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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI DIRIGENTI
DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE CALCIO (FIFA)

Sabato, 9 dicembre 1989

 

Signor presidente,
signore e signori.

1. Sono lieto di ricevervi, se pur brevemente. Ringrazio il signor presidente Joao Javelange per l’indirizzo di saluto a me rivolto, sottolineando che lo spirito di fraternità universale, aspirazione fondamentale di tutti i popoli della terra, impregnerà i prossimi campionati. Nel salutare cordialmente tutte le personalità presenti, desidero ribadire il mio apprezzamento per i sentimenti che sono stati espressi.

In effetti, sono profondamente convinto che la persona umana non può svilupparsi in tutta la sua dignità se non in un’atmosfera di fraternità autentica o, per riprendere la celebre formula di Paolo VI, in una “civiltà dell’amore”.

2. La Chiesa è consapevole di dover lavorare per l’avvento di una simile civiltà. Ella continua “l’opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non a essere servito” (Gaudium et Spes, 3).

Senza perseguire ambizioni terrene, la Chiesa proclama la grandezza della vocazione dell’uomo, che porta in sé l’immagine di Dio. In virtù della sua fede, ella desidera contribuire, in modo disinteressato, al rafforzamento della fraternità universale degli uomini, chiamati tutti a condurre una vita libera nella giustizia.

3. Lo sport, attività umana particolare, deve integrarsi in questa prospettiva. Ogni competizione si basa sulla padronanza di sé dal punto di vista fisico e psicologico, per migliorare continuamente il rendimento personale e della squadra. Essa consente alla persona di maturare per l’impegno individuale e lo spirito di gruppo.

La pratica dello sport apre gli atleti a un senso comunitario che rende più armonioso e più fruttuoso ogni lavoro fatto con gli altri. La sua influenza si estende anche in altri campi. Si tratta di dividere le proprie azioni, le proprie conquiste e la propria esperienza, per progredire nella realizzazione piena di sé in rapporto con gli altri.

4. In questo spirito, vi incoraggio nello svolgimento dell’importante lavoro a voi affidato. Fin d’ora, sono lieto di esprimere l’auspicio che la coppa del mondo di calcio, “Italia ‘90”, sia un contributo al progresso della conoscenza e del rispetto reciproco dei popoli, nella gioia e la serenità di una autentica fraternità.

Un raduno così importante di sportivi e di pubblico rifletterà, noi lo speriamo, l’unità fondamentale della famiglia umana. Potrà dunque essere l’occasione, per molti attori e spettatori, di riscoprire che l’“altro” - persona, popolo o nazione - è un proprio “simile”, nella gioia, nella vita stessa (cf. Sollicitudo Rei Socialis, 39).

Il Signore vi assista! Prego perché vi siano accordati i doni e la benedizione di Dio, a voi e ai vostri collaboratori, ai vostri cari e a tutti coloro che trarranno beneficio dal vostro lavoro di organizzatori.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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