DI GIOVANNI PAOLO II
AI DETENUTI
Antananarivo (Madagascar)
- Domenica, 30 aprile 1989
Ai miei
fratelli e sorelle detenuti.
In nome di
Cristo, vi saluto con tutto il cuore.
Durante la
mia visita pastorale in Madagascar, non avrò l’occasione di incontrarvi.
Tuttavia voi siete tra coloro che avrei molto desiderato incontrare, non fosse
altro che per fare ciò che il Signore ha chiesto nel Vangelo, quando ha
dichiarato: “Ero prigioniero e voi mi avete visitato”.
La Bibbia
ci indica la dignità dell’essere umano: è come il coronamento dell’opera di Dio,
è stato creato a sua immagine. Dio ha permesso che suo Figlio, Gesù Cristo,
versasse il suo sangue sulla Croce affinché l’uomo e la donna ridiventassero
suoi amici.
Purtroppo,
ci succede, per colpa nostra, di sfigurare in noi l’immagine di Dio e di non
rispettarla negli altri: allora si crea il disordine, con ogni sorta di
conseguenze disastrose per noi stessi, per i nostri fratelli e le nostre
sorelle.
Tuttavia,
ci è sempre possibile chiedere perdono per il male commesso e ritrovare
l’amicizia con Dio e con i fratelli. Cristo ce ne offre il mezzo. Egli stesso è
stato arrestato nel giardino degli Ulivi, trascinato da un tribunale all’altro,
giudicato e condannato ingiustamente, flagellato e deriso, e infine messo a
morte in Croce. Mediante la sua Passione e la sua Risurrezione, ci dona luce e
forza al fine di farci volgere di nuovo verso Dio, nostro Padre e di riprendere
la retta via.
Non
bisogna mai dubitare del perdono di Dio ed io mi auguro che possiate fin d’ora
ritrovare la pace di coloro che sanno di essere sempre amati da Dio. Vi invito a
spalancare il vostro cuore al Signore per riscoprire che siete importanti ai
suoi occhi. La cosa più importante per ognuno di noi è di non mancare
all’appuntamento con Dio. Se questo appuntamento avviene in carcere, allora le
vostre pene vi sembreranno più sopportabili e troverete una ragione di vita.
Per alcuni
di voi, la detenzione è senza dubbio molto dolorosa. Penso, in particolare, alle
donne che hanno dei bambini e agli adolescenti. Siete tutti nel mio cuore e
prego il Signore di sostenere la vostra speranza in giorni migliori.
So anche
che alcuni di voi, attraverso le difficoltà del carcere, vivono la fraternità e
la solidarietà. Vi sono anche coloro che hanno fatto l’esperienza di un cammino
spirituale molto valido, sostenuti dai loro compagni e amici.
Infine,
auguro che possiate riprendere appena possibile un posto normale nella società,
che ritroviate la vita in famiglia e conduciate al più presto un’esistenza degna
di un figlio o di una figlia di Dio.
In nome
del Salvatore degli uomini, vi benedico con tutto il cuore, insieme ai vostri
pastori, e do la mia benedizione apostolica in particolare alle vostre famiglie,
ai vostri parenti e ai vostri bambini.
Antananarivo, 30 aprile 1989.
IOANNES PAULUS PP. II
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana