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VIAGGIO APOSTOLICO IN ZIMBABWE,
BOTSWANA, LESOTHO, SWAZILAND, MOZAMBICO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLO ZIMBABWE
NELLA SEDE DELLA NUNZIATURA AD HARARE

Domenica, 11 settembre 1988

 

Miei cari fratelli Vescovi.

1. È con gioia che mi rivolgo a voi, i pastori della Chiesa dello Zimbabwe, all’inizio della mia visita nel vostro Paese e subito dopo il nostro incontro di ieri sera con tutti i Vescovi dell’Africa meridionale, riuniti in occasione della seconda Assemblea Plenaria dell’Incontro Inter-regionale dei Vescovi dell’Africa meridionale.

Questo incontro rappresenta in qualche modo la continuazione delle conversazioni che abbiamo avuto parecchie settimane fa in occasione della vostra visita “ad limina”. Ora ho modo di sperimentare direttamente la vitalità e le aspirazioni delle vostre Chiese particolari. Possa questa visita contribuire a confermare e a rafforzare la comunione di fede e amore che ci unisce nel corpo di Cristo (cf. Lumen Gentium, 7).

Voi vi prendete cura del gregge di Dio da lui affidatovi, ben sapendo che Gesù Cristo, il pastore supremo, è la vostra forza (cf. 1 Pt 5, 2-4). Voi “reggete la casa del Dio vivente” (Lumen Gentium, 18), sull’esempio del Buon Pastore che non venne per essere servito ma per servire e per dare la sua vita per il suo gregge (cf. Mt 20, 28; Gv 10, 11). Sulle orme degli intrepidi araldi del Vangelo, che più di cento anni fa fondarono la Chiesa di questo Paese, voi siete ora mandati a diffondere la buona novella, in obbedienza all’esplicito comandamento di Cristo (cf. Mt 28, 19).

2. Il vostro zelo pastorale si è manifestato in modo particolare, quando il vostro popolo fu coinvolto nella lotta per l’indipendenza e subì le terribili conseguenze del conflitto armato. Oggi, otto anni dopo la fine delle ostilità e la successiva proclamazione della Repubblica dello Zimbabwe, non possiamo che ringraziare Dio per quello che la Chiesa, dietro la vostra guida, ha fatto per accompagnare e assistere la popolazione in quelle circostanze. Le missioni e le istituzioni cattoliche divennero luoghi di rifugio per i perseguitati, centri di assistenza per i feriti, per gli affamati e per i senza tetto. Tutto ciò è stato fatto con amore e coraggio evangelico, senza discriminazioni di razza, di credo o di fede politica.

Nel riprendere le vostre attività pastorali all’alba della nuova Repubblica, voi offriste immediatamente il vostro appoggio nell’opera di ricostruzione e nell’edificazione di una nuova società. In questo voi aveste la collaborazione di un popolo orgoglioso della sua nuova dignità e consapevole di avere acquisito un’identità nazionale tra le altre nazioni dell’Africa e del mondo.

In simili processi storici vi sono diversi momenti di luce ed ombre. Senza dubbio, voi avete dato e continuate a dare un contributo indispensabile al processo di riconciliazione nazionale tra le parti avverse e tra i gruppi etnici e tribali che hanno costituito la nuova nazione.

3. Quali pastori della Chiesa voi avete insegnato che la riconciliazione, per essere autentica e duratura, deve passare attraverso il perdono e il pentimento, vale a dire, attraverso una conversione del cuore. La Chiesa, che è “sacramento, cioè segno e strumento di riconciliazione” (Reconciliatio et Paenitentia, 11), non è destinata soltanto a riconciliarsi al suo interno, vale a dire con i suoi membri che appartengono a gruppi etnici e sociali diversi, ma deve anche essere al servizio della riconciliazione nella società. Il ritorno a Dio è la via del ritorno dell’uomo all’uomo, poiché restituisce la fratellanza, la solidarietà e la pace agli individui e ai gruppi.

4. A partire dall’indipendenza, voi avete compiuto molti sforzi per migliorare ed aggiornare gli strumenti e i metodi di evangelizzazione. Sono state create nuove strutture. Ma è sempre importante garantire che la portata di tali strutture organizzative non sminuisca lo zelo evangelico e il dinamismo dei tempi passati.

Collaborando nella Conferenza episcopale dello Zimbabwe, voi avete compreso quanto sia importante concertare un programma nazionale di evangelizzazione e di crescita ecclesiale. L’esempio delle azioni congiunte dei Vescovi è molto importante per il modo in cui i sacerdoti e i religiosi lavorano insieme in armonia e condividono le responsabilità delle diverse forme di apostolato in ciascuna diocesi.

La vostra collaborazione con le altre Conferenze Episcopali dell’Africa meridionale, attraverso l’IMBISA, vi aiuta a vincere la tendenza a limitarvi alle preoccupazioni della Chiesa nel vostro Paese. Essa è l’autentica espressione di ciò che il Concilio richiede ai membri del collegio episcopale, vale a dire, di avere “una sollecitudine per la Chiesa universale” (Lumen Gentium, 23).

