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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELL
A COSTA RICA
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 21 aprile 1989

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. Rendo grazie a Dio per la gioia di questo incontro con voi, Pastori della Chiesa in Costa Rica, venuti a Roma per la vostra “Visita ad limina”. Con questa visita avete voluto dimostrare ancora una volta la vostra profonda unione con la Sede Apostolica e venerare, continuando la antica e sacra tradizione, i sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo, e insieme prendere contatto con gli organismi della Curia romana, la quale - a causa del suo diaconato universale - si presenta sempre più unita al ministero di Pietro e, per tanto, “strettissimamente congiunta con i Vescovi di tutto il mondo”; d’altra parte “gli stessi Pastori e le loro Chiese sono i primi e i principali beneficiari della sua opera” (Pastor Bonus, 9).

La vostra presenza qui dimostra come fra la Chiesa che vive e peregrina in Costa Rica e la Sede di Pietro, esiste una intima comunione, che non è solo affettiva - come ho potuto ben comprovare durante le giornate, ancora vive nel ricordo, del mio viaggio pastorale in quella amata terra nel marzo del 1983 - ma anche effettiva, poiché trascende le nostre persone, le nostre azioni e gli stessi segni da noi realizzati, fondandosi nella divina volontà di Cristo Signore riguardo alla condizione visibile della sua Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica.

2. Ringrazio vivamente per le parole che a nome di tutti mi ha rivolto monsignor Román Arrieta, Presidente della vostra Conferenza Episcopale, in cui si rispecchia il vostro profondo spirito di fede e l’ardente amore per la Chiesa. Le problematiche e gli aneliti che avete espresso, uniti alle conversazioni con ognuno di voi ed alla lettura delle relazioni quinquennali, mi hanno permesso di conoscere ancor di più la realtà concreta delle vostre diocesi, e di individuare tutti gli sforzi realizzati nei diversi campi dell’azione pastorale.

Ho potuto avvertire in voi una grande volontà di proclamare la verità su Dio, la Chiesa e l’uomo; l’attenzione nel celebrare la divina liturgia, fonte di santificazione per i credenti; lo spirito di sacrificio per guidare il Popolo di Dio “di buon animo . . . facendovi modelli del gregge” (1 Pt 5, 3).

Motivo di particolare gioia è stato il constatare l’aumento delle vocazioni alla vita consacrata, così come la vostra sollecitudine nell’affidarle a formatori idonei e qualificati; il fermo proposito di evangelizzazione delle famiglie, di fronte alle forze che tendono a disgregarle; l’attenzione che prestate alla gioventù; la preoccupazione per i poveri e per le situazioni che reclamano una maggior giustizia sociale; la vitalità dei movimenti apostolici; tutto ciò vissuto con una chiara coscienza ecclesiale e con il ricorso a tutti i mezzi a disposizione, compresi i moderni sistemi di comunicazione, in particolare la rete delle sette emittenti cattoliche presenti nel vostro Paese. A tutto ciò vi spinge la vostra convinta volontà di servire l’uomo, annunciando senza tregua il Vangelo, potenza di Dio per la salvezza di tutti coloro che credono (cf. Rm 1, 16).

Congratulandomi con voi per il lavoro realizzato e rendendo grazie a Dio per le mete conseguite, desidero proporvi alcune riflessioni riguardo ai temi attualmente più salienti della vita ecclesiale del Costa Rica.

3. Si avvicina il quinto centenario della evangelizzazione dell’America, e questa data, come ben sapete, deve essere l’occasione propizia per dare un vigoroso impulso alla nuova evangelizzazione. Ogni fedele, ogni diocesi, ogni paese, tutta la Chiesa americana, deve fare propria l’idea di questo rinnovamento. Ognuno deve rinnovarsi interiormente; organizzare la propria vita come un’opera di servizio a Dio ed agli altri che si realizza tutti i giorni. In questa opera di rinnovamento, occorre evidenziare, in quanto compito principale, il vostro ministero di Pastori.

