di don Bosco e di tutti gli altri santi torinesi e
piemontesi, ottengano a voi, alle vostre famiglie, a questa città antica e
fiera, a questa terra generosa, l’aiuto e la grazia del Signore.
Vorrei ancora ringraziare per il dono della vostra presenza così numerosa.
Vorrei ringraziare per i doni particolari offertimi dalla signora vostro
sindaco, doni particolari e molto preziosi: i documenti della collaborazione
dell’amministrazione cittadina di allora con don Bosco e della sua
collaborazione con la città di Torino.
Davanti alla Basilica di Maria Ausiliatrice ho lasciato un messaggio
religioso e pastorale alla città di Torino. Non voglio ripeterlo, ma voglio
ripetere una parola che è il nucleo di questo messaggio: Torino, il Papa ti
vuole bene! Ecco, come segno di quella benevolenza il Papa non ha altri modi,
non ha altri mezzi; solamente quello di una benedizione e di una preghiera. Vi
benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. A Torino, al Piemonte,
a tutti i torinesi, a tutti i piemontesi: arrivederci!
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Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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