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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA «MATER ECCLESIAE»
A TOR DI VALLE

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 19 febbraio 1989

 

Alla popolazione 

Vi saluto cordialmente. Ringrazio per le parole introduttive il vostro parroco. Vi ho potuto incontrare dal primo momento. Ho potuto anche salutare alcuni della prima fila. Alcuni bambini ho potuto anche abbracciare, baciare: una grande gioia per me, per noi tutti. Così, fin dal primo momento di questa visita, viviamo insieme la realtà umana e cristiana della Chiesa: della vostra Chiesa parrocchiale e, nello stesso tempo, della Chiesa di Roma, sede di Pietro, e insieme con Pietro anche della Chiesa universale. Voi siete organicamente inseriti in questa Chiesa di Roma e, con essa, nella Chiesa universale. E siete molto vicini al mistero della Chiesa, che è stato lungamente approfondito dal Concilio Vaticano II, specialmente nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium. Possiamo dire che questa grande ecclesiologia del Vaticano II ha dato origine alla vostra parrocchia, specialmente quell’ultimo capitolo della Costituzione che parla della beata Maria Vergine Madre di Cristo, sempre presente nella Chiesa, così come lo era nel giorno della Pentecoste a Gerusalemme e lo è qui nella vostra parrocchia. Il titolo che essa porta, “Mater Ecclesiae”, le è stato dedicato dal veneratissimo Papa Paolo VI durante il Concilio, dopo la promulgazione della Costituzione Lumen Gentium ed insieme con la sua pubblicazione ufficiale.

Così la vostra parrocchia ha molti legami: ha un legame con il Concilio, ha un legame con la persona di Papa Paolo VI, ha un legame con il mistero della Chiesa, e specialmente con questa parte del mistero della Chiesa che viene espressa attraverso il nome “Mater Ecclesiae”, attribuito già da molte generazioni a Maria ma sancito in modo speciale dal Concilio Vaticano II. La vostra parrocchia è un segno di questo grande evento storico nella storia della Chiesa e della cristianità.

In questo contesto così ricco io voglio salutare tutta la vostra comunità umana che sta crescendo sempre di più, e lo si vede anche esteriormente. Voglio salutare tutte le persone qui presenti, ma anche quelle che non sono qui e che territorialmente appartengono a questa parrocchia. Vorrei salutarvi tutti visitando le vostre abitazioni, le vostre case. Naturalmente questo non si può realizzare fisicamente, ma soltanto intenzionalmente, spiritualmente. E vorrei invitarvi tutti insieme a partecipare alla santissima Eucaristia che si celebra subito dopo nella chiesa per le intenzioni della vostra comunità parrocchiale.

Vi auguro che Maria sia sempre vicina alla vostra comunità, che assista la sua crescita, le sue speranze e anche le sue tristezze, che sia insieme alle vostre famiglie, alle vostre persone, agli anziani, agli ammalati, ai giovani sposi, ai giovani tutti, ragazzi e ragazze, ai bambini, ai neonati, a tutti. Così voglio portarvi nel mio cuore all’altare celebrando questa Eucaristia e invocando su di voi la protezione materna della Vergine santissima, invocando che sia per voi, come è per tutta la Chiesa, una guida spirituale, che ci preceda sempre in questo cammino di fede, come ha fatto nella comunità apostolica dei primi giorni della Chiesa e come farà fino all’ultimo giorno di questo mondo. 

Ai bambini  

Il rapidissimo incremento demografico avvenuto nel territorio parrocchiale negli ultimi tempi fa sì che al Torrino i bambini siano moltissimi. Alcune centinaia di loro si sono riuniti domenica in una vasta porzione del giardino parrocchiale per festeggiare il Papa che come sempre si intrattiene volentieri con loro.  

