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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GIACOMO IN
AUGUSTA
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 12 febbraio 1989
Ai bambini
Sia lodato Gesù Cristo.
Penso che voi sappiate chi era san Gioacchino. Era il padre della beatissima
Vergine Maria. La sua sposa era sant’Anna. Allora ogni anno la Chiesa celebra la
memoria di Gioacchino e di Anna insieme, come genitori della Vergine di Nazaret
che ha dato al mondo Gesù Cristo. Allora san Gioacchino, come anche sant’Anna,
era molto vicino a Gesù Cristo: Gesù era il loro nipote.
Io mi sento molto bene entrando nella vostra parrocchia ed incontrando voi,
perché ho subito pensato a questo santo patriarca poco conosciuto. Se ne conosce
il nome secondo la tradizione. Ma si può immaginare che anche lui abbia potuto
partecipare alla nascita di Gesù e ai primi anni della sua vita, quando Gesù era
bambino. Sappiamo bene che da Betlemme Gesù non poté tornare nella sua casa a
Nazareth perché era perseguitato, minacciato di morte da Erode. Dovette fuggire
in esilio. Ma poi tornò. Dopo la morte di Erode, Gesù, Maria e Giuseppe
tornarono a Nazareth, in Galilea.
Allora possiamo immaginare come Gioacchino, nonno di Gesù, abbia gioito tante
volte con questo nipote, con il figlio di sua figlia.
Ho pensato a san Gioacchino, ma questa è la parrocchia di san Giacomo. Diremo
poi qualche cosa anche su san Giacomo, ma qui mi è venuto in mente questo nome
perché, incontrando voi piccoli, subito ho pensato alla casa di Nazareth, dove
Gioacchino, il nonno, poteva abbracciare suo nipote Gesù.
Questo incontro così bello è anche una imitazione di tutti quegli incontri
con Gesù quando era bambino e degli incontri che ebbe quando era maestro in
Israele e quando i bambini andavano da lui ed egli li abbracciava.
Il nostro carissimo Cardinale Vicario, i Vescovi suoi collaboratori, gli
Ausiliari di Roma, e tutti i parroci, in ogni visita in parrocchia, mi fanno
incontrare innanzitutto i bambini. E come se volessero ricordarmi il momento in
cui Gesù ha abbracciato i bambini e dicono al Papa: “anche tu devi imitare Gesù
e cominciare la visita nella nostra parrocchia incontrando i bambini e
abbracciandoli e ascoltando quello che loro hanno da dire”. I bambini hanno
molte cose da dire, cose belle. Anche questi bambini che non possono parlare
hanno tante cose da dire, senza parole, con i gesti, con il cuore e non
solamente così. Hanno tante belle cose da presentare, come abbiamo visto oggi.
Hanno presentato un bel balletto.
Saluto tutti i bambini della parrocchia, della scuola e della scuola
speciale, i sordomuti. Ringrazio i loro maestri, le maestre, le suore, la
signora insegnante che ha preparato questo balletto così suggestivo perché fatto
dai bambini. Il bambino porta in sé un segreto, potrei dire, un mistero: il
mistero di ciò che dobbiamo essere di fronte al nostro Padre celeste. Gesù
diceva: “Se non vi farete come bambini . . .”. Lo diceva a tutti, ai suoi
apostoli. Allora, tutti dobbiamo farci bambini davanti a Dio nostro Padre.
I bambini ci aiutano molto in questo compito, in casa, nella famiglia, nella
parrocchia. Ci aiutano molto perché noi vediamo come sono e, vedendoli, possiamo
vedere un po’ noi stessi e cercare in ciascuno di noi questa immagine, il volto
di un bambino: come dobbiamo essere davanti al nostro Padre celeste.
San Giacomo era uno dei primi tre apostoli che accompagnarono Gesù nei
momenti più decisivi, come per esempio quello di Getsemani, quello della
Trasfigurazione. Pietro, Giacomo e Giovanni, questi ultimi erano fratelli. Di
questo apostolo sappiamo qualche cosa, ma non troppo. Il suo corpo è stato
portato in Spagna e sepolto a Compostela. Nei secoli passati si intraprendevano
grandi pellegrinaggi a Compostela e anche quest’anno dobbiamo compiere un grande
pellegrinaggio con la gioventù. Ma questo è un tema che si dovrà toccare con i
giovani, dopo la Messa.
