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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PARTECIPANTI
AL CONVEGNO DELLA «FONDAZIONE GIOVANNI PAOLO II»

Giovedì, 29 settembre 1988

 

Cari fratelli e sorelle, amatissimi connazionali!

1. Il nostro odierno incontro rappresenta un’altra tappa nella storia di quest’opera quale la Fondazione Vaticana Giovanni Paolo II con le sue istituzioni: la Casa Polacca (“Dom Polski”), l’Istituto Polacco di Cultura Cristiana ed il Centro di Documentazione del Pontificato. La tradizione di questi incontri risale - come è noto - al 1981 quando mi è stata consegnata la Casa Polacca come dono delle comunità polacche di tutto il mondo. Mi rallegra il nostro incontro in quanto testimonia il fatto che vi sono cari gli obiettivi ed i compiti della Fondazione e delle istituzioni ad essa subordinate, definiti nello statuto, e che li considerate come vostri.

2. Do il benvenuto e saluto cordialmente tutti i presenti. In voi e tramite voi do il benvenuto e saluto tutti i gruppi e le persone che rappresentate. Rivolgo un saluto speciale ai Vescovi qui presenti, in particolare al Cardinale Jozef Glemp, Primate della Polonia e responsabile della pastorale delle comunità polacche all’estero; a monsignor Theodore E. McCarrick di Newark, New Jersey; a monsignor Adam Maida di Green Bay, Protettore e Moderatore dei Circoli di Amici della Fondazione negli Stati Uniti e a monsignor Edward Urban Kmiec, Vescovo ausiliare di Trenton (N. J.). Saluto i presidenti dei Circoli di Amici della Fondazione convenuti qui da vari Paesi del mondo, come pure i rappresentanti delle comunità polacche sparse in tutto il mondo, di tutte le generazioni.

In modo particolare desidero dare il benvenuto e salutare quegli ospiti e benefattori i cui nomi sono stati commemorati dalla Fondazione sulla speciale targa dei fondatori.

Saluto cordialmente i membri del consiglio d’amministrazione della Fondazione guidati da monsignor Szczepan Wesoly e tutti i dipendenti delle varie istituzioni.

3. Venite a Roma come pellegrini ed amici della Fondazione. Come pellegrini desiderate rafforzare la vostra fede, ravvivare l’amore e la speranza. Come amici della Fondazione volete vedere l’opera da vicino e conoscere meglio le istituzioni ad essa subordinate, delle quali giustamente potete essere fieri. E come amici preoccupati per il futuro dell’opera, in occasione del decennio del Pontificato mi portate un nuovo dono, “il Fondo Perpetuo”, il cui scopo è assicurare lo sviluppo della Fondazione. Questo dono è tanto più prezioso in quanto rappresenta il frutto del lavoro, sacrifici, generosità e sollecitudine solidale di varie persone, famiglie, comunità ecclesiali, benemerite associazioni ed organizzazioni patriottiche, caritatevoli e sociali, vari circoli, club, comitati, società, confraternite, centri ed istituti culturali, scientifici, religiosi, come pure alcuni benefattori anonimi. Questo dono comprende anche i lasciti testamentari di coloro che sono già stati chiamati alla casa del Padre.

So che un ruolo di primo piano nella istituzione del “Fondo Perpetuo” viene svolto dai già numerosi Circoli di Amici della Fondazione in vari Paesi ed i loro animatori ai quali esprimo la mia speciale stima.

Accetto il vostro dono con gratitudine. È per me motivo di soddisfazione che la Fondazione iscriva i vostri nomi nell’elenco dei fondatori e dei benefattori. Non è possibile nominarli tutti: è stato calcolato che questo dono viene da trecentocinquantaquattro persone e novantasette organizzazioni di polacchi all’estero di sedici Paesi. Permettetemi almeno di elencare i Paesi dove vivono e lavorano i donatori - in ordine alfabetico - Argentina, Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Italia, Nuova Zelanda, Olanda, Polonia, Repubblica Federale di Germania, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Venezuela.

Includo tutti i donatori nella preghiera di gratitudine e vi dico un cordiale: “Dio vi ricompensi”!

Nella preghiera accorata raccomando a Dio i defunti benefattori della Fondazione, in particolare Klemens Zablocki, membro del Congresso degli Stati Uniti, collaboratore del consiglio d’amministrazione della Fondazione; Alojzy Mazewski, presidente del Congresso dei Polacchi in America; e tra i sacerdoti monsignor Artur Wojciech Rojek. Eterno riposo dona loro, Signore!

4. Nel settimo capitolo della costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium il Concilio Vaticano II ci ricorda la verità sul Popolo di Dio pellegrinante. Il cristiano è l’uomo la cui vita è un perenne pellegrinaggio. Sa di non avere sulla terra una dimora fissa, e di pellegrinare attraverso essa verso la casa del Padre (cf. Lumen Gentium, 48-51). Questa universale e religiosa dimensione del pellegrinaggio diventa particolarmente familiare soprattutto qui a Roma. È in un certo senso più palpabile nella capitale del cristianesimo, perché legata all’eredità dei santi apostoli Pietro e Paolo, legata alla Chiesa che - secondo la espressione di sant’Ignazio di Antiochia - “presiede nella carità”.