Voi siete, amati fratelli, inviati dal Buon Pastore che chiama le sue pecorelle per nome e le porta con sé. “Quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce” (Gv 10, 3-4). Voi - secondo le parole del Concilio Vaticano II - “posti dallo Spirito Santo succedete agli Apostoli come Pastori delle anime e, insieme col Sommo Pontefice e sotto la sua autorità, avete la missione di perpetuare l’opera di Cristo, Pastore eterno” (Christus Dominus, 2). Perciò il vostro ministero episcopale si deve integrare nella prospettiva del piano divino di redenzione, come dispensatore di quella luce e vita che viene dalla Parola e dai sacramenti. Siete, perciò, “araldi della fede” e “dottori autentici” (Lumen Gentium, 25); di conseguenza, la coscienza della vostra missione vi deve spingere a proclamare con coraggio, nella sua integrità, quella verità che è Cristo stesso (Gv 14, 6), e difenderla da interpretazioni riduttive e ideologiche. È giusto che la verità si trasmetta con un linguaggio accessibile ai destinatari, ma questo non deve ridurre la pienezza della verità stessa.

4. La vostra parola, pronunciata “in ogni occasione, opportuna e non opportuna” (2 Tm 4, 2) dovrà orientare, soprattutto, essere capace di illuminare il cammino di tutta la comunità ecclesiale del Costa Rica. Questa in verità è una missione ardua ed esigente, non priva, in certe circostanze, di difficoltà; ma è estremamente necessaria alla Chiesa di oggi e deve essere realizzata senza risparmiare energie e sforzi. Desidero che vi serva di consolazione sapere che il Papa vi è vicino con un ricordo che si fa preghiera, e che fa proprie le lotte, le necessità, le aspirazioni che vi accompagnano. Con noi c’è lo Spirito consolatore che non è uno Spirito di timore, bensì di forza, di amore e di saggezza (cf. 2 Tm 1, 7).

Riguardo al sacro dovere di trasmettere la verità in tutta la sua integrità, occorre promuovere instancabilmente una evangelizzazione e una catechesi che affrontino allo stesso tempo l’offensiva delle sètte e delle erronee proposte di liberazione e di salvezza; sono al corrente del serio impegno che ha portato alla realizzazione del Sinodo arcidiocesano e dello sforzo per elaborare, in altre diocesi, un piano globale di pastorale. Congratulandomi con voi per questi risultati, desidero sottolineare che i piani pastorali sono sempre di grande utilità quando sono inquadrati solidamente nella fede e nella dottrina del Magistero della Chiesa, per potere così illuminare a partire dal Vangelo il contesto sociale e trasformarlo secondo criteri e metodi genuinamente evangelici.

5. Per l’attuazione della vostra missione, contate sulla insostituibile cooperazione dei presbìteri, che devono vivere uniti al loro Vescovo “come le corde con la lira”, secondo l’espressione di sant’Ignazio di Antiochia (Ad Ephesios, 4). Essi ricevettero un giorno “lo spirito di Santità - così afferma la formula dell’ordinazione - e, chiamati, consacrati ed inviati, si dedicano al bene dei propri fratelli, i quali desiderano vedere nei sacerdoti “i ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4, 1).

Da qui consegue che lo stesso presbiterio deve essere oggetto della prioritaria sollecitudine di ogni Vescovo. Questo vi porterà a prestare attenzione alle sue necessità spirituali e materiali, ad accorrere in suo aiuto quando ci siano difficoltà, a non permettere che nessuno si senta dimenticato. Ricolmi di carità, aiuterete principalmente coloro che, per malattia o vecchiaia, potrebbero essere i più bisognosi.

