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VIAGGIO APOSTOLICO IN MADAGASCAR, LA RÉUNION,
ZAMBIA E MALAWI
INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II CON LE NUOVE GENERAZIONI NELLO STADIO
CITTADINO «ALAROBIA»
Antananarivo (Madagascar)
- Sabato, 29 aprile 1989
1. Manà ahoana ianarèo rehètra?
Cari giovani di tutte le regioni del Madagascar, vi ringrazio per la vostra
accoglienza. Sono felice di questo incontro il primo giorno della mia visita nel
vostro bel Paese. Voi rappresentate tutte le regioni della grande isola; quando
vi vedo e vi ascolto, mi pare di percepire la vitalità di un popolo e trovo nel
vostro entusiasmo molte ragioni di fiducia e di speranza.
Grazie al vostro Presidente per le sue parole di benvenuto e per la sua
presentazione della gioventù malgascia. Il quadro che ha descritto include degli
aspetti molto difficili: siete alle prese con ogni sorta di difficoltà, sia
nella società che nella maniera in cui ciascuno conduce la sua vita. È bene
essere lucidi; è necessario guardare bene quello che non va e perché non va.
Bisogna sapere quale uso si fa della propria libertà. Bisogna trovare i punti
d’appoggio della propria personalità. E, come voi avete detto, bisogna essere
fedeli a colui che illumina tutta la strada e che chiama all’unità tutta la
famiglia umana: “Gesù Cristo, il Signore, il tuo fratello maggiore, lui che è
via e verità, ti darà la vita”.
Se ho ben seguito il vostro coro parlato, non vi fate illusioni sulle
tentazioni e le debolezze che vi attendono; ma sapete anche che il vostro
Battesimo vi ha legati a Cristo per entrare nella comunione della Chiesa e ivi
addestrare i vostri fratelli.
Allora io mi chiedo persino se, nelle vostre presentazioni, non avrete forse
un po’ dimenticato di dire le vostre qualità, i vostri successi e tutte le
vostre risorse! Perché io non vi vedo certo come una piroga alla deriva! Penso
alla piroga tradizionale dei pescatori malgasci: essa avanza portata sulle acque
profonde e le correnti che provengono dalle ancestrali ricchezze. Il vento dello
Spirito gonfia la sua vela, nel sole di giustizia che è Cristo. La vostra piroga
si stabilizza inoltre grazie all’equilibrio di tutto quello che voi imparate
nella vostra formazione; insieme, costituite un equipaggio e dirigete la
navigazione. Potete evitare gli scogli. Potete gettare le reti. Pescherete i
prodotti del mare. E Cristo, che vive fra noi sin dal mattino di Pasqua, vi
chiama a diventare pescatori di uomini!
2. Voi mi avete detto che il mio arrivo avrebbe dovuto portarvi un po’ più di
speranza, d’amore e di fede. Con la grazia di Dio, vorrei essere questo
messaggero. Voglio dire che la mia missione è quella di interpellarvi: giovane
malgascio, scopri in te stesso le ricchezze del dono di Dio! Ascolta attraverso
la mia voce, Cristo, il tuo fratello maggiore: è il Buon Pastore che conosce le
sue pecorelle e che ha dato la sua vita per salvarle dal male e dalla menzogna,
per distoglierle dai falsi sentieri e impedir loro di cadere nel vuoto.
La vita, l’hai ricevuta dal tuo Creatore, attraverso i tuoi genitori, insieme
alla forza del tuo spirito e all’abilità delle tue mani. Ora, sei tu che devi
forgiare la tua personalità. Le guide non ti mancano. Sii perseverante, sii
sempre franco; sii leale, degno della fiducia dei tuoi fratelli maggiori, dei
tuoi compagni, dei più giovani che vengono dietro di te! Sai bene che se tu vuoi
ricevere tutto senza dare il meglio di te stesso, non sarai felice. L’imparare e
lo studiare non ti daranno soddisfazione se non attraverso la tua costante
applicazione.
Rispetta il tuo corpo, non rischiare, per incoscienza, malattie o incidenti.
Non lasciarti andare alle soddisfazioni senza domani dell’alcol o della droga,
ti ridurrebbero alla schiavitù.
Nel tuo intimo, ascolta la tua coscienza che ti chiama a essere puro: è cosa
seria l’impegnarsi nel matrimonio, si tratta di un fondamento per un edificio
solido. Un focolare non può essere alimentato dal fuoco del piacere che brucia
velocemente come una manciata di erba secca. Gli incontri passeggeri non fanno
che rendere l’amore una caricatura, ferire i cuori e sbeffeggiare il disegno di
Dio.
