|
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AD UN GRUPPO DI ABATI E PRIORI BENEDETTINI
Lunedì, 26 settembre 1988
Venerabile Abate Primate, e
venerati abati e priori benedettini.
Come è
bello e come è dolce non solo che i fratelli vivano insieme, come il vostro
padre Benedetto vi ha dato come regola con meravigliosa saggezza, ma anche che i
fratelli vivano in armonia, cioè per meglio comprendere, amare più fortemente, e
mettere in atto più pienamente l’unità di intenti di vita!
Ci è
motivo di gioia e gratitudine il fatto di potervi vedere riuniti davanti a noi e
di porgervi un affettuosissimo saluto, poiché ben sappiamo con quanto amore al
vostro ordine e con quanta fedeltà alle vostre solide tradizioni, in questi
ultimi giorni abbiate messo in comune le vostre opinioni e le vostre esperienze
di vita benedettina in tutto il mondo.
Avete
cercato con lodevole passione le vie nello Spirito Santo e con prudenza avete
esaminato i metodi migliori, con i quali la vostra particolarissima vocazione
benedettina e l’istituzione secolare del vostro ordine possa in questa nostra
epoca innanzitutto essere al servizio dell’annuncio evangelico di Cristo,
dell’attuazione illuminata dell’ultimo Concilio, delle necessità pastorali che
nei nostri giorni sono in continua crescita. Siamo perfettamente consapevoli e
siamo in consonanza con voi su quanto sia difficile questo cammino e questa
attuazione, quanta esperienza richieda questo nobile compito. Ma riteniamo anche
che non si debba desistere; anzi si deve con costanza perseverare sotto la guida
dello Spirito Santo.
La “lectio
divina”, lasciatavi dal vostro previdentissimo padre e legislatore Benedetto, e
affidatavi con amore illuminerà le vostre menti, confermerà le vostre intenzioni
nell’interpretare e nel valutare nel modo più giovevole la vostra vita
benedettina. La comunità della Chiesa cattolica aspetta da voi e dai vostri
fratelli nelle regioni in cui è presente la vostra confederazione, e insieme
desidera, un esempio manifesto della vostra vita monastica, fedele alla sacra
liturgia secondo le vere intenzioni della Chiesa, un culto e una assidua cura
degli studi umanistici.
Voi dovete
dedicarvi allo studio di libri della Sacra Scrittura, e ai Padri della Chiesa
d’oriente e d’occidente, e alle lingue greca e latina, onde poter continuare ad
attingere solide dottrine nell’esperienza di tutta la Chiesa. In seguito a ciò
anche la vostra attività apostolica nelle parrocchie, nelle scuole, nelle
missioni non sarà estranea alla vostra vocazione benedettina, ma al contrario
prospererà e troverà la sua pienezza, se quotidianamente riceverete nutrimento e
luce, incitamento e conforto dalle fonti più sane della vostra tradizione.
Desideravamo comunicarvi brevemente e sinceramente questi nostri pensieri e
riflessioni, data l’occasione tanto singolare che ci veniva offerta.
Confidiamo
in voi con tutto il cuore; saremo presenti a voi ancora in seguito quando sarete
lontani. Ci congratuliamo con il vostro Abate Primate, che è qui presente, della
proroga del suo incarico e gli auguriamo con fervide preghiere una fecondissima
attività.
Ad ognuno
di voi, che di nuovo volentieri salutiamo, auguriamo il più rigoglioso fiorire
delle vostre comunità e vigore spirituale.
Vorremmo
poter cantare sempre in gregoriano, di cui giustamente vantate la pratica
quotidiana, il “Te Deum”, per il felicissimo esito di questo vostro riunirvi,
con l’aiuto anche della nostra benedizione apostolica, che impartiamo sia a voi
che siete presenti, sia a tutte le vostre case.
©
Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
|