Carissimi bambini, ho ascoltato i vostri discorsi. Erano molto interessanti. Innanzitutto vorrei dire al vostro piccolo collega di ritentare un’altra volta: se mancavano solo dieci centimetri, allora possiamo recuperare! Poi, io pensavo sempre che i romani, e specialmente i bambini, fossero piuttosto arrabbiati con il Papa che va via da Roma e viaggia in altri Paesi, altri continenti, altre città. Invece, questo vostro collega mi ha incoraggiato, almeno così mi pare . . . Si può anche dare un’altra interpretazione a questo augurio: i romani sono contenti quando il Papa sta un po’ fuori Roma! Vedete, io cerco di stare a Roma quanto è possibile e necessario. Se non mi trovo qui, c’è sempre il Cardinale Vicario che si trova sul posto e, nel vostro settore, monsignor Riva; quindi sono sicuro che tutto cammina bene.

Io vorrei toccare i vostri cuori, perché con i bambini è sempre più importante quello che pulsa nel cuore. Vi auguro che nei vostri cuori pulsi sempre l’amore per Gesù Cristo. E, come viaggiatore che ha fatto tanto cammino nel mondo, auguro a tutti e a ciascuno di fare necessariamente un solo cammino nella vostra vita, quello che conduce ciascuno e ciascuna di voi: Gesù Cristo. E un importante settore quello in cui ci troviamo adesso - i bambini, i giovani - perché qui si impara a conoscere Gesù Cristo, ad amarlo, a seguirlo. Vi auguro che questo insegnamento e questa conoscenza siano per voi fruttuose, che rimangano per tutta la vita. Con Cristo si può camminare nella vita. E un amico sicuro, che porta sulla buona strada, che ci porta verso un traguardo felice: la casa del Padre. Non fuori dalla retta via, ma sempre su quella via che conduce alla casa del Padre.

Io vi auguro di essere sempre vicini a Cristo col cuore e con i vostri comportamenti, di seguirlo e di arrivare insieme con lui dove ci conduce. E saluto insieme a voi i vostri genitori qui presenti e i vostri catechisti, i vostri insegnanti, la comunità scolastica a cui appartenete e il vostro sacerdote, questo giovane che è anche un chitarrista e sa cantare.  

Ai catechisti del gruppo Caritas  

Profondamente commosso dalle parole rivoltegli da una catechista che lo ha salutato a nome dei due gruppi, il Santo Padre risponde con le seguenti parole.  

Grazie per questa parola così bella, così cordiale. Come sapete, durante l’anno mariano io ho scritto una Lettera apostolica sulla dignità e la vocazione della donna. E l’ho scritta con tutto il mio cuore, perché certamente è una cosa grande. Alla donna è affidata la persona umana. Anzi, c’è di più: ad una donna, Maria, Dio stesso ha affidato il suo Figlio. E un mistero molto realistico, che ci parla bene della nostra realtà umana, di quello che è la donna, ogni donna, nella piccola famiglia della casa, nella famiglia dell’ambiente, della parrocchia, nella famiglia della Chiesa, dell’umanità. Vi ringrazio per questi compiti apostolici diversi che toccano un po’ più la testa dei giovani con la catechesi, un po’ più il cuore di chi soffre, ma in realtà toccano la testa e il cuore, toccano tutto l’uomo. È questa la vocazione femminile: la donna ha questa forza intuitiva della sua femminilità della sua maternità, e così sa avvicinare la persona umana, un’altra persona, anche difficile, soprattutto se sofferente.

Io vi ringrazio per tutto il contributo femminile che viene da voi alla parrocchia, affidata a questa donna del protoevangelo, a questa donna dell’Apocalisse, a questa donna di Betlemme, a questa donna del Cenacolo: Maria. E ringraziandovi, vi auguro una buona continuazione nella vostra opera apostolica e, nello stesso tempo, auguro tutto il bene per le vostre famiglie e per i diversi impegni della vostra vita quotidiana. Che Dio sia sempre con voi, vi assista e vi benedica.  

