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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PELLEGRINI POLACCHI GIUNTI A ROMA
PER ONORARE FRANCESCA SIEDLISKA

Lunedì, 24 aprile 1989

 

Cari pellegrini, partecipanti e testimoni della beatificazione della serva di Dio Francesca Siedliska, suor Maria di Gesù Buon Pastore; fratelli e sorelle!

1. “È chiaro dunque a tutti che tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità: da questa santità è promosso, anche nella società terrena, un tenore di vita più umano”.

Questo è quanto dice della santità il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, 40).

Che magnifica realizzazione ha trovato questa verità nella vita e nell’opera della beata Maria di Gesù Buon Pastore, fondatrice della congregazione delle suore della Sacra Famiglia di Nazaret!

Il cielo alla terra, la terra a Dio! In virtù della grazia sacramentale siamo chiamati, tutti e ciascuno, nella comunità della Chiesa e secondo il dono ricevuto, all’amore perfetto di Dio, e nel contempo, all’amore per il prossimo; siamo chiamati a impegnarci affinché la vita diventi in qualsiasi situazione sempre più degna dell’uomo.

Non cessiamo di ringraziare Dio perché mai persone di questa statura sono mancate nella storia della nostra Nazione, perché non ne sono mancate nei tempi critici, nei momenti di prova, quando si decidevano le sorti della nostra Patria, dei suoi figli e figlie; e perché non mancano, vogliamo sperare, neanche oggi.

“Se il Signore non fosse stato con noi, quando uomini ci assalirono, ci avrebbero inghiottiti vivi . . . il laccio si è spezzato e noi siamo scampati. Il nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto cielo e terra” (Sal 124, 2-3. 7-8).

2. Proprio in un tale contesto, in un tale momento della storia della salvezza sulla nostra terra natale, è stato iscritto il nome della nostra beata per la quale ci siamo qui riuniti.

Sono lieto e ringrazio Dio in modo particolare perché proprio a me è stato dato di includere il suo nome nel novero di quelli che sono scritti nel cielo (cf. Ap 21, 27), e di collocarla in questo modo sulla scia ideale di sant’Adalberto, di san Stanislao, di san Giacomo, della santa regina Edvige; perché ella è diventata, insieme con i beati Alberto Chmielowski, Rafal Kalinowski, Honorat Kozminski, una testimone particolare del corso della storia della salvezza e della vitalità dell’uomo, delle nazioni, dei popoli che rimangono fedeli alla propria vocazione; perché è diventata una testimone e una coartefice della rinascita in Dio della nostra Nazione quando sembrava che sul suo orizzonte si stessero spegnendo tutte le altre luci. Dalle stesse fonti, dalle stesse radici proviene san Massimiliano Kolbe a noi contemporaneo, patrono dei nostri tempi difficili.

Sia benedetto Dio nei suoi santi.

3. I nostri santi erano sempre un segno dell’unità della Nazione, profeti e fautori di tale unità. Basta ricordare l’importanza nella nostra storia di san Stanislao e del suo santuario a Wawel. Oggi ci unisce e ravviva la nostra fede, speranza e carità la nuova beata.

Sono lieto di poter salutare in questa comunità i miei fratelli Arcivescovi e Vescovi della Patria, degli Stati Uniti e dell’Australia. Saluto cordialmente i numerosi sacerdoti e i fedeli dell’Inghilterra, della Francia, di Cracovia e Chicago, di Czestochowa e Filadelfia, di Gdansk, Gdynia e Baltimora, di Varsavia e Detroit, della diocesi di Przemysl e di Pittsburgh, di Slupsk, Elblag, Rawa Mazowiecka e di Altoona-Johnstone, di Cleveland, Erie e Bridgeport.

