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VIAGGIO APOSTOLICO IN ZIMBABWE,
BOTSWANA, LESOTHO, SWAZILAND, MOZAMBICO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI NEL «GLAMIS STADIUM» DI HARARE

Harare (Zimbabwe) - Domenica, 11 settembre 1988

 

Cari giovani amici.

1. Grazie per la calorosa accoglienza che mi avete preparato! Io porto nel mio cuore ognuno di voi e tutti i giovani dello Zimbabwe. La presentazione del Vescovo Reckter e le sincere e meditate parole del vostro rappresentante mostrano come voi siate coscienti della grazia che ci viene data oggi, qui nello stadio di Harare: noi siamo riuniti in Cristo!

I giovani dello Zimbabwe sono felici di incontrare il Papa quanto il Papa lo è di incontrare voi?

Si, sono sicuro che lo siete, perché Cristo ci ha radunati nel suo nome. Noi partecipiamo dello stesso Battesimo nella morte e nella risurrezione del nostro Signore e salvatore Gesù Cristo. Noi siamo figli adottivi di Dio, fratelli e sorelle nell’unica famiglia, membri della Chiesa, il corpo di Cristo.

Nella Chiesa non siete mai soli. Siete stati presenti nella preghiera di tanti fratelli e sorelle in tutti il mondo - e lo siete stati nelle mie preghiere - sia nei difficili anni che hanno preceduto l’indipendenza, sia oggi che affrontate le sfide del futuro.

Il simbolismo della vostra danza tradizionale ha espresso in modo vivo i sentimenti che pervadono i nostri cuori in questo momento. Grazie per la bellezza del vostro modo di esprimere la nostra amicizia.

2. Ci sono molte cose che il Papa vorrebbe dire a voi giovani dello Zimbabwe. Prima di tutto vorrei ricordarvi che siete amici di Cristo. Voi siete i suoi fratelli e le sue sorelle (cf. Mt 12, 50). San Giovanni ci dice che il nostro amore per Cristo trae le sue origini dal suo amore per noi. Egli scrive: “Noi amiamo . . . perché egli ci ha amato per primo” (1 Gv 4, 19).

Cristo ci ha amato per primo. Ci ha amato come un fratello e come un amico. Il Vangelo descrive Gesù come amico di molte persone che ha incontrato. Agli apostoli ha detto: “Voi siete miei amici . . . Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15, 14-15). Al sepolcro del suo amico Lazzaro “Gesù scoppiò in pianto; dissero allora i Giudei «vedi come lo amava!»” (Gv 11, 36). Il Vangelo narra che i bambini lo circondavano (cf. Mc 10, 14); e che persino i peccatori e i mendicanti venivano considerati suoi amici (cf. Lc 15, 3; Mt 9, 10-11). San Marco racconta del giovane che interrogava Gesù circa la via che conduce alla vita eterna, alla salvezza, e che “Allora Gesù fissatolo lo amò” (Mc 10, 21). Sfortunatamente il giovane non accettò l’invito di Gesù a seguirlo. Egli non riusciva ad accettare le condizioni che l’amicizia con Gesù esige.

Perché essere fratello e amico di Gesù, significa prima di tutto conoscere lui e fare ciò che egli ha comandato (cf. Gv 15, 14).

3. Qualcuno di voi potrebbe dire che sarebbe stato facile seguire Gesù quando viaggiava nelle città e nei villaggi della Galilea e della Giudea, predicando e compiendo il bene. Potreste dire che è difficile per voi immaginare di essere fratelli di una persona vissuta tanto tempo fa.

Ma no, Gesù è vivo ora e sempre! Questa è la nostra fede. Questa è la fonte di tutto ciò che significa essere cristiano.

Gesù per noi non è solo morto - è risuscitato dai morti e intercede per noi alla destra del Padre (cf. Rm 8, 34). Dal giorno di Pentecoste in poi Gesù risorto è stato sempre presente nella sua Chiesa, in tutti i sacramenti, e specialmente nell’Eucaristia. È diventato una sola cosa con ogni essere umano, così che quando serviamo i nostri fratelli e le nostre sorelle per amore suo, amiamo e serviamo davvero Gesù stesso. È questo che egli intendeva dicendoci che qualsiasi cosa facciamo al più piccolo dei nostri fratelli e sorelle, lo facciamo a lui (cf. Mt 25, 40; Mc 9, 41).