A causa del suo carattere religioso e storico Roma è diventata un punto di riferimento sia per quanto riguarda il pellegrinare escatologico della Chiesa, sia per i pellegrinaggi spirituali dei popoli e delle culture nel corso dei secoli. Non stupisce quindi se i popoli, le nazioni, le società e le culture, e quindi anche la nostra nazione e anche la nostra cultura - che da Roma hanno ricevuto il cristianesimo come religione e come cultura - desiderano in qualche senso essere presenti in questa città che costituisce un punto di riferimento, una chiave di unità nella molteplicità.

Lo capiva bene il Cardinale Stanislaw Hozjusz quando oltre quattrocento anni or sono fondava a Roma l’Ospizio di san Stanislao, Vescovo e martire, che nel corso dei secoli è diventato il simbolo del nostro pellegrinare ed il segno della nostra presenza nella città eterna.

La Casa Polacca in via Cassia e le altre istituzioni della Fondazione sono il passo successivo sulla strada intrapresa dal Cardinale Hozjusz; la tappa corrispondente alle possibilità e alle esigenze dei tempi in cui viviamo. Sono atte a servire il pellegrinare dei popoli, delle nazioni, della storia, delle culture. Permettetemi a questo punto di citare le parole che ho pronunciato sette anni fa in questa Casa, accettando il dono delle comunità polacche nel mondo:

“. . . ho molto desiderato, e desidero che questa Fondazione, questa Casa serva non solo ai pellegrinaggi nel senso religioso, ma anche in quel senso particolare, che serva - se posso esprimermi in questo modo - al pellegrinare della nostra cultura, che definisca il suo punto di partenza, che definisca tutti i suoi punti d’arrivo, perché tracci tutti i punti d’incontro con altre culture, tradizioni, storie nell’ambito di una grande cultura cristiana, tradizione cristiana, storia della Chiesa ed anche storia dell’umanità. A ciò dovrebbe servire in modo particolare questa Casa. Penso che definendo i suoi compiti in questo modo realizziamo i desideri dei donatori. Penso che la nostra epoca, il ventesimo secolo, il tempo di un particolare pellegrinare dei polacchi ha bisogno di tale espressione e di tale utilità” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, IV, 2 [1981] 572 ss).

5. Questi presupposti - per quanto ne so - vengono realizzati coerentemente.

La Casa Polacca ha accolto nel 1987, come negli anni precedenti, oltre cinquemilacinquecento persone venute in gruppi o individualmente, soprattutto dalla Polonia, ma anche dalle comunità di emigrati e dai centri missionari. La Casa ha offerto spesso l’aiuto samaritano ai ragazzi ed ai giovani in cerca di alloggio. È aperta agli esercizi spirituali, ritiri, simposi, conferenze, università estive, corsi, concerti, dibattiti e consultazioni. Spesso vengono qui persone che desiderano visitare la Casa e conoscere il patrimonio del centro di documentazione del Pontificato. Questo centro continuamente si sviluppa e si arricchisce. Raccoglie documenti, libri, materiali audiovisivi, registrazioni musicali, materiale filatelico e numismatico ed altre testimonianze legate all’attuale Pontificato, ai viaggi papali, agli incontri con i pellegrini polacchi a Roma e fuori Roma. È in un certo qual modo un capitolo della storia che scriviamo tutti quanti insieme. Possiamo supporre che per i posteri esso sarà non solo un punto di riferimento, ma anche una sfida storica.

6. Scrutando in occasione del nostro incontro il passato, e soprattutto guardando il futuro della Fondazione, che sostenete con tanta benevolenza attraverso il “Fondo Perpetuo”, possiamo scorgere alcuni tratti che nettamente caratterizzano i suoi interessi, soprattutto nell’ambito della cultura cristiana. L’attività della Fondazione è da un lato indirizzata alla Polonia nel senso geografico ed etnico, dall’altro lato invece - nello spirito dell’universalismo cristiano - ad ogni uomo a cui sono cari i valori umani e quelli religiosi.

Meritano un riconoscimento le iniziative dell’Istituto Polacco di Cultura Cristiana atte ad approfondire a far conoscere agli altri il nostro oltre millenario patrimonio. Esse vengono realizzate attraverso gli studi sull’etica della vita familiare e sociale, sulla storia, sulla nostra letteratura ed attività artistiche, ed anche mediante una riflessione morale e l’incoraggiamento alla ricerca scientifica offerto alla giovane generazione: ne va di capire meglio la propria identità nella luce della fede e della ragione.