Se riponi la tua fiducia in Cristo, potrai vivere con la generosità e la
purezza del Vangelo. È vero per la morale familiare, è vero per la morale
dell’onestà dinanzi ai beni, è vero in tutti i campi della solidarietà, in cui
ciascuno è responsabile per la sua parte di ciò che fa vivere i suoi fratelli e
le sue sorelle.
La tua personalità non sarà matura se non spezzi l’individualismo che ti
allontana dagli altri. Il dialogo è fonte di ricchezza. La condivisione è fonte
di saggezza. È nella comunità di studi, di lavoro, di piaceri, di villaggio o di
quartiere dove ciascuno acquista la sua vera dimensione di uomo. Se dai la mano
ai tuoi compagni, sarete “come fratelli che vanno insieme nella foresta”.
3. Cari amici, attraverso queste poche riflessioni, ho voluto incoraggiarvi a
trovare il vostro cammino di cristiani vigorosi, riflessivi, costruttori. Con i
vostri fratelli maggiori e i vostri Pastori, bisogna che scopriate ancor meglio
come la Parola di Dio possa orientarvi e come la comunità della Chiesa possa
sorreggervi.
Ma restereste delusi se io mi arrestassi a questi consigli. Poiché quello che
il successore di Pietro attende da voi, l’ho già detto, è che anche voi
diventiate dei pescatori di uomini. Non avete soltanto un posto nella Chiesa;
avete la vostra parte di responsabilità affinché la Chiesa possa vivere nella
fedeltà a Cristo e compiere la sua missione.
Nelle parrocchie, in città o nella campagna, il vostro dinamismo e la vostra
esistenza sono utili a tutta la comunità, per l’animazione liturgica, per la
catechesi e le attività dei fanciulli, per il mutuo aiuto.
Perseguite il dialogo con gli anziani, come ha mostrato il vostro coro
parlato; l’avete detto, vi è una saggezza da ricevere. Ma il dialogo è utile in
tutt’e due i sensi: potete reagire quando siete delusi dai vostri fratelli o
anche dagli anziani, ma non fatelo con un atteggiamento critico che non porta a
niente. Fatelo proponendo nuove iniziative, accettando una reale concertazione
con i sacerdoti e gli altri responsabili. Ciascuno deve apportare la piccola
fiamma che si trova in lui affinché il fuoco comune renda calorosa e luminosa la
casa-Chiesa. Se giovani ed anziani alimentano insieme il fuoco, esso
diventerà una luce tanto viva da illuminare i fratelli che cercano la loro via
nella penombra. Sapete anche che il fuoco può distruggere e rendere sterile la
terra; quindi vegliate affinché la fiamma sia quella dello Spirito Santo e la
luce quella di Cristo.
Quando vi esorto in questo modo ad essere responsabili nella vita delle
comunità locali, naturalmente penso anche ai vostri movimenti che sono qui ben
rappresentati. Che siate studenti, operai, contadini, riunitevi in gruppi,
andrete più lontano. Approfittate dell’esperienza e dei metodi che i movimenti
vi propongono. Aprite insieme il Vangelo, cercate ciò che Cristo e la Chiesa vi
dicono per agire insieme ai vostri compagni, per reagire positivamente dinanzi
al lassismo o all’individualismo che ostacolano la società. Ho ricevuto il
resoconto del vostro congresso nazionale del 1985 ed anche, qualche giorno fa,
il rapporto dell’assemblea nazionale del vostro movimento dei giovani
agricoltori, il TFMTK. Ho visto qui la testimonianza di molte azioni positive
compiute dai movimenti giovanili; molti sono gli impegni proposti. Vorrei
incoraggiare le vostre decisioni e riprendo alcune vostre frasi: “Avanti!
Incamminiamoci insieme, condividiamo l’amore con tutta la nostra anima! Diamo un
volto nuovo, un volto giovane a tutto quello che faremo, dovunque andremo! La
Chiesa ci dà fiducia; manifestiamo quindi la nostra maturità, dimostriamo che si
può contare su di noi!”.
Sulla vostra partecipazione alla vita della Chiesa, non posso dirvi tutto.