Secondo questa stessa linea, l’incremento del numero delle vocazioni al sacerdozio in Costa Rica - oltre ad essere motivo per rendere grazie a Dio - deve costituire anche l’esigenza di un’attenzione particolare da parte vostra nello scegliere i candidati più idonei e nel loro consolidamento grazie ad un’intensa opera di formazione spirituale, intellettuale ed umana. Infatti, lo studio delle discipline teologiche alla luce della fede e sotto la guida del Magistero della Chiesa, deve essere accompagnato da una attenta formazione spirituale “impartita in modo tale che gli alunni imparino a vivere in intima comunione e familiarità col Padre per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo nello Spirito Santo. Destinati a configurarsi a Cristo Sacerdote per mezzo della sacra ordinazione, si abituino anche a vivere intimamente uniti a lui come amici, in tutta la loro vita” (Optatam Totius, 8).

I mezzi che devono essere usati per conseguire tali obiettivi sono risaputi: la partecipazione all’Eucaristia, l’accostarsi al sacramento della Penitenza, la preghiera mentale assidua, la devozione alla santissima Vergine e tanti altri esercizi di pietà tradizionali nella Chiesa. Insieme a questi, occupa un ruolo importante la pratica della direzione spirituale, che ha aiutato tanti cristiani ad avanzare nel loro cammino verso Dio. Il mio predecessore di felice memoria, Pio XII, scriveva ai sacerdoti: “Nel cammino della vita spirituale non fidatevi di voi stessi, ma con semplicità e docilità chiedete consiglio e accettate l’aiuto di chi, con saggia moderazione, potrà guidare la vostra anima, indicandovi i pericoli, suggerendovi i rimedi opportuni e, in tutte le difficoltà, interne ed esterne, vi potrà guidare giustamente e sul cammino per essere ogni giorno più perfetti, secondo l’esempio dei santi e gli insegnamenti dell’ascetica cristiana. Senza questa prudente guida alla coscienza, generalmente, è molto difficile assecondare convenientemente gli impulsi dello Spirito Santo e della grazia divina” (Menti Nostrae: AAS 42, 1950, 674).

6. Un altro motivo di letizia e di speranza nell’esercizio della vostra opera pastorale, è la presenza in Costa Rica di tante famiglie di religiosi e religiose, i quali non solo prestano un servizio diretto nella pastorale, ma offrono anche, con la fedeltà al proprio carisma, un eloquente segno profetico dei valori permanenti del Regno di Dio. È questo un dono dell’Altissimo che bisogna apprezzare molto e seguire con diligenza, tenendo presente che questi istituti sono per i vostri fedeli canali appropriati per seguire Gesù Cristo povero, casto e obbediente.

Nell’esercizio della sua specifica missione di maestri della fede, i Vescovi devono seguire molto da vicino il cammino degli istituti di formazione teologica, nei quali, insieme ad altri alunni, si preparano religiosi candidati al sacerdozio, che svolgeranno un domani il proprio ministero nelle Chiese particolari, soprattutto dei Paesi centroamericani, e che dovranno perciò accogliere gioiosamente la giurisdizione dei Pastori.

7. Di fronte al vasto campo dell’apostolato che mira alla nuova evangelizzazione della società del Costa Rica, non possiamo dimenticare il ruolo che deve svolgere il laicato cattolico. Grazie a Dio, sono molti gli uomini e le donne impegnati, che coscienti del loro impegno battesimale e delle loro responsabilità ecclesiali, stanno prestando un servizio encomiabile in molti settori dell’azione pastorale, in modo particolare in quelle circoscrizioni ecclesiastiche che contano ancora su uno scarso clero e nelle quali la presenza dei laici è imprescindibile per la evangelizzazione e la catechesi.

A questo proposito sono da lodare le iniziative sorte in Costa Rica per la creazione di scuole e istituti destinati alla formazione dei laici cristiani. Questi devono essere coscienti del fatto che anche a loro è diretta la chiamata universale alla santità, come esigenza della propria vocazione cristiana, che è anche vocazione all’apostolato. Essi devono essere fermento per la vita cristiana in tutti gli ambienti in cui vivono, in cui lavorano, in cui agiscono.

In questo immenso campo, la pastorale familiare deve occupare un posto privilegiato. Se occorre fare una buona evangelizzazione della società, necessariamente bisognerà cominciare dalla famiglia. “Il ministero di evangelizzazione dei genitori cristiani è originale e insostituibile: assume le connotazioni tipiche della vita familiare, intessuta come dovrebbe essere d’amore, di semplicità, di concretezza e di testimonianza quotidiana” (Familiaris Consortio, 53).