5. E tuttavia, il compito più urgente di un Vescovo è la cura pastorale e la guida della sua diocesi. La sua prima occupazione è il ministero rivolto ai suoi sacerdoti e religiosi, ai suoi fedeli. I vostri sacerdoti dovrebbero sentirsi pienamente compresi ed appoggiati da voi nella loro vita e nell’apostolato. Religiosi e religiose dovrebbero trovare in voi una guida spirituale intelligente e sensibile che sappia incoraggiare il carisma di ogni congregazione, coordinando al tempo stesso un programma concertato di attività pastorali e diocesane.

Come ho già ricordato in occasione della vostra visita “ad limina”, siamo rincuorati dal fatto che il numero delle vocazioni al sacerdozio ed alla vita religiosa sta aumentando. Questo accresce la responsabilità di tutti coloro che si preoccupano di dare a questi candidati la formazione migliore e più completa possibile. Allo stesso modo vi incoraggio e vi esorto a continuare i vostri sforzi per mettere in pratica gli orientamenti che il recente Sinodo dei Vescovi ha dato in relazione al ruolo ed alla missione dei laici nella Chiesa e nella società.

La Chiesa dello Zimbabwe col tempo potrà fare sempre più affidamento sulle sue risorse. In un certo senso la comunità ecclesiale è sfidata a raggiungere la sua piena maturità in un breve periodo di tempo. Inoltre la Chiesa, qui come altrove, è una Chiesa missionaria e dovrebbe fare tutto il possibile per fornire personale preparato in grado di rispondere alle necessità di altre zone, specialmente in Africa.

6. L’educazione rappresenta una priorità pastorale in tutte le vostre diocesi. Voi siete giustamente convinti che la Chiesa debba continuare le sue attività in questo campo, dando un importante contributo alla costruzione della comunità nazionale e accompagnando gli sforzi del governo volti a fornire un’istruzione qualificata a tutti i giovani dello Zimbabwe.

Se avete manifestato qualche preoccupazione riguardo ad alcuni aspetti della recente legislazione, lo avete fatto in uno spirito di dialogo e collaborazione e con il desiderio di garantire l’identità cattolica delle vostre scuole. Affermando che i genitori sono i primi e più importanti educatori dei loro figli, e dovrebbero quindi disporre di una autentica libertà nella scelta delle loro scuole, il Concilio Vaticano II, esorta le autorità pubbliche a creare condizioni in cui i genitori possano provvedere all’educazione dei loro figli conformemente ai loro principi morali e religiosi (cf. Gravissimum Educationis, 3 e 6). Il Concilio afferma nuovamente il diritto della Chiesa a fondare e a gestire scuole, così da permettere ai genitori cattolici di adempiere ai loro obblighi riguardanti l’educazione dei loro figli (cf. Gravissimum Educationis, 8). Questo implica da parte della legge civile, il rispetto del diritto per le autorità cattoliche di scegliere i responsabili e gli insegnanti di questi istituti, così da mantenerne l’impronta cattolica. Vi incoraggio a continuare il dialogo con le autorità pubbliche per quanto concerne tale questione che è di grande importanza per la vita del Paese.

7. Miei cari confratelli Vescovi, è ben noto il vostro operato a favore di maggiore giustizia e correttezza nelle questioni umane. A questo si aggiunge la vostra sollecitudine per i poveri e per i membri più indifesi della società. Recentemente avete mostrato grande preoccupazione per il problema dei tanti profughi che hanno trovato rifugio presso il confine con il Mozambico. La condizione di milioni di profughi nei diversi continenti è una ferita dolorosa che incarna e rivela gli squilibri e i conflitti del mondo moderno (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 24). Io continuerò ad appellarmi alla comunità internazionale affinché venga in aiuto a questi gruppi e affinché cerchi di risolvere i problemi che sono alla base di così grandi sofferenze. Al tempo stesso voi siete chiamati ad emulare l’operato del Buon Samaritano con amore e compassione evangelica.

Fratelli Vescovi, a conclusione di questo breve discorso, mi rivolgo a Maria santissima, Madre di Dio e madre nostra. La Chiesa intera l’ha onorata e pregata ardentemente durante questo anno mariano che abbiamo recentemente concluso. Che il suo amore materno accompagni la mia visita pastorale in questo paese. E che protegga voi, i vostri sacerdoti, i religiosi e i laici nella risposta alla vostra vocazione ecclesiale nel nuovo Zimbabwe, mentre ci avviciniamo al terzo millennio. Che ella, che tutto può con la sua intercessione, invochi la benedizione di Dio sul vostro paese e sulle altre nazioni dell’Africa meridionale.

La pace di Dio discenda sulla Chiesa dello Zimbabwe!

Che il suo amore risplenda su tutti gli abitanti di questa promettente terra!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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