Sta a voi avanzare con i vostri Pastori. Ma vorrei sottolineare ancora un
appello. Per “manifestare la vostra maturità” di cristiani, fate maturare la
fede del vostro Battesimo, ascoltate la Parola di Dio, non soltanto come un
insegnamento, ma come la parola personale del Signore che vi ama e si rivolge a
ciascuno di voi. Assimilate il suo messaggio di verità, nella riflessione e
nella preghiera. Guardate quale via prendere, nello scambio fra voi e con gli
anziani La parola di Cristo è linfa che scorre nel tronco e lungo i rami che
siamo tutti noi. È il dono di una presenza che non vi mancherà, se saprete
accoglierla. L’avete detto voi, è la Parola dell’alleanza conclusa tra ogni
battezzato e Dio. Ricevete, regolarmente, Cristo che vi dona la vita nel
sacramento dell’Eucaristia, che riconcilia i peccatori attraverso il sacramento
del perdono.
Allora, giovane malgascio, potrai essere un testimone fedele, credibile.
Potrai rispondere con sicurezza nella tua fede personale alle obiezioni che
ascolti.
Allora, con il gruppo, il movimento, la comunità voi sarete degli aggregatori.
Farete progredire l’unità fra i cristiani, con un ecumenismo profondo e lucido.
Sarete nella società malgascia artefici di pace.
4. Ascoltando ciò che dite delle vostre condizioni di vita, capisco che il
vostro avvenire vi preoccupa. Siete le generazioni più numerose e lo sviluppo
dell’economia nel vostro Paese resta precario. Non a tutti è assicurata
un’occupazione. Troppo spesso urtate contro l’egoismo del “ciascuno per sé”; e
questo giunge sino alla corruzione che denunciate.
Si è ancora lontani dalla comunione e dalla solidarietà che sono gli
obiettivi dei cristiani. È vero. Tuttavia, bisogna forse alzare le braccia
perché il compito è difficile? Sapete bene che non è possibile, che non è degno
dell’uomo. Vi ho detto che dovrete assumervi le vostre responsabilità nella
comunità cristiana; vi dico anche di assumervi le vostre responsabilità nella
società del vostro Paese, come cristiani che non possono avere sfiducia
nell’uomo. Ormai voi rilevate dei segni di miglioramento e contribuite ad essi.
Mettete tutta la vostra energia e tutta la vostra intelligenza al lavoro per
la società del vostro Paese.
Voi, studenti, ritenete di essere troppo numerosi per gli sbocchi possibili.
Non posso indicarvi soluzioni pratiche. La Chiesa non ha questa competenza. Ma
quel che posso dirvi è di dirigere ogni sforzo della vostra formazione verso il
servizio che da voi s’attende la società; di preparare il vostro progetto
personale e di acquisire le vostre competenze per contribuire al bene comune.
Siete già responsabili della salute di un popolo, consolidando la vostra salute
fisica e morale.
Voi, giovani operai, artigiani lavoratori, nei servizi pubblici e nelle
attività cittadine, voi ricordavate nel coro parlato la vostra preoccupazione
per il salario, il vostro timore di fondare la famiglia. Lo comprendo. Ma,
difendendo i vostri diritti, siate esigenti sulla qualità del vostro lavoro; non
perdete di vista la sua utilità per tutta l’economia e perché tutta l’economia
sia al servizio dell’uomo. Siete ben consci delle gravi preoccupazioni che
comporta l’impegno nel matrimonio e l’educazione dei figli, ma riuscite a
immaginare l’enorme ricchezza della comunione d’amore, del reciproco dono di sé,
in una famiglia fondata secondo il disegno di Dio?
Voi, agricoltori, so che il vostro compito è pesante, so che voi subite
spesso un clima di insicurezza e azioni violente. Ma ho sentito anche nelle
vostre testimonianze che sapete unirvi per migliorare i risultati del vostro
lavoro. Siete proprio voi a dire “Il riso deve essere curato per giungere a
maturazione”. La vostra terra è generosa. Con la pazienza perseverante del
lavoro delle vostre mani, essa vi dà frutti. Tutto il vostro popolo conta su di
voi per l’alimentazione del corpo, condizione prima per permettere a tutti una
vita veramente umana.
Un’ultima parola. Chiunque voi siate, qualunque siano le vostre difficoltà,
dovete essere intransigenti nella difesa del diritto della giustizia. Ad
iniziare dai vostri comportamenti personali, non sarete dei cristiani nella
società malgascia se non in una giusta solidarietà per il bene di tutti.
Rifiutate la violenza, rifiutate il disprezzo, rifiutate la menzogna o la
disonestà. Assumetevi dei rischi se è necessario, ma restate fedeli all’amore
privilegiato per i poveri e i più piccoli, rispettate la dignità di ciascun uomo
anche se vi ha delusi. Sappiate perdonare e riconciliarvi, poiché voi siete i
discepoli di Cristo che ha dato la sua vita per tutti, nell’infinito amore che
si trova al centro della vita di Dio e che egli ci dona affinché lo condividiamo
in lui.
