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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SOCI DEL CIRCOLO DI SAN PIETRO

Sabato, 25 febbraio 1989

 

1. È per me motivo di gioia e di conforto incontrarvi in questa annuale udienza, cari soci del circolo di san Pietro.

Ringrazio il vostro presidente, il professor Giovanni Serlupi, per le gentili espressioni, con le quali ha introdotto questo incontro. Saluto tutti voi, soci del circolo, le vostre famiglie e le persone che vi accompagnano. Come non ricordare che ormai da centoventi anni voi vi impegnate a “professare e praticare con franchezza e coraggio la Religione cattolica”, e vi proponete di “non vergognarvi di professare Cristo e di disprezzare per la sua difesa tutti i riguardi umani”?

A tutti il mio compiacimento per l’affetto che mi dimostrate, anche con la vostra assidua presenza alle cerimonie pontificie, ma vi ringrazio specialmente per le iniziative di carità che da sempre promuovete, quale precipuo scopo dell’associazione. Tra tutte le espressioni della vostra partecipazione alla vita della Chiesa ed ai suoi problemi, quella dell’assistenza è rimasta l’attività benefica più concreta e fattiva per tutti voi. Il generoso gesto di oggi dice già di per sé che sotto la guida della Chiesa, ed in piena comunione con essa, voi intendete prodigarvi per il bene dei fratelli.

Ovviamente la carità è spesso virtù ardua, anche perché i tempi cambiano ed impongono sempre nuove iniziative e conseguenti adattamenti, affinché l’uomo possa essere raggiunto là dove egli si trova e dove vive i suoi drammi, i suoi problemi e le sue difficili situazioni.

2. La lunga storia del circolo di san Pietro è una dimostrazione di questa attenzione e disponibilità con cui esso viene incontro alle necessità concrete di chi è nel bisogno. Ne è una riprova quanto foste in grado di realizzare per la città di Roma alla fine dell’ultima guerra, allorché tante persone indigenti fecero ricorso alla vostra opera di solidarietà. Il mio predecessore Pio XII vi ricordava in quella difficile situazione che la carità ha la sua sorgente nel cuore stesso di Dio e che essa solo quando trabocca dalla sua pienezza può riversarsi beneficamente nel prossimo.

Proprio per questo, fin dall’inizio, nessuna barriera arrestò le vostre iniziative, nessuna intrapresa vi rimase estranea (cf. Pio XII, Discorsi e Radiomessaggi, VI, p. 85).

Desidero ripetervi questo elogio, mentre vi ringrazio per l’aiuto sempre generoso che continuate ad offrire anche per le attività caritative della Santa Sede, senza perdere di vista, per quanto concerne la vostra disponibilità, le nuove povertà che affliggono il nostro tempo.

3. Vi sostenga in questo costante sforzo per il bene altrui lo spirito della fede. La carità, infatti, è tanto più proficua, quanto più è capace di salire a Dio, di ispirarsi a Cristo, per scendere poi beneficamente verso i fratelli. Compite ogni gesto di carità - secondo l’insegnamento di san Paolo: “Con parole ed opere . . . nel nome del Signore Gesù” (cf. Col 3, 17).

Con questi sentimenti, mentre invoco per tutti voi la protezione di Dio e la costante illuminazione dello Spirito, vi imparto di cuore una speciale benedizione, estensibile alle vostre famiglie ed a tutte le persone care.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 
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