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VIAGGIO APOSTOLICO IN ZIMBABWE,
BOTSWANA, LESOTHO, SWAZILAND, MOZAMBICO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I RAPPRESENTANTI DEL LAICATO
NELLA CATTEDRALE DI HARARE

Harare (Zimbabwe) - Domenica, 11 settembre 1988

 

“Voi siete il sale della terra . . . Ia luce del mondo” (Mt 5, 13-14).

Cari fratelli e sorelle.

1. Sono molto felice di salutare tutti voi qui presenti, i rappresentanti dei laici dello Zimbabwe. “Il mio amore è con tutti voi in Gesù Cristo” (1 Cor 16, 24).

In voi saluto tutte le vostre famiglie, le vostre parrocchie, le vostre organizzazioni e movimenti, e tutti coloro che nello Zimbabwe cercano la salvezza nella grazia e nella pace di nostro Signore Gesù Cristo.

Siamo riuniti in questa Cattedrale del Sacro Cuore affidata ai padri gesuiti, che saluto e con i quali mi congratulo per il notevole contributo che la Compagnia di Gesù ha offerto alla vita della Chiesa nello Zimbabwe nel secolo scorso. La Cattedrale è un segno tangibile della collaborazione fra i primi gesuiti missionari e gli artigiani ed operai locali. Agli occhi della fede, va ricordato che in Gesù Cristo, l’eterno Verbo fatto uomo, l’amore salvifico di Dio si è manifestato nelle parole: “È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo” (2 Cor 5, 19).

Essere cristiano vuol dire essere stato toccato e trasformato, nel Battesimo, da quell’amore; è come essere rinati spiritualmente quali figli adottivi di Dio ed essere così incorporati nella comunità di fede, Corpo mistico di Cristo, “poiché siamo membra del suo corpo” e “perché siamo membra gli uni degli altri” (Ef 5, 30; 4, 25).

Siamo dunque uniti a ragione della nostra consacrazione battesimale e quali membri della Chiesa. La nostra assemblea è un’espressione vivente del tema della mia visita nello Zimbabwe. “Camminare insieme in Cristo”. Quale gioia più grande per me che quella di condividere questo momento di comunione con voi, nella consapevolezza della nostra sublime chiamata! Insieme noi ci rallegriamo nella dignità che è nostra quali figli e figlie di Dio Padre, fratelli e sorelle in Cristo, un popolo segnato dallo Spirito Santo.

2. La nostra riflessione oggi riguarda il vostro ruolo - quali uomini e donne laici - nella Chiesa e nella società. Cosa significa essere un laico cristiano nella società contemporanea? E qui nello Zimbabwe?

In un periodo di profondi cambiamenti a livello mondiale il Concilio Vaticano II ha aiutato l’intero corpo ecclesiale ad essere consapevole che i laici hanno una vocazione e responsabilità specifica che è essenziale alla vita e alla missione della Chiesa. Come insegna il Concilio, quella vocazione si realizza “vivendo la realtà quotidiana della famiglia e della vita sociale”, e “impegnandosi nelle questioni temporali e ordinandole conformemente al disegno di Dio”. In una parola, “contribuendo, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo” (Lumen Gentium, 31).

I laici sono talvolta definiti “cristiani comuni” o fedeli che “vivono nel mondo”. Tali definizioni non tolgono nulla. È vero che ci sono altri membri della Chiesa che sono segnati da uno speciale carattere sacramentale negli ordini sacri, o che vivono una speciale consacrazione rendendo pubblica testimonianza dei consigli evangelici, quali la castità, la povertà e l’obbedienza. I preti e i religiosi occupano un posto molto speciale ed importante nella vita della Chiesa. Essi hanno il compito di costruire la comunità di fede attraverso un servizio che è soprattutto, sebbene non esclusivamente, spirituale e sacramentale. Essi meritano ed hanno bisogno del vostro rispetto, sostegno ed amicizia.

Ma i laici non devono considerarsi una parte minoritaria della Chiesa. In una comunità di fede “tutti hanno la stessa dignità cristiana”. Tutto il Popolo di Dio è chiamato alla santità nella fede, nella speranza e nella carità. Tutti devono partecipare alla costruzione del Regno di Cristo nel mondo. Guardate come san Paolo paragona la Chiesa al corpo umano; “Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” (1 Cor 12, 27). Nella Chiesa ci sono molti ministeri e servizi diversi e molti doni speciali per la costruzione e l’arricchimento dell’intera comunità. Qualunque sia la vostra condizione sociale, la vostra occupazione o professione, voi, i laici dello Zimbabwe, voi dovete svolgere il vostro reale e vitale dovere cristiano.

3. “Voi siete la luce del mondo . . . il sale della terra”.