Coscienti della loro responsabilità, i coniugi cristiani devono dedicare i loro sforzi migliori all’attenzione per i loro figli. Dio li chiama alla santità lì, nella fedele realizzazione del loro “originale e insostituibile” ministero come padri e madri. Questo sforzo congiunto per formare cristianamente i figli sarà anche uno stimolo sicuro per la crescita dell’amore coniugale.

8. L’opera evangelizzatrice realizzata dai genitori nei confronti dei figli, deve essere completata nelle diverse istituzioni educative e nelle parrocchie. I collegi e le università devono essere in condizione di realizzare questo incarico: non solo le lezioni di religione, ma tutte le attività devono essere pervase di spirito cristiano.

Insieme alla pastorale familiare, occuperà una parte importante della vostra sollecitudine, l’attenzione ai bambini ed ai giovani, speranza della Chiesa. Da loro - e dunque dalla loro formazione - dipende il fatto che questa nuova evangelizzazione fiorisca in un terzo millennio veramente cristiano. So che, in Costa Rica - l’ho notato stando con loro - i giovani hanno uno spirito generoso, disposto ad aprirsi di fronte ai grandi ideali. Non cessate di proporli loro; anche loro devono essere santi; anche loro partecipano della missione unica della Chiesa e devono essere disposti a portare a termine questa nuova evangelizzazione dell’America.

Come conseguenza di questa intensa opera di evangelizzazione, tutte le nobili attività umane saranno pervase in profondità dallo spirito di Cristo. Il mondo del lavoro, i mezzi di comunicazione sociale, il mondo della cultura nelle sue diverse manifestazioni, la politica, il mondo della finanza e qualsiasi altro lavoro umano, si trasformeranno: le “strutture di peccato si vincono solo - presupposto l’aiuto della grazia divina - con un atteggiamento diametralmente opposto: l’impegno per il bene del prossimo con la disponibilità, in senso evangelico, a “perdersi” a favore dell’altro invece di sfruttarlo, e a “servirlo” invece di opprimerlo per il proprio tornaconto” (Sollicitudo Rei Socialis, 38).

“Conviene sottolineare - ho scritto nella enciclica Sollicitudo Rei Socialis - il ruolo preponderante, che spetta ai laici, uomini e donne . . . A loro compete animare, con impegno cristiano, le realtà temporali e, in esse, mostrare di essere testimoni e operatori di pace e di giustizia” (Sollicitudo Rei Socialis, 47).

9. Ogni cristiano deve essere un costruttore della pace. “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9), proclamò Gesù nel discorso della montagna. Mi viene in mente la dolorosa situazione di sofferenza e di incertezza in cui si trovano tante persone, tante famiglie dell’area centroamericana. E come non ricordare i numerosi rifugiati, che cercano in Costa Rica la sicurezza che il proprio paese nega loro!

Con spirito solidale appoggiate tutte le iniziative volte a mitigare le sofferenze di questi fratelli centroamericani, vittime della repressione che tormenta la regione.

Mi è cosa gradita menzionare la vostra preoccupazione pastorale per i gruppi più bisognosi e, in particolare, per gli indigeni. La vostra sollecitudine per integrarli pienamente nella vita della Chiesa deve essere accompagnata dalla promozione dei valori genuini delle loro culture e la tutela dei loro legittimi diritti.

Prima di concludere vi affido l’incarico di portare il mio affettuoso saluto e la mia benedizione ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli tutti, particolarmente ai malati, agli anziani, a coloro che soffrono.

Che la Vergine Maria, regina degli angeli, patrona del Costa Rica, interceda presso il suo divino Figlio per la santità della Chiesa, per il benessere della Nazione e per la prosperità di tutte e di ciascuna delle sue famiglie.

Con queste ferventi invocazioni, vi benedico tutti di cuore.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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