In modo particolare saluto e do il benvenuto alle figlie spirituali della madre Maria di Gesù Buon Pastore: la superiora generale delle suore nazaretane Celesta Slowik, insieme con il consiglio generale e le suore dell’Italia e della Francia, le superiori provinciali e le suore che rappresentano qui tutte le province della congregazione: le due province in Polonia, a Cracovia e Varsavia, e le quattro province negli Stati Uniti, a Chicago, Filadelfia, Monroe e Pittsburgh, e anche la provincia in Inghilterra e la vice provincia in Texas e in Australia. Dal Texas è arrivato pure un gruppo di pellegrini dei sanitari dei due ospedali delle suore nazaretane. Saluto e benedico tutti i singoli pellegrini e gli amici della congregazione delle suore della Sacra Famiglia di Nazaret. Tutti coloro che si uniscono a noi spiritualmente e quelli che nella fatica quotidiana rimangono fedeli alla loro vocazione, e seguendo Cristo rinnovano la faccia della terra.

In questo momento così significativo vorrei rivolgervi un solenne augurio con le parole tratte dal taccuino della beata suor Maria:

“Che il tuo cuore diventi Nazaret mediante il perfezionamento delle cose quotidiane. Che diventi il Calvario mediante la sopportazione delle piccole croci. Che diventi il Cenacolo mediante la fedeltà alle buone ispirazioni. Che diventi il cielo mediante lo spirito di adorazione, di venerazione e di gratitudine” (Appunti sulla direzione spirituale del P. Cornier, 9 aprile 1902).

4. La Chiesa è grata alla nuova beata perché nel cuore della sua congregazione essa ha posto in modo particolare la preghiera, il lavoro e la dedizione personale al Papa e alla santa Chiesa cattolica; perché ha scelto come modello da seguire per le sue suore la vita nascosta e le virtù della santissima Famiglia di Nazaret (cf. “La relazione del 1895”, Arch. Gen CSFN); perché ha solidamente legato la sua congregazione con Roma che l’aveva colpita con il suo universalismo e con la sua apertura verso tutti i popoli, razze e nazioni.

Perché nelle difficoltà, nei problemi e nelle sofferenze si sentiva “inchiodata alla Croce per volontà amorosa del nostro Signore” e ha innestato questa sua spiritualità in modo così profondo nella sua comunità nazaretana. Da questa spiritualità è scaturito, tra l’altro, il sacrificio delle undici suore fucilate il 1° agosto 1943 a Nowogródek dai nazisti, mentre pregavano: “Se c’è bisogno di un sacrificio umano, accettalo da noi, Signore, . . . e fa sì che vengano liberati quelli che hanno una famiglia”.

La Chiesa è grata alla beata Maria di Gesù buon Pastore perché ha compreso la necessità di prendersi cura dei bambini privi di una guida religiosa nella famiglia, dei poveri, degli abbandonati, dei malati, dei bisognosi, degli anziani, degli handicappati, delle ragazze madri. Ringrazia lei e la sua congregazione per il prezioso lavoro svolto tra gli emigrati polacchi negli Stati Uniti, in Francia e in Inghilterra.

Le è grata prima di tutto perché è diventata l’apostolo della famiglia, perché nella rinascita e nella formazione della spiritualità della coppia ha visto la condizione necessaria per la rinascita della Nazione, di tutta la vita religiosa, sociale e morale, in quella difficile situazione socio-economica e nazionale, in quel clima d’apatia sociale sempre più profonda, mentre insieme con l’emigrazione defluivano dal Paese le forze creative; perché è diventata l’apostolo del focolare, della dignità dei genitori; perché è diventata testimone della fede e sfida contro la concezione secolare della vita da lei stessa in parte sperimentata nella propria famiglia e nel proprio ambiente.

Perciò nelle costituzioni del 1887 scrisse:

“L’obiettivo per il quale esiste questa Congregazione è la cooperazione con Cristo e con la sua Chiesa affinché il Regno dell’Amore Divino portato dal cielo sulla terra dal Figlio di Dio e sbocciato inizialmente nella Sacra Famiglia di Nazaret, venga innestato e diffuso tra noi stessi e tra gli altri, e in modo particolare nelle famiglie cristiane”.

Questa donna-apostolo dei propri tempi rimane per noi una profetessa, un modello da seguire.