È così giovani dello Zimbabwe che potete mettere alla prova il vostro amore per Cristo. Dovete aiutare gli altri. Dovete servirli. E potete aiutare e servire i vostri fratelli e sorelle in Cristo costruendo un mondo in cui la dignità di ogni persona venga riconosciuta, difesa e rispettata, in cui non ci siano discriminazioni di colore o di nazionalità!

Ricordate che quando il Signore vi guarda, non vede un volto nero, o un volto bianco, o un volto bruno; vede il volto di Cristo suo figlio. E quando Cristo vi guarda, guarda “al vostro cuore” (cf. Ap 2, 23; Gv 2, 25). Ed egli insegna ad ognuno di voi - e a tutti noi - a fare altrettanto!

Quando il Signore vi interpella nel profondo della coscienza, “Dov’è tuo fratello?”, non potete e non dovete rispondere come Caino che aveva ucciso suo fratello Abele. Caino al Signore ha replicato “Sono forse il guardiano di mio fratello?” (Gen 4, 9). La risposta è “sì”. Sì, voi siete in ogni momento i guardiani e i difensori dei vostri fratelli e delle vostre sorelle! Siete i loro servitori e i loro amici.

4. Ma non basta agire individualmente e da soli. Molti di voi fanno già parte delle associazioni cattoliche o di altri gruppi dove pregate insieme e svolgete attività caritativa e sociale. Attraverso questi impegni condivisi sperimentate il significato delle parole di Gesù: “Dove sono due o tre uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Avete la possibilità di scoprire la gioia di essere collaboratori l’uno dell’altro e collaboratori di Cristo nell’edificazione del suo Regno.

Voi, giovani dello Zimbabwe, siete pronti a stabilire un legame saldo e duraturo di fratellanza con Gesù?

Siete pronti a diventare suoi collaboratori e suoi discepoli?

Siete pronti a rinunciare ad altri interessi e attrazioni per lavorare con lui all’edificazione del suo Regno - il Regno di giustizia e misericordia, di riconciliazione e di pace?

Siete pronti a collaborare con i Vescovi e con i sacerdoti e con le sorelle religiose per la costruzione della comunità ecclesiale nelle vostre parrocchie e nel vostro Paese, per favorire l’annuncio della buona novella di Gesù Cristo?

La vostra buona volontà nel fare ciò, fa sì che il Papa e la Chiesa abbiano fiducia nel futuro. Voi siete il futuro dello Zimbabwe! Voi siete il futuro della Chiesa! Voi siete il futuro per il quale il Papa prega ogni giorno.

5. Alcuni di voi sentiranno Gesù chiamarli, dolcemente ma insistentemente, a seguirlo nel sacerdozio e nella vita religiosa. Ascoltate questa voce nel profondo dei vostri cuori! Guardatevi intorno! Sentite che ha bisogno di voi guardando i volti dei bambini, gli anziani, i malati e i sofferenti nel vostro Paese! “La messe è molta ma gli operai sono pochi” (Mt 9, 37). Quando vi sentite chiamati a fare “qualcosa di più” e quando il discorso della montagna - le beatitudini - suscita nel vostro cuore una percezione nuova del fine a cui tendere, non tacitate la chiamata! Lasciate che si sviluppi nella maturità di una vocazione! Rispondete ad essa con la preghiera e con una maggiore fedeltà ai comandamenti di Cristo! (cf. “Epistula Apostolica ad iuvenes, internationali vertente anno iuventuti dicato”, 8, die 31 mar. 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 1 [1985] 773 ss).

6. Il secondo tema della mia conversazione con voi e con i giovani dell’Africa, riguarda la vostra vita di famiglia. Le famiglie sono i nuclei di base della società. Se c’è pace all’interno delle famiglie ci sarà pace nella società.

