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VIAGGIO APOSTOLICO IN MADAGASCAR, LA RÉUNION, ZAMBIA E MALAWI

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I MEMBRI DEL CORPO DIPLOMATICO
NELLA NUNZIATURA APOSTOLICA*

Antananarivo (Madagascar) - Domenica, 30 aprile 1989

 

Eccellenze, signore, signori.

1. Nel corso della visita pastorale che effettuerò in questo Paese, prima di recarmi a La Réunion, nello Zambia e nel Malawi, sono lieto di avere questa occasione per poter salutare il corpo diplomatico accreditato presso la Repubblica democratica del Madagascar. Voi sapete, infatti, la stima che la Santa Sede ha per l’attività delle missioni diplomatiche, vero servizio reso ai popoli grazie alla presenza dei loro rappresentanti qualificati che favoriscono scambi sempre più intensi. Le Organizzazioni internazionali danno, a questo riguardo, un apprezzabile contributo specifico; saluto con piacere i loro rappresentanti tra di voi.

La mia missione spirituale mi permette di essere, da parte mia, testimone di ciò che unisce gli uomini, ma anche delle inquietudini e delle sofferenze che pesano su di essi nel mondo. È per il bene dell’uomo che la Chiesa desidera incessantemente operare, in virtù della propria esperienza, pur nel rispetto delle competenze dei poteri civili. Essa ritiene di possedere la qualità per affermare la solidarietà universale cui deve tendere l’umanità a sua ricerca della pace e della felicità per tutti gli uomini.

2. Per le generazioni d’oggi, è chiaro che una preoccupazione importante è quella riguardante lo sviluppo. La ripartizione disuguale delle risorse di ogni genere sul pianeta sottolinea in modo quanto mai evidente la necessità di una cooperazione attiva tra le nazioni affinché i cittadini si vedano accordare le condizioni per una vita degna dell’uomo. Scambi economici e cooperazione, di cui oggi si ha una conoscenza più approfondita, non possono raggiungere il proprio scopo se non in uno spirito di solidarietà e nel rispetto della identità di ciascun popolo, della sua cultura, del suo ambiente naturale, della sua indipendenza.

Quando si parla di solidarietà, si capisce immediatamente che la cooperazione istituzionale ha come scopo primario il bene dei popoli, la valorizzazione delle loro risorse umane, l’espansione delle loro capacità, il dar valore al loro territorio, l’accoglienza del loro contributo particolare alla ricchezza della comunità umana, anche se questa ricchezza non si misura in termini economici. La nobile cultura del Paese che ci accoglie, i tratti originali delle sue regioni illustrano molto bene la bellezza di un patrimonio umano che lo sviluppo deve non solo conservare, ma anche far fruttificare.

I bisogni delle nazioni meno favorite, le difficoltà che troppi esseri umani conoscono per poter vivere sono un appello ad una cooperazione internazionale che è importante saper portare avanti in maniera sempre più accorta. Gli obiettivi devono essere scelti di comune accordo e devono tenere presenti le necessità immediate giustificando delle azioni a breve termine senza perdere di vista l’appoggio ad iniziative destinate a modificare favorevolmente la situazione a lungo termine. Non entrerò nel merito di analisi che vi sono già note, ma sottolineerò alcuni aspetti, iniziando con l’augurare che la solidarietà delle nazioni porti a progredire sempre più sulla via delle soluzioni ai problemi dell’indebitamento dei paesi più poveri, questione sulla quale la Santa Sede si è espressa recentemente.

3. Nel Terzo Mondo e nei paesi più sviluppati, sono in molti, uomini e donne, che si consacrano con generosità a lavorare a favore dello sviluppo. Desidero quindi salutare l’opera compiuta dai volontari che fanno parte delle organizzazioni non governative. Senza sostituirsi all’azione degli Stati e delle Organizzazioni che li riuniscono, questi volontari possono dare un aiuto significativo per comprendere le necessità reali dei paesi poveri, per rendere più personale e più amichevole la cooperazione, per sviluppare la solidarietà concreta, contribuendo così ad associare le diverse componenti della società all’azione delle autorità politiche.

A questo riguardo, vorrei rendere un omaggio particolare alla dedizione dei missionari. Ispirati dal Vangelo, essi si sono dedicati da molto tempo alla cura dei malati, al sostegno dei più poveri, all’educazione dei giovani. E rivolgo un pensiero a coloro che tra di essi, ancora in questi ultimi anni, sono stati vittime, in alcune regioni, di violenze ingiustificate. Ci auguriamo che tutti gli uomini e le donne, religiosi e non, che, come artigiani della pace, vengono in aiuto dei loro fratelli, possano compiere la loro missione nella sicurezza e in amicizia.

4. Le prospettive di distensione che si sono manifestate durante gli ultimi anni, dovrebbero quindi favorire la collaborazione degli uomini di scienza e di cultura nel mondo intero a favore dello sviluppo del Terzo Mondo. Nell’enciclica che ho dedicato alla questione sociale per dar seguito agli appelli di circa venti anni fa del mio predecessore Paolo VI, ho già rivolto un invito alle nazioni del Nord e del Sud a meglio coordinare i loro mezzi. Così facendo, i trasferimenti ai tecnologie appaiono come una necessità crescente. Lo scambio di informazioni a beneficio di tutti non è forse un’esigenza di giustizia?