5. Simili sono i pericoli. Stesse le fonti di rinnovamento.

Nel clima primaverile il calendario liturgico della Chiesa in Polonia ci avvicina ai personaggi e all’opera dei nostri grandi patroni: sant’Adalberto e san Stanislao; ci indica la nostra Madre di Jasna Gora, scelta dai nostri padri come regina della Patria. In questo clima la Chiesa in Polonia riceve una nuova beata, un nuovo dono e un nuovo segno della presenza di Dio tra noi e dell’efficacia del suo mistero pasquale.

Dobbiamo ricordarlo nella nostra vita quotidiana. Dobbiamo essere consapevoli “delle grandi opere di Dio” (cf. At 2, 11) che si sono compiute e si stanno compiendo sulla nostra terra.

A quanto pare la nostra Patria si è trovata di fronte a delle nuove opportunità, e i suoi figli e figlie potranno sempre più pienamente decidere delle loro sorti, del loro modo di essere e del loro futuro. Ci vuole quindi saggezza. Ci vuole fedeltà all’alleanza con Dio, un nuovo impegno creativo. Ci vogliono nuovi santi. Ci vuole l’insegnamento che viene dalla storia e da quelli che hanno veramente amato la Patria.

Prego sempre affinché ci sia data questa saggezza, questa prudenza, l’amore e lo spirito di servire il bene comune; prego sempre per questo, e oggi prego chiedendo anche l’intercessione della beata Francesca Siedliska, Maria di Gesù Buon Pastore, suora della Sacra Famiglia di Nazaret.

A pellegrini di lingua francese

Sono lieto di salutare il signor Cardinale Louis-Albert Vachon, Arcivescovo di Québec, i Vescovi, le suore agostiniane della Misericordia di Gesù e tutti i pellegrini venuti dal Canada e dalla Francia per partecipare alla beatificazione di Maria Caterina di sant’Agostino. La vostra presenza è una bella testimonianza della presenza di questa religiosa del secolo scorso tra le sue suore e in tutta la Chiesa del Québec.

Di tutto cuore condivido la gioia delle suore agostiniane che vedono onorata una di loro, nel momento in cui si accingono a celebrare il trecentocinquantesimo anniversario della partenza delle prime religiose missionarie, da Dieppe verso il Nuovo Mondo. In Maria Caterina di sant’Agostino, seconda beata dell’istituto, voi riconoscete, care sorelle, il merito di una giovane donna che ha saputo far fiorire tutte le ricchezze della vostra vocazione, in una risposta totalmente generosa all’appello del Signore.

In particolare, Maria Caterina ci ricorda la grandezza della pastorale della sanità. All’ospedale maggiore ella circondava i malati delle migliori cure possibili per il corpo e insieme di una sollecitudine spirituale in cui traduceva la sua oblazione al Signore. A coloro che oggi assistono i malati, ella dà l’esempio del rispetto della dignità della persona umana nella sua fragilità e di una solidarietà cristiana che va fino alla comunione con la Passione redentrice di Gesù.

Cari amici, nel proclamare la santità di questa religiosa infermiera e missionaria, la Chiesa presenta alle donne di oggi una donna che manifesta tutta la bellezza della vita consacrata. Il carattere eccezionale della sua esperienza mistica, la sua lotta e le sue sofferenze segrete non devono farla considerare come lontana da noi: ella osservava con fedeltà gli obblighi della vita comunitaria e svolgeva i suoi compiti con competenza. All’interno di questo quadro ordinario ella giunse a un alto livello di santità che solo più tardi si manifestò. Auspichiamo che ella doni alle giovani di oggi il desiderio di offrire, come lei, la loro vita al Signore.

In occasione di questa beatificazione, rendiamo grazie per tutta la mirabile generazione di uomini e di donne che hanno fondato la Chiesa nel Québec. Affidiamo oggi all’intercessione particolare di Maria Caterina la vitalità e il dinamismo di questa Chiesa.

Ai fedeli spagnoli

Saluto ora con particolare affetto tutte le persone di lingua spagnola venute a Roma, centro della cattolicità, per la solenne beatificazione di due famosi figli della regola agostiniana: Martino di san Nicola e Melchiorre di sant’Agostino.

Elevando all’onore dell’altare questi due martiri della fede, la Chiesa intende presentarli come modelli eccelsi del fervente amore per Cristo e dell’offerta senza limiti ai fratelli. Costoro portarono fino alle estreme conseguenze le parole del Maestro: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8, 35).