Allora, vi ringrazio per questo incontro, per questa ispirazione che mi ha
dato la vostra presenza e ringrazio anche nel nome di san Gioacchino per aver
portato la mia immaginazione nella casa di Gesù, nella casa di Maria, nella casa
dei suoi genitori. Così mi è sembrato che si dovesse fare per trovare un
contesto, un tramite per questo nostro incontro nella casa della vostra
parrocchia intitolata a san Giacomo.
Grazie per questo incontro. Auguro a voi, ai bambini di questa parrocchia, ai
più giovani parrocchiani, di imitare Gesù, crescendo nel fisico ed anche nella
sapienza e nella grazia di Dio. Con voi saluto anche i vostri genitori, i vostri
maestri, gli educatori. Li ringrazio per la loro opera e auguro a questa
parrocchia di essere giovane, di rimanere giovane.
Al Consiglio Pastorale
L’augurio di partecipare alla missione di salvezza della Chiesa, nella
propria vita personale e in quella comunitaria, è espresso dal Santo Padre ai
membri del Consiglio pastorale. Costituito tre anni fa, l’organismo ecclesiale è
composto dai rappresentanti delle varie associazioni e gruppi laicali e dei vari
istituti religiosi che hanno sede nel territorio parrocchiale. Rispondendo
alle parole del parroco e del presidente del Consiglio pastorale il Papa dice.
Grazie per questa introduzione presentata dal parroco e dal presidente del
Consiglio pastorale. Certamente la vostra storica parrocchia si può dire che sia
atipica, ma mi domando - dopo tante esperienze e tante visite a Roma - quale
parrocchia sia tipica? Anzi ogni parrocchia rappresenta un tipo speciale.
Ma prendendo in considerazione la situazione, la mobilità nel senso
dell’abbandono del territorio di questa parrocchia da parte di tante persone, di
migliaia di persone, e la mobilità nel senso dell’arrivo continuo degli ex
abitanti o di altre persone, degli impiegati in questa zona, penso che sia tanto
necessario al vostro parroco avere questo Consiglio. Un Consiglio composto da
parrocchiani che vivono la realtà umana, sociale della parrocchia e, essendo
cristiani, la vivono con un impegno apostolico.
Tutti abbiamo questo impegno. La vocazione cristiana, come dice il Concilio,
è per sua natura apostolica. Allora avendo questo impegno, questa vocazione
apostolica, insieme con il sacerdote, il parroco, volete fare il meglio per
questa comunità così come si presenta, per servire bene il Popolo di Dio che
vive qui o che vi arriva, per compiere il compito principale di una comunità
cristiana: rappresentare la Chiesa nel suo mistero e nella sua missione. La
Chiesa intera è mistero e missione e ogni Chiesa, ogni diocesi, la diocesi di
Roma ed ogni parrocchia in questa diocesi, fa parte del mistero di Cristo, del
mistero della redenzione, della salvezza e della missione che emana da questo
mistero, la missione salvifica.
Vorrei augurare a tutti i membri di questo Consiglio di partecipare a questa
missione della salvezza nella vostra vita personale e familiare, ma anche nella
vostra vita parrocchiale, aiutando i vostri confratelli, i parrocchiani, ed il
vostro parroco.
Ai commercianti e artisti
Aggiungere alle tante e diverse attività commerciali che hanno il loro
punto di riferimento nel centro storico un altro tipo di commercio, un
“commercio” soprannaturale, spirituale, fatto di preghiera come quella semplice
e familiare del Rosario. È questa la proposta che Giovanni Paolo II rivolge ai
rappresentanti dei commercianti e degli artisti che svolgono la propria attività
nel territorio della parrocchia. È un incontro inconsueto, nel quadro di una
visita pastorale, ma la realtà della parrocchia di San Giacomo in Augusta è
fatta anche di questo. Ringraziando i presenti per l’incontro, Giovanni
Paolo II pronuncia le seguenti parole.