I valori culturali tradizionali dell’Africa sono strettamente legati ad una vita familiare caratterizzata da legami saldi e da un amore particolare per i bambini e dal rispetto per gli anziani. Voi, come giovani africani non dovete permettere che questo patrimonio di valori umani vada perduto. Non lasciatevi tentare da un nuovo stile di vita che non comporta un genuino progresso umano ma che del progresso ha solo l’apparenza, fatto di vantaggi materiali per pochi, ma che dimentica molti altri per via. Solo nel rispetto dei valori dell’amore e della vita le famiglie possono acquisire forza e stabilità e farsi quindi realmente carico dei loro membri. Quando una società non salvaguarda questi valori, non si possono conseguire che risultati negativi, e certamente non la reale prosperità e pace alla quale la gente aspira.

7. A volte i giovani non apprezzano l’importanza della vita familiare. In effetti potreste ritenere la vostra famiglia come un fatto scontato. Fate questo se rifiutate di prestare aiuto e sostegno alla vostra famiglia e se assumete atteggiamenti e comportamenti che vanno contro la vita familiare, e se vi fate coinvolgere dalla droga o vi avviate sulla strada della violenza o della irresponsabilità sessuale.

Come cristiani siete chiamati ad essere costruttori di una vita familiare sana e moralmente integra. Dovete aiutare le vostre famiglie ad essere davvero delle “chiese domestiche”, dove Dio è presente in tutte le gioie e le preoccupazioni dei membri della famiglia, dove l’atmosfera che si respira sia di preghiera e di devozione, di comprensione e di perdono reciproco, di incoraggiamento e di amore. Se oggi voi siete costruttori di pace nelle vostre famiglie, le vostre famiglie future saranno comunità fondate sulla fede e sulla santità, sulla rinuncia a se stessi e sulla responsabilità. La verità di Gesù Cristo deve essere il punto di riferimento delle vostre vite, nella teoria e nella pratica. Se altri modelli o valori vi vengono presentati come “progresso” e “liberazione”, confrontateli alla “verità” di Gesù Cristo, e la sua promessa diverrà una realtà nelle vostre vite. Gesù ci ha promesso: “Se rimanete fedeli alla mia parola sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32).

8. Cari giovani amici, il mio terzo incoraggiamento riguarda la vostra partecipazione in quanto cattolici allo sviluppo del vostro paese. Mi riferisco al vostro dovere di diventare dei cittadini onesti e impegnati dello Zimbabwe. All’obbligo morale di fare il miglior uso della vostra educazione e formazione, in modo che possiate condurre delle esistenze fruttuose per il bene comune.

Mi piacerebbe che voi giovani dello Zimbabwe foste dei convinti seguaci del “vangelo del lavoro” (cf. “Laborem Exercens”, 6). “Vangelo del lavoro” significa che la nostra “fatica” quotidiana, qualunque essa sia è per noi cosa buona. E quindi necessaria nella società in cui viviamo. Ciò comporta che il lavoro è una parte importante delle nostre vite a condizione che esprima e accresca sempre la nostra dignità umana.

Il lavoro fa questo perché è al servizio della comunità e permette una reale partecipazione alla vita culturale e sociale del proprio paese e, soprattutto permette di collaborare con il Creatore al “raccolto” delle risorse e dei valori che la creazione stessa contiene (cf. Laborem Exercens, 25).

Io so che molti giovani africani sono disoccupati, e incontreranno in futuro molti ostacoli a trovare lavoro. Purtroppo in tutto il mondo molti giovani si trovano in questa triste situazione! Senza averne colpa alcuna, molti di voi sono privati dei mezzi per continuare la propria crescita e il proprio sviluppo individuale e per realizzare le proprie speranze, vengono cioè privati della possibilità di svolgere un lavoro o una professione. C’è bisogno dell’aiuto di altri. So che i vostri Vescovi stanno preparando dei programmi per favorire la formazione e altri tipi di assistenza, specialmente nelle aree rurali. E io continuerò ad incoraggiare la creazione di un nuovo ordine economico internazionale che favorisca l’espansione dell’economia di base dei paesi più avanzati. Ma le soluzioni migliori per affrontare il problema della disoccupazione vanno ricercate nelle iniziative e nella collaborazione a livello locale. Vi esorto ad avere fiducia in voi stessi. E sappiate che il Papa è dalla vostra parte e vi sostiene con la sua preghiera perché possiate trovare delle vie concrete e originali per risolvere il problema.