È li la sorgente della liberazione che Cristo porta con sé. Sì, nella fede,
abbiate a cuore di radunare gli uomini; nella fede, prendete coscienza che
bisogna seminare l’amore; nella fede, edificate quello che costituisce la
speranza degli uomini.
5. Interrogandomi sulla vocazione, pensate innanzitutto a Gesù e a Maria. La
“vocazione” di Gesù era la sua missione di salvatore, la sua totale fedeltà alla
volontà del Padre, perché egli è il Figlio di Dio e resta nella perfetta unità
con il Padre. Tuttavia, poiché si è fatto uomo, simile in tutto a noi, salvo che
nel peccato, ha dovuto affrontare la tentazione e l’angoscia dinanzi alla morte.
Dinanzi alle scelte più sicure, ha vissuto l’obbedienza fino in fondo.
Rappresenta per la nostra vocazione più di un modello, è la ragion d’essere, la
sorgente a cui l’umanità trova la sua vera via.
Maria, la madre del Signore, è santa sin dal primo momento. Accetta il ruolo
particolare di donare al mondo il Redentore. Il compito poteva spaventare: ella
vi acconsente aderendo senza riserve al richiamo che viene da Dio. Custodirà la
Parola nel suo cuore; sarà vicina a Gesù nei momenti cruciali; starà in mezzo
alla Chiesa nascente nel Cenacolo. Lo Spirito Santo l’ha riempita di grazia; è
presente alla Pentecoste. La sua risposta totalmente santa la ascoltiamo nel suo
cantico di rendimento di grazie per l’amore fedele di Dio che si propaga di
epoca in epoca, prediligendo i poveri. Ella precede tutti i discepoli di suo
Figlio nel pellegrinaggio della fede, come stella pura e come Madre tenera e
misericordiosa.
La vocazione degli apostoli si compie a partire dall’appello di Gesù: Pietro
e Giovanni lasciano le loro reti di pescatori, Matteo abbandona il suo mestiere
di pubblicano. La frase: “Sono io” cambia la loro vita. Ricordatevi di Zaccheo:
Gesù entra nella sua casa e subito questo pubblicano disonesto ripara i torti
che ha provocato. Si vede nello stesso Vangelo che la risposta alla chiamata di
Gesù resta libera: un giovane s’allontana per non rinunciare ai suoi “grandi
beni”, benché Gesù l’amasse.
“Sono io”: Gesù lo dice adesso a ciascuno di voi. Sono io in tutto ciò che
costituisce la tua vita, felice o difficile. Sono io nella fede, nella speranza,
nell’amore. Sono io nel fondare la famiglia: è la vocazione della maggior parte.
Sono io nel servizio ai tuoi fratelli, nella solidarietà con il tuo popolo, è
anche la vocazione di tutti. Sono io nel consacrare la tua vita come sacerdote,
religioso o religiosa, è la vocazione di alcuni affinché la presenza di Cristo
sia significativa nella sua Chiesa.
Questi molteplici richiami non vi vengono imposti come un ordine improvviso
venuto da lontano. La voce del Signore è la sua presenza in voi attraverso il
Battesimo, è la sua presenza nei vostri fratelli e in tutta la comunità
ecclesiale che attende i sacerdoti e i religiosi di cui ha bisogno. Ognuno deve
individuare il richiamo che si rivolge a lui, con l’aiuto degli anziani e dei
fratelli. Per i sacerdoti soprattutto, è finalmente la Chiesa che ha il compito
di confermare autenticamente la chiamata e di affidare una missione.
Grazie per avermi rivolto la domanda; è un segno di speranza per la Chiesa in
Madagascar e un segno di generosità da parte vostra. Che il Signore vi aiuti a
trovare il vostro cammino al suo seguito!
6. La vostra seconda domanda traduce le vostre inquietudini per lo sviluppo
del vostro Paese e le difficoltà che conosce. Diciamo chiaramente che non è
compito mio di analizzare tutti gli aspetti, né di proporre soluzioni. Questo
innanzitutto perché siete voi, Malgasci, che dovete agire.
Il mio proposito, è di esortarvi a riflettere, alla luce della dottrina
sociale della Chiesa, sul senso dello sviluppo ed i mezzi ad adoperare per
realizzarlo. Lo sviluppo di un paese impegna la responsabilità di tutti, sia dei
dirigenti che dei cittadini. Nessuno può disimpegnarsi dal ruolo che deve
svolgere in funzione della sua personale situazione. Poc’anzi ho già parlato
delle vostre responsabilità nella vita del Paese.