Al Consiglio pastorale  

Ho incontrato la vostra parrocchia prima attraverso la visita del vostro parroco e degli altri sacerdoti che sono venuti da me sabato, con il Cardinale Vicario e il Vescovo monsignor Riva. Da questo incontro mi è sembrato subito che il vostro parroco sia bene affiancato dai suoi parrocchiani. Questa parrocchia, divenuta così con l’esplosione demografica di questa parte di Roma, si mantiene ben compatta, unita intorno al sacerdote, cioè intorno a Cristo, perché il compito essenziale di ogni sacerdote è rappresentare la persona di Cristo nel momento più sublime, più sacro, che è quello dell’Eucaristia. E la parrocchia si costruisce intorno al suo redentore santo Gesù Cristo, che è parroco, sacerdote e ministro di questo mistero eucaristico. Ed è colui che riunisce la comunità della Chiesa locale, della Chiesa parrocchiale.

Io vi ringrazio, carissimi fratelli e sorelle, per questo vostro impegno che vi ha portato a sentirvi corresponsabili della causa di Cristo, della sua Chiesa e di questa parrocchia. Ho detto all’inizio che il vostro parroco mi sembrava ben affiancato. Questo vuol dire appunto una costruzione, un edificio spirituale, accanto alla costruzione architettonica. La Chiesa più reale, nel senso proprio della parola è la comunità, “le pietre vive”, come dice san Pietro. Io vi ringrazio per i diversi contributi del Consiglio pastorale, per i diversi gruppi catechistici e caritativi: anche un gruppo ecologico, un gruppo artistico, un gruppo redazionale, cosa piuttosto rara, che cura una edizione parrocchiale per il quartiere. Mi congratulo con voi per queste diverse attività apostoliche, tutte orientate a far vivere la comunità cristiana della sua fede, di quello che essa significa per ciascuno di noi, per questa dignità, per questa vocazione, per questo umanesimo cristiano: tutto quello che si trova nel Vangelo e che è passato al contenuto della missione della Chiesa, che passa attraverso tutti noi.

Certamente il Concilio Vaticano II a cui si è riferito il vostro rappresentante ci ha fatto capire che la Chiesa è missione e che questa missione divina, che proviene dal Padre attraverso il suo Figlio incarnato e lo Spirito Santo, passa attraverso il Popolo di Dio, cioè attraverso ciascuno di noi unito in Cristo, ciascuno di noi nella comunità. La Chiesa è una realtà stupenda, meravigliosa se si vede con gli occhi della fede. Quando si vede la Chiesa con questi occhi, la si vuole anche vivere più profondamente, più efficacemente, portarla avanti, farla vivere agli altri, avvicinare tutti a questa Chiesa. Io penso che, da questo punto di vista, avete ancora molto da fare in questo quartiere. E la Chiesa avrà sempre in tutto il mondo tanto da fare per portare il Vangelo fra tutti i popoli della terra, per un compito che le sta sempre davanti in un futuro che infine è escatologico. Dobbiamo metterci all’opera dappertutto e in ogni momento, per essere quello che siamo: cristiani, battezzati, confermati, cioè Chiesa. Voglio anche ringraziare e benedire le vostre famiglie, augurando tutto il bene per le diverse professioni, i diversi lavori, i diversi impegni sociali.  

Ai giovani  

Saluto tutti i i giovani qui presenti, quelli che sono giovani e anche quelli che si sentono giovani. Consentitemi anche di porre me stesso in questo gruppo, sentendomi giovane. Saluto i diversi gruppi, soprattutto questo splendido gruppo artistico-musicale che ci ha offerto il concerto di musica ebraica.