Ricordate, amici miei, che sempre il lavoro è collegato all’unione con Dio. La preghiera e gli altri impegni a carattere religioso non cominciano laddove terminano il lavoro e gli altri obblighi religiosi. Ricordate l’esempio di Gesù di Nazaret, “il figlio del carpentiere” (Mt 13, 55), lui stesso “carpentiere” (cf. Mc 6, 2). Il suo lavoro consisteva anche nel fare la volontà del Padre celeste (cf. Gv 10, 25). Su questo argomento sono certo che i vostri Vescovi e sacerdoti sapranno darvi ulteriori spiegazioni, alla luce della dottrina sociale della Chiesa.

9. Giovani dello Zimbabwe: per accomiatarmi da voi ho scelto le parole della lettera di san Paolo che oggi avete ascoltato: “Benedite coloro che vi perseguitano . . .

Non rendete a nessuno male per male . . . Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini . . . Non lasciarti vincere dal male ma vinci il male con il bene” (Rm 12, 14-21).

Il nostro incontro è giunto alla conclusione. Ma siate certi che vi porterò sempre nel cuore. Siamo uniti nella fratellanza con il nostro Signore e salvatore Gesù Cristo, e resteremo uniti nella preghiera: una preghiera aperta allo Spirito Santo, allo Spirito di verità e di amore; una preghiera che sappia avvicinarci a Maria, nostra madre nella Chiesa, chiedendole di intercedere per noi presso Dio per le necessità del vostro paese e del mondo.

Dio vi benedica!

Dio benedica tutti i giovani dello Zimbabwe!


“Continuate sempre a vivere nell’amore di Dio e ad amarvi l’un l’altro con tutto il cuore”: è questo l’augurio che Giovanni Paolo II rivolge in un messaggio trasmesso in mondovisione, a 50 milioni di giovani e adulti che parteciperanno ad una corsa organizzata in 123 Paesi del mondo dallo “Sport Aid ‘88”, allo scopo di raccogliere offerte da destinare all’infanzia. Il Papa pronuncia il suo messaggio nel corso dell’incontro con i giovani svoltosi nel pomeriggio nel “Glamis Stadium” di Harare.
Queste le parole del Santo Padre.
 

Miei cari bambini,
cari giovani amici di tutto il mondo.

Oggi molti di voi partecipano alla “Corsa contro il Tempo”, un programma mondiale contro la fame e la malattia e di aiuto a tutti i bambini poveri. Nel presentarmi questa torcia, mi avete invitato a partecipare al vostro lodevole sforzo, e sono felice di farlo.

Come ho già detto spesso, i giovani sono la speranza e la promessa del domani. La vostra gioia e il vostro entusiasmo donano a tutti noi un nuovo spirito. La vostra ricerca di ciò che è buono e di ciò che è vero ci ricorda cosa è più importante nella vita e ci dà fiducia nella lotta contro il male. Soprattutto, il vostro desiderio spontaneo di manifestare il vostro amore ci fa ricordare che è l’amore che dà alla vita il suo significato e il suo obiettivo. Come dice san Giovanni, “se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi” (1 Gv 4, 12).

Cari giovani amici, continuate sempre a vivere nell’amore di Dio e ad amarvi l’un l’altro con tutto il cuore. Così “La Corsa contro il Tempo” sarà per il mondo non soltanto una corsa contro la fame e la malattia, ma anche una competizione per la bontà e la giustizia, una competizione di amore che dà a tutti noi nuova speranza e gioia.

Che Dio vi ricolmi di tutti i doni.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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