Sottolineerò ancora due punti. Sulla scia di Paolo VI, ho ripetuto in una
recente enciclica che lo sviluppo riguarda tutti gli uomini e tutto l’uomo.
Lavorare allo sviluppo, a ben considerare, è un dovere morale. Si tratta di
servire l’uomo nella sua dignità: dargli i mezzi per assicurare la sua salute,
per accedere alla cultura e alla formazione professionale; fare in modo che
ciascuno abbia di che vivere e un alloggio per la propria famiglia, che ciascuno
abbia la libertà di pensiero di credere e di celebrare la sua fede. È lo
sviluppo integrale che bisogna inquadrare.
Il secondo punto dinanzi alle difficoltà dello sviluppo e alla ineguale
ripartizione dei mezzi, è il dovere della solidarietà all’interno di un popolo e
al di là delle frontiere. Infine il problema si pone anche su scala planetaria:
impegna le nazioni più favorite nei confronti delle più deboli. Sono stati
raggiunti dei progressi nella cooperazione, bisogna riconoscerlo. Ma la strada è
ancora lunga. Che ciascuno assuma il suo ruolo nell’impresa, per progredire
insieme nella pace!
7. Se capisco bene la vostra terza domanda, esprimete la perplessità che
sentite perché siete combattuti fra le tradizioni ancestrali, le tentazioni
delle sètte e i modi di vita e di pensiero giunti dall’Occidente. Di più, come
il vostro Presidente ha detto, l’equilibrio fra questi elementi si è stabilito
in maniera differente a seconda che viviate in campagna o in città.
Credo che il compito della vostra generazione sia quello di progredire verso
un equilibrio più soddisfacente. Gli scambi culturali e tecnici nel mondo
moderno comportano una sorta di destabilizzazione nelle diverse società.
C’è bisogno di lucidità, di tolleranza, di un attento discernimento per
costituire una cultura viva, arricchita di nuovi apporti senza perdere le sue
vere radici.
Il cristianesimo non è giunto sulla vostra terra per sostituire una cultura
con un’altra. Il Vangelo è per tutti i popoli e non cerca di offuscare le
tradizioni che si sono sviluppate prima dell’annuncio missionario. Ma le
illumina grazie alla Rivelazione del disegno di Dio unico per tutta l’umanità.
Penetrare a fondo il suo messaggio vi aiuterà a fare le scelte necessarie fra le
vostre tradizioni, per conservare le più preziose e le più giuste e, questo sì,
scartare certuni aspetti.
La Chiesa auspica che questo lavoro sia compiuto in maniera molto attenta,
con la preoccupazione di arricchire la percezione della verità sull’uomo. Ed è
bene che il dialogo continui qui fra le generazioni ed anche con la Chiesa
universale. Un’inculturazione soddisfacente non si può compiere in un circolo
chiuso; bisogna confrontarsi con la Tradizione e il Magistero di tutta la
Chiesa. I vostri Pastori lo fanno con i loro fratelli del continente africano e
con gli altri Pastori nel mondo. Il mio ministero di successore di Pietro
comporta la preoccupazione dell’unità della Chiesa, l’incarico di vegliare sulla
comunione nella fede dei differenti membri dell’unico corpo di Cristo. Auspico
che voi, giovani malgasci, portiate il vostro contributo originale alla vita
della Chiesa.
Per concludere, vorrei ringraziarvi per la vostra accoglienza, per le vostre
testimonianze e per le vostre domande. Sono felice di aver trascorso questi
momenti con voi. Conservo nel mio cuore e nella mia preghiera le vostre
preoccupazioni e le vostre speranze. Porto nel mio cuore e nella mia preghiera
le vostre preoccupazioni e le vostre speranze. Porto nel ricordo e nel mio cuore
tutti i punti che compongono questo incontro. Punti intellettuali, affettivi,
l’aspetto visivo. Adesso che la visibilità sta diminuendo, l’aspetto visivo
diventa artistico. In particolare, come denominatore comune, conservo quello che
è l’essenziale di questo incontro, di questo scambio: la gioventù. Fa molto bene
ad un Papa anziano, venire a cercare un dialogo con i giovani, perché questo lo
aiuta a diventare un po’ più giovane, perlomeno psicologicamente, nelle
intenzioni. Vi affido a Maria, la santissima madre del Signore e nostra madre.
Ed invoco su di voi e su tutti i vostri fratelli e sorelle della grande isola,
su tutta la gioventù malgascia, invoco un’abbondante benedizione divina.
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
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