Grazie per questo incontro, monsignor parroco mi ha presentato tutti questi
ospiti come membri di un’associazione di commercianti ed esercenti. Ma vedo che
qui si tratta di un doppio commercio: il commercio in senso economico, che è un
dato caratteristico del centro storico di Roma, ed anche il commercio culturale
e spirituale, uno scambio dei valori della cultura, dell’arte, soprattutto della
pittura. Ringrazio per questo incontro e per questi due tipi di commercio che
trovano il loro punto di riferimento nel territorio della parrocchia di san
Giacomo.
A questi due tipi di commercio, vorrei aggiungerne un terzo. Il carissimo
Cardinale Vicario ha offerto a tutti voi una corona del Rosario. Anche questo è
il segno di un “commercio” del tutto spirituale, del tutto soprannaturale. La
liturgia nel periodo natalizio ci dice: “Oh ammirabile commercio”. E uno scambio
stupendo incredibile. Dio si è fatto uno di noi per portarci come dono la sua
divinità, la partecipazione alla vita divina. La liturgia lo chiama anche
“commercio”.
Anche il Rosario è un piccolo segno di questo “commercio” soprannaturale.
Vorrei che questo “commercio” spirituale, soprannaturale si aggiungesse agli
altri tipi di commercio che trovano un punto di riferimento nel territorio della
parrocchia di san Giacomo.
Carissimi signori e signore, vi auguro ogni bene per le vostre persone, per
le vostre famiglie, per le opere che fanno la vostra professione, la vostra
vocazione, vocazione umana e cristiana insieme.
Ai rappresentanti dell’Ospedale San
Giacomo
I profondi legami storici ma anche spirituali, che uniscono la parrocchia
di San Giacomo all’omonimo Ospedale risaltano in modo particolare nell’incontro
del Santo Padre con una rappresentanza del personale del nosocomio. Anche se
non si tratta di un incontro con un vero e proprio gruppo parrocchiale, la
comunità di San Giacomo lo ha voluto ugualmente inserire nel programma della
visita pastorale per mostrare al Papa tutta la ricca ed anche complessa realtà
umana, sociale e spirituale del territorio. L’Ospedale San Giacomo fa parte
infatti della vita della parrocchia fin dalle origini. Affiancandosi nella
cura del corpo e dello spirito, l’ospedale e la chiesa, sono divenuti come un
unico luogo di testimonianza e di servizio. L’illustre storia di santità,
vanto e nello stesso tempo responsabilità dell’ospedale San Giacomo, è ricordata
al Papa dal Cappellano, padre Giulio Mattei, M. I., che accompagna il gruppo.
Rispondendo alle parole del Cappellano il Santo Padre, che visitò l’Ospedale di
San Giacomo il 21 dicembre 1980, pronuncia le seguenti parole.
Qui non si sa di chi sia la priorità, dell’ospedale o della parrocchia. Tutti
e due sono intitolati a san Giacomo. Così tutti e due sono legati a questo
centro europeo di pellegrinaggi medioevali che è Santiago di Compostela, in
Spagna, in Galizia. Questo legame è molto significativo, perché parla tanto
della vostra vocazione e di come la vostra vocazione di medici, di infermieri,
di personale del mondo della sanità sia vicina al Vangelo, sia legata a Cristo.
Gesù, certamente, è venuto come evangelizzatore, ha portato la parola di
salvezza, ma questa parola di salvezza era sempre accompagnata da gesti di
salvezza, gesti messianici. Questi gesti erano soprattutto segni indirizzati
all’uomo infermo, all’uomo ammalato. Erano miracoli che Gesù operava come segni,
segni della Verità. Così Cristo si è iscritto nella storia dell’umanità come una
persona molto vicina specialmente a quel mondo che si preoccupa della salute
degli altri, che cerca di guarire i fratelli e le sorelle negli ospedali.
Vi auguro, carissimi signori e signore, di ritrovare sempre questa relazione
intima con Cristo, con Cristo medico delle anime ed anche dei corpi, e di
trovare anche la forza della sua presenza e della sua opera che sempre continua
nella Chiesa, continua attraverso la Chiesa, continua negli ospedali.
Molte volte parliamo con il Cardinale Vicario del fatto che forse la parte
più cattolica, più praticante della diocesi di Roma, è quella degli ospedali,
affidata prima al Vescovo Ausiliare monsignor Angelini e adesso a monsignor
Brandolini.
Auguro una buona continuazione all’Ospedale di san Giacomo e alla parrocchia.