Le vostre famiglie e la vostra vita economica, sociale e culturale rappresentano l’orizzonte naturale dei vostri sforzi cristiani. La vita familiare e il mondo del lavoro sono contesti speciali in cui i laici si devono impegnare secondo la testimonianza e il vivere cristiano!

La Scrittura ha cose profonde e meravigliose da dire sulla vita familiare, sull’amore fra marito e moglie, sull’armonia fra genitori e figli, sul sostegno che i membri della famiglia devono darsi l’uno con l’altro, sulla fervente fede in Dio nei grandi e piccoli impegni della vita familiare. Il libro della Genesi descrive gli effetti del primo incontro dell’uomo con la donna: “Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa” (Gen 2, 23). L’esclamazione di Adamo rivela il principio della permanente e fedele alleanza matrimoniale fra marito e moglie: “i due saranno una sola carne” (Gen 2, 24). I bambini sono il frutto del loro amore. “Ecco” dice il salmo “dono del Signore sono i figli, è sua grazia il frutto del grembo” (Sal 127, 3). E bambini e nipoti a loro volta - secondo quanto ci insegna san Paolo - “imparino prima a praticare la pietà verso quelli della propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, poiché è gradito a Dio” (1 Tm 5, 4).

4. Oggi, le basi morali del matrimonio e della vita familiare devono essere difese dallo stress e dalla confusione causate da mutamenti delle circostanze sociali e dalla diffusione di ideologie che intaccano i valori etici cristiani.

Uno dei principali compiti della Chiesa è affermare le “verità” che ispirano e sostengono i valori su cui una giusta e pacifica società può essere costruita. È importante per la Chiesa insegnare - soprattutto attraverso i suoi Vescovi, preti, religiosi e catechisti - che la persona umana, nella piena autenticità del suo essere sociale e personale - e non un’istituzione, né lo Stato, né un partito, né un’impresa commerciale - è la misura dell’autentico progresso. Per questo motivo la Chiesa insiste sull’inviolabilità e sulla dignità della persona umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale.

La tradizionale cultura africana è incentrata sulla famiglia. L’Africa non potrà progredire a meno che le sue famiglie sopravvivano agli attuali cambiamenti sociali. La famiglia africana deve trovare una nuova forza, riaffermare i valori positivi contenuti nella Tradizione e assimilare una più personale dimensione di intesa, di impegno e di amore.

5. Il rispetto per la vita di cui stiamo parlando include anche offrire rifugio alle persone che hanno sofferto la fame o la guerra civile, oppressione o terrore. Quelli tra voi che ricordano i difficili anni trascorsi per ottenere l’indipendenza capiscono bene il comando biblico dal libro del Levitico: “Il forestiero dimorante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri” (Lv 19, 34).

Sfortunatamente, nella maggior parte di questa regione dell’Africa meridionale la violenza è una realtà troppo frequente. Prego con fervore per lo Zimbabwe affinché, attraverso un fortunato processo di riconciliazione nazionale, attraverso l’approccio umanitario ai problemi dei rifugiati nei suoi territori, e attraverso l’affermazione legale e pratica dei diritti umani, esso possa essere un esempio e possa avere influenza positiva sugli altri Paesi nell’urgente compito di stabilire una civiltà di pace e giustizia, una civiltà d’amore.

6. Voi siete stati benedetti con questa meravigliosa nazione, fertile, ricca di risorse che, nel disegno del Creatore, devono essere usate per il bene comune. Come cristiani voi sapete che lavorare per il progresso del vostro Paese è condividere l’opera creativa di Dio. La vostra chiamata cristiana è intrecciare la verità rivelata da Dio e insita nella natura umana - rispettando la vita, l’amore e la solidarietà umana - nel tessuto stesso della società dello Zimmbabwe. Vi invito a rispondere a questa chiamata e ad accoglierla con generosità.

Lo sviluppo è qualcosa di più di un problema tecnico, economico e finanziario. È soprattutto uno sforzo umano che richiede enormi risorse di intelligenza, compassione, un senso di giustizia ed equità, altruismo e amore. Esso “non è un processo rettilineo, quasi automaticamente e di per sé illimitato” (Sollicitudo Rei Socialis, 27). Anche quando le risorse materiali e la competenza tecnica sono valide, il lavoro per l’autentico progresso richiede saggezza e forza morale per plasmare la creazione di Dio rispettando le sue leggi interne, così che essa provveda efficacemente al bene comune, come Dio intese dall’inizio (cf. Gen 1, 28). Il progresso è possibile solo come un grande impegno morale di intelligente collaborazione e solidarietà da parte di tutti i settori della comunità.