Questo compito si pone davanti ai connazionali che vivono sia in patria che all’estero. Perché qui entrano in gioco i grandi valori cari a noi tutti. Bisogna quindi apprezzare e facilitare la “penetrazione” del patrimonio culturale polacco verso la comunità di polacchi che risiedono all’estero, come pure del grande patrimonio di queste comunità verso la Polonia. Perché la comunità dei polacchi che vivono fuori della Polonia acquista un’identità culturale sempre maggiore. E si tratta non solo di uno scambio tra la Polonia e le comunità all’estero, ma di un’opera di complemento di questi due elementi dell’unità nazionale e culturale nell’unico centro romano. Come è noto, le comunità di emigrati colmano quelle lacune che in patria si formano in molti campi, soprattutto nel campo della storia.

Il programma delle celebrazioni prevede un incontro d’informazione durante il quale verranno presentate più dettagliatamente le iniziative realizzate, le notizie sulle quali man mano riferisce del resto la “Kronika Rzymska”. Un’attenzione particolare meritano le università ossia i corsi estivi di cultura polacca per i giovani delle comunità di emigrati. Ad essi hanno partecipato giovani venuti dagli Stati Uniti, dal Canada, dalla Gran Bretagna, dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Svizzera, dall’Argentina e dal Belgio.

7. Non dobbiamo dimenticare anche il fatto che la nostra cultura cristiana è contrassegnata da un carattere slavo-centroeuropeo. Perché è nata in una determinata epoca, una determinata famiglia di nazioni ed in un determinato punto dell’Europa. Le esperienze di questo ambito culturale - composto di lingue, strutture sociali e politiche, costumi, stile di vita, sensibilità ed espressioni artistiche - si sono talmente integrate al messaggio evangelico che oggi si può parlare benissimo di una cultura cristiana slava a parte, che è nello stesso tempo una cultura europea. Ciò è stato testimoniato quando gli apostoli degli slavi - Cirillo e Metodio - sono stati proclamati - accanto a san Benedetto - come patroni d’Europa.

Oggi siamo più coscienti rispetto al passato del fatto che la penetrazione reciproca della cultura e della fede, della cultura polacca e delle culture dei popoli delle nazioni vicine, conduce ad un reciproco arricchimento in nuovi ed alti valori spirituali, e produce in noi un senso di solidale corresponsabilità per quei valori che sono il nostro comune patrimonio e retaggio.

Sono molto significative da questo punto di vista le iniziative dell’Istituto Polacco di Cultura Cristiana, realizzate insieme con altre istituzioni e centri: simposi di studio, ricerche e pubblicazioni atte a mostrare nel giusto modo il patrimonio cristiano dell’Europa, il legame tra il Vangelo e la cultura nell’Europa centrale, il patrimonio cristiano del Battesimo della Lituania e della Rus’ di Kiev.

8. A marzo di quest’anno, nella cappella della Casa Polacca in via Cassia è stata benedetta e poi appesa una croce di legno, dono di monsignor Zdzislw Peszkowski, professore a Orchard Lake, la quale riproduce la croce della regina Edvige custodita nella cattedrale di Wawel. La croce - segno di salvezza, di vittoria della vita sulla morte della più alta elevazione dell’uomo, segno d’amore e di speranza.

Davanti a quella croce la beata regina “ascoltava la voce delle ferite di Cristo”, conosceva il contenuto e il limite del suo amore, ritrovava la sua vocazione in mezzo ai popoli ed alle nazioni che doveva abbracciare con il suo cuore, intuiva i piani di Dio nei confronti della Polonia, della Lituania e delle terre russe (cf. “Homilia in sacrosancto templo cathedrali Cracoviensi a Summo Pontifice infra Missam habita”, die 10 iun. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 2 [1987] 2105 ss).

È bene che la copia della croce della beata Edvige sia giunta nella Casa Polacca da Wawel, luogo di una testimonianza particolare. È molto eloquente.

Qui e da qui illumini ora e parli con la potenza dell’amore di Cristo “sino alla fine” (Gv 13, 1). Parli a tutte le generazioni di pellegrini e di spiriti, divenuti l’ispirazione dell’intera attività della Fondazione e delle sue istituzioni, ispirate per i Circoli di Amici della Fondazione e per tutti i benefattori. Sia un orientamento nella realizzazione dei compiti intrapresi.

9. Vi ringrazio cordialmente dell’odierno incontro, della vostra visita e del dono prezioso. Grazie a questa generosità la nostra comune opera può svilupparsi ed attuare sempre meglio i suoi propositi. Vi ringrazio per le preghiere con le quali sostenete il mio ministero pontificale sia qui, a Roma, sia in altri Paesi del mondo, verso i quali la Provvidenza divina guida i miei passi.

Desidero che il mio ringraziamento e la mia benedizione giungano anche ai vostri cari, alle vostre famiglie, alle vostre parrocchie, alle diocesi, a tutte le comunità ed organizzazioni che rappresentate, ai singoli Circoli di Amici della Fondazione, a tutti i polacchi che risiedono all’estero, a tutti i miei connazionali che vivono in patria e fuori dei suoi confini.

Nella mia preghiera raccomando tutti a Dio per intercessione della Madonna. Ella ha compreso meglio di tutti il mistero della croce e la potenza dell’amore salvifico di Cristo. Sotto la croce è divenuta la Madre di ogni uomo, di tutti noi.

Vi benedico di cuore: in nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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