Come non sentirci interpellati, di fronte all’esempio di questi due religiosi che in piena giovinezza dissero addio alle loro famiglie, alla loro terra, alla loro patria e andarono ad affrontare i più grandi rischi per predicare il Vangelo di Cristo?

I tormenti non poterono indebolire la forza della loro fede, perché i beati Martino e Melchiorre sapevano bene che il sangue dei martiri è seme per i cristiani.

Saragoza e Granada si gloriano oggi di annoverare fra i propri figli due campioni della fede e della carità, che devono servire di incoraggiamento e stimolo per quanti ai nostri giorni rendono presente e operante quello spirito missionario ed evangelizzatore che ha reso tanto feconda la storia della Chiesa in Spagna.

A tutti i presenti ed alle vostre famiglie imparto di cuore la benedizione apostolica.

Ai fedeli giunti dal Brasile

La beata Maria Margherita Caiani scelse Cristo crocifisso, nel simbolo del Sacro Cuore, amandolo nei bisognosi, gli ultimi, i più “piccoli”; e così continuano a fare le sue figlie spirituali, anche in Brasile. Saluto pertanto tutti i Brasiliani - tra cui alcuni Vescovi -, soprattutto i più poveri e imploro, per l’intercessione della nuova beata, conforto, speranza e giorni migliori per tutti.

A pellegrini italiani  

Rivolgo ora un saluto alle suore Minime del Sacro Cuore e al gruppo dei fedeli di Poggio a Caiano, in diocesi di Pistoia, che prendono parte a questa udienza, dopo aver assistito alla solenne cerimonia di ieri per la elevazione agli onori degli altari della nuova beata Maria Margherita Caiani.

Mi rallegro con voi religiose, che vi alimentate al carisma di così eletta fondatrice e con voi tutti che vi onorate di annoverare la beata tra i figli illustri della vostra terra. Mettetevi alla sua scuola, imparate da lei la tenerezza materna, l’equilibrio, la sapienza e soprattutto la dedizione verso gli altri: bastava il suo portamento amorevole per infondere in coloro che la accostavano tanta fede, tanto conforto e tanta speranza. Imitate la sua gioia interiore, non la gioia effimera di questo mondo, ma quella che le derivava dall’amore di Gesù, dalla devozione al Sacro Cuore.

La fede in Gesù crocifisso e risorto, sia in voi, come già nella beata Maria Margherita, ispiratrice di ideali cristiani generosi, di rinnovamento spirituale e di sicuro orientamento al progresso morale e civile.

Saluto pure i delegati di Rinascita Cristiana che in occasione del loro Convegno nazionale a Roma, hanno manifestato il desiderio di incontrare il Papa, per esprimergli sentimenti di devozione e di fedeltà.

Vi ringrazio di cuore per tale gesto di fede e di ossequio, e vi esprimo apprezzamento per la attività culturale e formativa, che il vostro movimento svolge per promuovere tra il ceto medio un’evangelizzazione appropriata e una spiritualità laicale rispondente alle esigenze culturali dell’ambiente intellettuale e sensibile agli interrogativi della cultura moderna e alle conquiste del pensiero scientifico e filosofico.

La vostra vita interiore, la vostra testimonianza, il vostro insegnamento siano sempre improntati al fervido zelo cristiano affinché la società moderna rinasca alla luce della verità e della grazia!

Saluto infine le suore Maestre di santa Dorotea, le quali insieme con i loro cooperatori e le loro cooperatrici sono convenute a Roma per commemorare il centocinquantesimo anniversario di fondazione del loro istituto, sorto ad opera del servo di Dio Luca Passi. Il vostro convegno riveste particolare importanza, trattandosi di approfondire la conoscenza del vostro fondatore e di ricopiarne le virtù, al fine di stimolare e di migliorare le varie forme in cui si articola la vita religiosa e di apostolato del vostro istituto. Vi accompagno con la mia preghiera affinché non manchino al vostro lavoro la luce e l’assistenza particolare dello Spirito Santo.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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