Alla popolazione del quartiere
Affollatissima, ma questa volta non di gente distratta o indaffarata solo
a passare in rassegna le vetrine, si presenta via del Corso quando il Papa, dopo
gli incontri con le diverse realtà della parrocchia di San Giacomo, si affaccia
all’uscita della chiesa per recarsi in un edificio vicino per incontrare i
giovani. Numerosissime persone, molte delle quali sono le stesse che scelgono
questa centralissima via cittadina per la passeggiata domenicale, si sono
strette con entusiasmo intorno a Giovanni Paolo II, esprimendo con semplicità
tutto il loro affetto e la loro simpatia. Salutando i presenti, il Santo
Padre ricorda il Santo Patrono della Chiesa, San Giacomo, esortando tutti a
vivere in compagnia degli Apostoli. Queste le parole del Papa.
Sia lodato Gesù Cristo.
Visitando la vostra parrocchia di san Giacomo apostolo voglio salutare i
presenti, i parrocchiani, coloro che abitano nel territorio di questa parrocchia
e anche coloro che lo frequentano come visitatori per diversi motivi, motivi di
lavoro, di interesse ed anche per motivi di turismo. Auguro a tutti la
benedizione del Signore e lo faccio in questa prima domenica del periodo
quaresimale che oggi viviamo sotto la protezione di san Giacomo. Sappiamo bene
che san Giacomo era un apostolo molto vicino a san Pietro ed era fratello di san
Giovanni evangelista. Qui egli ha voluto essere ricordato a Roma, vicino a san
Pietro.
Vi auguro la protezione di questo apostolo. Che la vostra vita cristiana si
possa sviluppare nella compagnia degli apostoli.
Ai giovani
“Siamo un popolo in festa . . . camminiamo sulle strade della vita”. Con
questo canto gioioso, i giovani della comunità parrocchiale di San Giacomo
accolgono Giovanni Paolo II. È questo l’ultimo incontro della visita pastorale,
ma anche uno dei più intensi. Senza discorsi, ma con due chitarre e le loro
voci, i giovani esprimono al Santo Padre il loro affetto e la loro volontà di
formare, nonostante l’esiguità del numero e le tante tentazioni di disimpegno,
una comunità cristiana aperta e solidale con i fratelli. E, ancora di più, con
fiducia chiedono una parola di incoraggiamento, di guida, per proseguire ed
intensificare il cammino. Il Papa, prendendo spunto proprio dal canto
presentato, esorta i giovani a camminare sulla via che è Cristo. Queste le sue
parole.
È molto ben ideato questo canto: “camminiamo sulle strade della vita”. Vorrei
fare un’allusione a questo cammino e nello stesso tempo a san Giacomo, perché è
un santo, un apostolo molto vicino a Gesù, fratello di san Giovanni evangelista,
fratello maggiore. Egli, in un certo senso, è stato scelto dagli europei. Le sue
reliquie sono state portate in Spagna, in Galizia, a Santiago di Compostela,
dove si prevede quest’anno, nel mese di agosto, l’incontro internazionale dei
giovani, la Giornata della Gioventù.
Non dobbiamo dimenticare che questo apostolo è stato il primo tra i Dodici
che ha dato la sua vita per Gesù. Fu ucciso da Erode, il quale voleva uccidere
anche Pietro, che si salvò miracolosamente.
Allora vi auguro, carissimi giovani, che i vostri cammini, le vostre strade
portino quest’anno possibilmente anche a Santiago di Compostela, che è un luogo
parallelo a questa parrocchia di san Giacomo a Roma. Ma vi auguro anche e
soprattutto che le vostre strade, le strade del cuore, le strade interiori, le
strade della coscienza, vi portino sempre vicino a Cristo e vi conducano,
insieme con lui, attraverso la vostra vita. E Cristo che dà fondamento alla vita
umana, fa trovare la sua vera dimensione, il suo senso; non solamente un senso
transitorio, ma anche un senso perenne.
Vi auguro questa buona compagnia, questa vicinanza, questa intimità con
Cristo come l’aveva il patrono di questa parrocchia, san Giacomo.
Così concludo, perché già mi aspettano in Vaticano per l’Angelus che devo
recitare a mezzogiorno. Grazie per la vostra presenza.
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
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