Se, veramente, gli abitanti della terra arriveranno a consolidare la pace, potranno poi ammettere che i due terzi dell’umanità continuino a soffrire la fame, non possano raggiungere un livello di istruzione che permetta loro di prendere in mano efficacemente il proprio progresso, continuino ad essere privati dei mezzi di informazione e di comunicazione che sono correntemente disponibili altrove e ritenuti indispensabili?

5. Sempre più, oggi, l’opinione pubblica mondiale prende coscienza del bene prezioso che è la terra, con tutto ciò che essa racchiude e produce. Si parla di “ambiente”: si tratta del quadro in cui l’uomo deve vivere; si tratta della natura che gli è affidata. E sono risapute le minacce che incombono su regioni intere a causa di uno sfruttamento sconsiderato o per un inquinamento incontrollato. Proteggere il patrimonio forestale del globo, reagire contro la trasformazione in deserto e l’impoverimento del suolo, evitare la diffusione di sostanze tossiche nocive per l’uomo, per la fauna e per la vegetazione, salvaguardare l’atmosfera, sono tutti imperativi che non possono essere affrontati se non tramite una cooperazione attiva ed accorta, grazie alla quale le frontiere possono essere attraversate senza ostacoli e le diverse sfere d’influenza superate.

Accolto su una grande isola dove tali difficoltà si fanno sentire, dovevo ricordarmi di un argomento tanto serio. E urgente che la comunità internazionale si dia i mezzi giuridici e tecnici per garantire la protezione dell’ambiente naturale, per impedire gli abusi ispirati da ciò che potremmo chiamare l’egoismo di alcuni a scapito degli altri. La fede cristiana considera che l’uomo è stato fatto da Dio padrone della terra. Ciò significa che egli ne è responsabile, che egli ne è più l’amministratore che il proprietario discrezionale. Egli deve mantenerla viva e feconda per trasmetterla alle generazioni future.

6. Tra i diritti dell’uomo, ce ne è uno che tengo a sottolineare nel contesto di queste riflessioni sull’urgenza della cooperazione per lo sviluppo. Penso al diritto alla salute, che evidentemente fa parte del diritto fondamentale alla vita. Le popolazioni nel mondo si trovano a vivere una drammatica disuguaglianza e, in vaste zone, il clima, la mancanza d’igiene, la malnutrizione, ed anche l’ignoranza, lasciano troppi esseri umani senza difese. Vorrei esprimere qui, l’ammirazione per i medici e il personale sanitario, autoctono o venuto da altri paesi, in ragione della loro opera fraterna e disinteressata, e per la loro competenza, quando invece, spesso mancano i mezzi. Desidero incoraggiare le organizzazioni internazionali nei loro sforzi pazienti per assicurare la prevenzione delle malattie con campagne di vaccinazioni e altri metodi; e auguro che gli operatori possano incontrare sempre più sostegno e comprensione da parte delle famiglie, delle autorità, e da parte di coloro che possono aumentare i loro mezzi per delle donne indeboliti dalle malattie.

Questa opera necessaria è una condizione affinché la gioventù così numerosa del Terzo Mondo possa avanzare verso l’età adulta con la forza e con l’equilibrio necessario per potersi prendere le proprie responsabilità nella società.

E poiché ho ricordato i giovani, vorrei essere l’eco di una grande preoccupazione che proprio ieri mi hanno espresso i loro rappresentanti nello stadio di Alarobia. Si tratta della droga, un flagello che si situa nell’intersecarsi di molti fattori umani. È un male che si diffonde nel mondo. Si richiede, pertanto, una vera mobilitazione da parte degli educatori, certamente, ma anche da parte dei governanti. Non si possono accettare i traffici della morte. Reprimerli è senza dubbio indispensabile. Ma bisogna andare più in là, bisogna impedire una produzione così nociva, aiutare i coltivatori che ne ricavano i loro proventi ad una riconversione che potrà evitare loro la miseria. Le autorità responsabili non potranno esimersi dall’agire in questo senso per un semplice rispetto della dignità umana.

Ho toccato questo punto dolente, con la speranza che sforzi congiunti potranno liberare i giovani da un tale flagello. È una realtà fondamentale quella sulla quale vorrei spendere una parola per l’attenzione che essa suscita: la famiglia. Conosciamo l’instabilità che la minaccia. Nel Terzo Mondo, le strutture tradizionali, vengono spesso distrutte a causa di condizioni di vita differenti. Vengono esercitate pressioni che fanno violenza sulla libertà fondamentale di creare una famiglia e di dare la vita. La preparazione dei giovani a saper esercitare le loro responsabilità di sposi e di genitori è un obiettivo legittimo, ma non si deve cercare di modificarne i comportamenti per mezzo di pressioni contrarie ad una sana etica. Noi speriamo che nei popoli più sfavoriti, l’istituzione familiare possa trovare il sostegno che permetta la felicità dei suoi membri.

7. Signore, signori, le considerazioni che vi ho appena presentato riguardano in ultima analisi la ricerca del benessere degli uomini e l’armonia della loro vita comune, cioè la pace. Attraverso le numerose componenti dello sviluppo, è la pace che si afferma, è l’uomo che può far andare bene la sua vita trovando un’autentica libertà.

Terminando il mio discorso, desidero esprimere di nuovo l’alta considerazione che provo per i vostri molteplici contributi per la realizzazione di questi obiettivi essenziali. Attraverso le vostre persone io saluto le nazioni che voi rappresentate e invio loro i miei auguri calorosi di prosperità. Prego l’Onnipotente che vi dia i suoi doni e le sue benedizioni.


*L'Osservatore Romano 2.5.1989 p.6.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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