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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DELEGATI DEL
«CONSIGLIO NAZIONALE
DELLE CHIESE DI CRISTO NEGLI STATI UNITI»

Venerdì, 14 aprile 1989

 

Cari fratelli in Cristo.

Sono lieto di avere questa occasione di incontrarmi con voi, delegati del consiglio nazionale delle Chiese di Cristo negli Stati Uniti, durante la vostra visita a Roma. In questo tempo pasquale ci rallegriamo all’annuncio dell’angelo alle donne presso la tomba: “Non è qui. È risorto, come aveva detto” (Mt 28, 6). Questa buona Novella di vita e salvezza rinnovi la nostra speranza oggi e per sempre.

Ho un ricordo molto positivo dell’incontro con i responsabili cristiani a Columbia, nella Carolina del Sud, durante la mia visita pastorale negli Stati Uniti del 1987. La nostra conversazione, così come l’ufficio ecumenico di preghiera successivo, furono commoventi. Sono grato per il caldo benvenuto e per tutto quanto fu fatto dal consiglio nazionale delle Chiese in collaborazione con i Vescovi cattolici per assicurare il positivo svolgimento di quella giornata. So che alcuni di voi furono personalmente implicati e desidero ringraziarli.

La vostra presenza qui oggi continua, in un certo senso la conversazione di allora. Voi avete espresso la speranza che la riunione di questa settimana aiuti l’approfondimento delle relazioni ecumeniche tra il vostro consiglio e la Chiesa cattolica, mentre ci avviciniamo al terzo millennio della cristianità. Condivido questa speranza nella ferma convinzione che dobbiamo percorrere la strada della riconciliazione in obbedienza alla volontà di Cristo.

I punti fondamentali del vostro incontro sono di grande interesse per le Chiese cristiane. Il problema dell’inculturazione, del razzismo, della collegialità, la valutazione dei risultati del dialogo ecumenico e delle future possibilità dell’ecumenismo: tutti questi temi richiedono uno studio e preghiera continui come parte della nostra ricerca di una più profonda fraternità. Come discepoli di Cristo noi condividiamo le gioie e le speranze, le sofferenze e le angosce degli uomini di oggi. Insieme siamo chiamati a dare testimonianza a Cristo in un mondo che cerca la fede, la speranza e la carità.

A noi che ci impegniamo per una più grande comunione, le Scritture offrono un orizzonte fondamentale: è l’orizzonte della fedeltà a Cristo risorto. Secondo le parole di san Paolo, noi dobbiamo “rimanere saldi nel Signore” (Fil 4, 1). Cari amici, non è forse la fedeltà al Signore l’unico sicuro fondamento del nostro lavoro ecumenico e di tutti i nostri sforzi per la giustizia e la pace? Sono fiducioso che, cercando di restare sempre fedeli al Signore, la causa dell’ecumenismo negli Stati Uniti farà grandi progressi. Con la preghiera e l’esempio di san Pietro e san Paolo, che diedero la loro vita per Cristo in questa città, possiamo noi crescere insieme nell’essere “radicati e fondati in lui” (Col 2, 7).

Su ciascuno di voi, sulle Chiese e le comunità da voi rappresentate invoco una piena misura di grazia e pace da Dio nostro Padre e il Signore Gesù Cristo.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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