Queste parole di Cristo nella sua parabola non sono tanto le parole del proprietario della “vigna”, ma sono le sue parole: lui è il grande proprietario della “vigna”. “Andate anche voi nella mia vigna”. Queste parole Gesù le indirizzava a tutti i suoi ascoltatori. Certamente si pensa molte volte ai discepoli di Cristo come ai suoi apostoli. Certamente erano gli apostoli, ma non solamente. I discepoli di Cristo sono in ogni epoca e in ogni generazione: sono tutti i battezzati. I discepoli fanno una tremenda esperienza di Cristo; e questa esperienza di Battesimo - che per noi è soprattutto un sacramento, un segno, un rito - è una realtà veramente sconvolgente se la si pensa con i criteri di san Paolo che diceva: questa immersione nell’acqua è immersione nella morte di Cristo. Dobbiamo entrare nella sua morte per essere risorti insieme con lui, partecipando alla sua morte e alla sua risurrezione. E questo viene operato in ciascuno di noi nel momento del Battesimo. Ora vengono battezzati i piccoli neonati, ma una volta, nel periodo primitivo della Chiesa, erano battezzati piuttosto gli adulti. Ma, indipendentemente dall’età, la realtà sacramentale del Battesimo è sempre la stessa. E si può dire che un battezzato non diventi discepolo di Cristo una volta entrato nel centro, nel nucleo stesso di quello che è il suo Vangelo, il suo messaggio? Perché il nucleo del messaggio di Cristo e della sua missione è appunto questo: la sua Croce e la sua Risurrezione, la sua morte e la nuova vita. E così noi, dopo il Battesimo, diventiamo tutti discepoli di Cristo. Ma sappiamo bene che non tutti si sentono e si comportano da discepoli. Io penso che per compiere questi compiti di cui parla l’ultimo documento post-sinodale Cristifideles Laici, si deve inaugurare in ogni parrocchia un programma, una metodologia, su come conoscere, appropriarsi, approfondire meglio il mistero del Battesimo e il proprio essere cristiani. Questo è un cammino che si apre davanti a tutti, soprattutto davanti a voi giovani, perché il progetto della vita è proprio della vostra età. Allora, occorre inserire in questo progetto della vita un cammino, un programma - forse il termine “cammino” è più evangelico - per scoprire come realizzarsi da cristiano, come diventare cristiano. Io voglio augurare a questa parrocchia dedicata alla Madre della Chiesa che tutti i giovani possano trovare questo cammino e possano realizzare questo programma, essendo cristiani, diventando cristiani più consapevoli, più responsabili, più gelosi della propria vocazione, della propria dignità stupenda: essere figli del Figlio, essere cristiani in Cristo.

Alcune parole devono essere sufficienti per questa circostanza. Vi ringrazio per la vostra presenza, per questo ascolto, e vi auguro di continuare insieme con i vostri sacerdoti, con il vostro parroco e con questo giovane sacerdote che cerca di entusiasmarvi con la sua voce, il suo canto. Questa è una parrocchia che canta, grazie a Dio. Sant’Agostino, un grande dottore, uno dei più grandi saggi della Chiesa, diceva: chi canta “bis orat”. Chi canta, prega due volte. Se cantate, si realizza anche questo calcolo agostiniano, per ciascuno di voi, per questo giovane sacerdote, per tutti i cantori e per tutti i parrocchiani.  

Il saluto alla vecchia ma sempre viva chiesetta  

Al momento di lasciare il territorio parrocchiale, Giovanni Paolo II fa fermare l’automobile davanti all’antica chiesetta che, nella zona di Decima, è stata per tanti anni l’unico luogo di culto di questa comunità cristiana. Una chiesetta antica, piccola, che ancora oggi - più che come luogo sussidiario di culto e di catechesi - rappresenta il “cuore”, l’anima di questa comunità. È un pezzo di storia che segna il presente e che fa guardare al futuro con fiducia e sano ottimismo: tutti sanno infatti che conservando la memoria delle proprie radici sarà più agevole edificare la comunità di domani. E nel cuore di questa parrocchia, vi è anche il cuore della Chiesa: il Santissimo Sacramento che qui riceve la costante adorazione dei fedeli. Il Papa, che ha voluto sostare anche lui in preghiera davanti all’Ostia, rivolge ai tanti fedeli che lo hanno atteso davanti alla chiesetta il suo breve, affettuoso saluto.  

Prima di congedarmi dalla vostra parrocchia, volevo visitare la vecchia ma sempre ancora viva chiesa, affidata alla cura delle suore e anche alla presenza di tanti parrocchiani che vengono qui volentieri per adorare il Santissimo Sacramento. E questo è molto prezioso. Vorrei augurare tutto il bene a questo quartiere, a questo settore del quartiere dove si trova la parrocchia affidata alla “Mater Ecclesiae”, la Madre della Chiesa, e benedire tutti i presenti, le vostre famiglie e tutti gli abitanti di questo ambiente.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 
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