L’integrale sviluppo di un popolo deve essere ispirato da uno spirito simile a quello che il Vangelo chiama “conversione-metànoia” cioè “è urgente necessità di un cambiamento degli atteggiamenti spirituali che definiscono i rapporti di ogni uomo con se stesso, col prossimo . . . e con la natura” (Sollicitudo Rei Socialis, 38). Ciò di cui ha bisogno l’Africa è di essere fedele alle proprie tradizioni di condividere le responsabilità per i compiti all’interno della comunità. Lo Zimbabwe ha bisogno di quell’atteggiamento sociale e morale chiamato solidarietà, che deve motivare il vostro impegno di laici “per il bene del prossimo con la disponibilità, in senso evangelico, a «perdersi» a favore dell’altro invece di sfruttarlo e a servirlo invece di opprimerlo” (Sollicitudo Rei Socialis, 38). Solidarietà è “la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siano veramente responsabili di tutti” (Sollicitudo Rei Socialis, 38).

7. È qui che il cristiano laico, uomo o donna, entra in possesso di ciò che gli spetta. È qui che provate voi stessi, “il sale della terra” e “la luce del mondo”. Se voi siete colmati dello Spirito Santo, lo Spirito di amore, compassione e giustizia, che vi rende capaci di agire nella solidarietà con tutti - soprattutto con i più poveri e con i più abbandonati potete rinnovare l’aspetto della terra, potete effettivamente lavorare per il nuovo Zimbabwe che desiderate.

La Chiesa nello Zimbabwe è profondamente impegnata a sviluppare il vostro paese da poco indipendente. Le istituzioni cattoliche di educazione, gli ospedali e le case di cura, e programmi di assistenza sociale - in cui molti di voi sono generosamente impegnati - costituiscono un notevole contributo al benessere della nazione. Nelle zone rurali la Commissione cattolica per lo sviluppo sta lavorando duramente per effettuare cambiamenti in meglio.

Allo stesso modo, voi cattolici, uomini e donne laici, siete chiamati a lavorare per lo sviluppo non solo nelle istituzioni e organizzazioni esistenti nella Chiesa, ma in ogni momento della vita; ovunque, nella vostra vita professionale e sociale rendete testimonianza dei valori del Vangelo e mettete in pratica gli insegnamenti sociali della Chiesa. Come agricoltori, operai e minatori, insegnanti, assistenti sanitari, casalinghe e madri così come donne che lavorano, assistenti sociali, sindacalisti, uomini d’affari, politici e professionisti di tutti i generi dovete essere pienamente convinti che i vostri sforzi e le vostre fatiche, la vostra abilità e i vostri risultati, esercitati nel rispetto dell’ordine morale e con spirito di servizio, siano i pilastri, di una nazione migliore, una patria migliore per voi stessi, le vostre famiglie e i vostri concittadini.

In una parola, cercate di ordinare ogni cosa secondo la volontà di Dio: è tutto vostro, ma voi appartenete a Cristo (cf. 1 Cor 3, 23). Questa è la trasformazione del mondo dall’interno, ciò di cui parla il Concilio. Certamente, un giusto risultato del nostro incontro potrebbe essere da parte vostra la decisione di studiare attentamente la dottrina sociale e morale della Chiesa e di promuovere la sua realizzazione. Ad ogni livello nelle nostre scuole e nei nostri programmi educativi, gli insegnamenti della Chiesa su problemi sociali e morali devono avere un posto preminente.

8. Fratelli e sorelle, laici della Chiesa dello Zimbabwe: un grande compito vi attende. Un immenso peso di responsabilità morale ricade sulle vostre spalle. Ma la fonte della vostra forza è Cristo stesso, in cui si realizza la descrizione del sofferente servo di Isaia: “Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze” (Is 53, 4). Vincendo il peccato e la morte egli ci ha aperto la via della definitiva libertà. In lui le nostre attività umane e i nostri sforzi per risolvere i problemi della società diventano la via della nostra personale e collettiva redenzione (cf. Lc 21, 19).

Cristo va raggiunto attraverso la sua Chiesa, costruita sulle basi degli apostoli. Molti di voi sperimentano la Chiesa in piccole comunità cristiane, dove si ascolta il Vangelo e si impara ad applicare il messaggio del Vangelo alle concrete circostanze della vostra vita. Tali comunità, quali cellule vitali della Chiesa, in unione e armonia con i vostri sacerdoti e Vescovi, le vostre parrocchie e diocesi, devono aiutarvi a servire l’intera comunità attraverso la collaborazione nella costruzione delle vostre famiglie, delle vostre istituzioni, del vostro Paese e dell’intera Chiesa.

“Voi siete la luce del mondo”, soprattutto la luce dello Zimbabwe e dell’Africa meridionale. Abbiate sempre il coraggio di accettare le richieste di tale vocazione! “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16). Possa Dio darvi forza in questo compito!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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