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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI POLACCHI

Sabato, 23 dicembre 1989

 

1. Nella vigilia mettiamo sempre sulla tavola il pane bianco di Natale (oplatek). Questo pane è simile a quello che offriamo sull’altare durante la santa Messa. Benché questo pane della vigilia non sia il pane sacramentale dell’Eucaristia, tuttavia esso può esprimere una comunione. Forse anche alla vigilia, sia pure in modo non sacramentale - esprime la nostra comunione con colui che nella notte di Natale, a Betlemme, viene al mondo. E poi esprime la comunione tra gli uomini.

Il pane della vigilia deve servire a questa comunione. La deve confermare, rafforzare, approfondire. Laddove c’è bisogno, deve ricostruirla. Deve unire gli uomini nella comunità, nell’unità dei cuori, nell’amore.

Oggi auguro di tutto cuore che il pane della vigilia compia questa sua “missione” fra tutti i miei fratelli e sorelle in terra polacca, fra tutti i miei connazionali, ovunque si trovino nel mondo.

Lo auguro a tutte le famiglie. Lo auguro a tutti gli ambienti: dove gli uomini vivono insieme ed insieme lavorano, studiano, soffrono; negli ospedali, sanatori - lo auguro anche a quelli che sono incarcerati . . . A ciascuna comunità umana è dato come compito il comandamento di Cristo sull’amore. L’amore infatti crea il bene nell’uomo e tra gli uomini. Esso è la forza principale dell’esistenza umana, del vivere e sopravvivere dell’uomo.

2. Il Natale dell’anno 1989. Ricordiamo come cinquant’anni fa la prima vigilia fu celebrata sotto l’occupazione. Alla nostra vigilia di quest’anno dobbiamo invitare molti, tanti, tanti uomini, che la seconda guerra mondiale ha strappato da noi: uomini vicini e lontani. Non soltanto i soldati del settembre e poi degli altri fronti di guerra, ma anche tanti altri, dei quali per lunghi anni non si è saputo niente, perché coperti dal silenzio. Al giorno d’oggi si stanno scoprendo sempre più tombe e cimiteri. Vi sono quelli che sono stati staccati dalla vigilia polacca, gettati nel “mondo disumano”. Non sono tornati vivi alle nostre comunità. Eppure ora tornano. Non soltanto rivive il loro ricordo, ma si sta restituendo loro il posto ben meritato nella storia della Polonia e dell’Europa.

Quanti eroi! Quanti soldati ignoti! Quanti martiri!

Nella vigilia polacca c’è sempre un posto per un ospite sconosciuto che forse verrà e prenderà posto assieme e spezzerà con noi il pane di Natale, il segno di comunione.

Ricordiamoci allora, che al di fuori del limite di tutte le visibili comunioni della vigilia vi è anche quella “invisibile Communio Sanctorum”. Invisibile - però reale. Proprio colui che nasce in questa notte a Betlemme: Dio-uomo è la pietra angolare di quella santa comunione.

3. Cinquant’anni - mezzo secolo - da quella data, dalla prima vigilia celebrata durante la guerra. Il bianco pane di Natale unisce soprattutto le famiglie, le comunità più vicine e gli ambienti. Tuttavia questa “santa sera” è anche un momento che ci fa percepire l’unione spirituale di tutta la Nazione. Cinquant’anni di resistenza contro il male terribile, che allora si è scatenato sulla nostra terra, sull’Europa e sul mondo intero. Sappiamo quanto è costata questa resistenza, era tuttavia indispensabile - e non soltanto per i motivi etici della indipendenza della Nazione. Era indispensabile per ragioni molto più ampie. Difatti si è scatenato contro di noi un progetto di multiforme sterminio. Gli anni della guerra sono stati sufficienti per poter conoscere fino in fondo il carattere disumano dei sistemi.

E gli anni dopo la guerra ci hanno convinto ulteriormente. Benché il prezzo pagato sia stato tanto grande, ritorniamo alle fasi successive del cinquantennio con la coscienza di aver compiuto il dovere.

Opporsi al male trova una giustificazione anche nelle parole bibliche: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12, 21).

L’anno 1989 costituisce su questo cammino una storica svolta.

4. Riunendoci durante la vigilia di quest’anno, noi tutti sperimentiamo certamente le difficoltà della crisi attuale, soprattutto quella economica. Ma non soltanto questa.

Le stesse parole dell’Apostolo - anche se hanno di per sé un altro senso - costituiscono ancora per la nostra comunità polacca la sostanza degli auguri per il Natale e per l’anno nuovo: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”.

Quale è questo male? Lo conosciamo dalle nostre esperienze. E quale è il bene? Il bene è quello della società sovrana nello Stato indipendente; il bene della società civica, il bene del lavoro che viene gradualmente risanato, che porta i frutti, il bene della giustizia sociale, il bene del futuro visto nella propria terra, non nella latitanza, oppure nell’emarginazione, ma alla tavola patria della vigilia.

Questo bene è da acquistare. È da realizzare con l’aiuto di Dio.

5. Il ricordo della notte di Betlemme ci richiama colui per il quale “non c’era posto nell’albergo” (cf. Lc 2, 7); egli “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1, 11).

Certamente - nella nostra comunione di cuori durante la vigilia con il pane di Natale devono essere presenti gli uomini: i più vicini e lontani; tutti. E devono essere presenti le vicende umane: personali, familiari, sociali, nazionali . . .

Ma è necessario che troviamo il nostro posto - il posto difeso ed ottenuto con tanta fatica fra tutte le nazioni, soprattutto quelle europee. Devono essere apprezzati il senso creativo e la fatica delle nostre proteste e delle nostre proposte. Dobbiamo anche noi riconfermare il nostro contributo nella nuova formazione della vita del nostro continente. Dobbiamo elaborare questa nuova forma insieme con tutti, prima di tutto con coloro, cui ci unisce la vicinanza storica.

E finalmente lui: il Neo-nato che “venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”.

Anche questo è il tema della Vigilia, anzi il tema centrale!

Occorre meditare questo tema nel contesto del mondo contemporaneo, dell’Europa contemporanea. Si avvicinano la fine del XX secolo e il secondo millennio della sua venuta; dalla sua entrata nella storia degli uomini e dei popoli.

Come l’accoglieremo nella nostra Patria, nella nostra casa polacca in questa nuova fase della storia?

Alla Chiesa in Polonia, ai suoi pastori e a tutte le comunità cristiane nella nostra terra auguro che servano bene la venuta di Cristo.

Che aprano le diverse porte dell’esistenza umana alla nuova accoglienza dell’Emmanuele.

E a tutti, senza alcuna eccezione, auguro che conformemente alle migliori tradizioni della storia natia concentrino le loro forze attorno a questo bene, il quale si chiama la Patria e il suo continuo sviluppo. Che “dimenticando i propri profitti, possano servire onestamente” (Piotr Skarga, “Preghiera per la Patria”) questa Patria e tutta la Nazione!

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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