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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL XXXII CONGRESSO DISTRETTUALE
DEL «ROTARY INTERNATIONAL»

Sabato, 25 febbraio 1989

 

1. Ringrazio di cuore il signor governatore del distretto del “Rotary International”, professor Antonio de Majo, per le nobili parole che ha voluto indirizzarmi, a nome suo e di tutti i partecipanti al congresso, nonché di ognuno dei rotariani del mondo, ed esprimo a tutti il mio vivo apprezzamento per aver desiderato questo incontro nel quadro delle vostre giornate romane di studio, di programmazione e di amicizia.

Potete immaginare quanto giungano graditi a me i vostri propositi, volti al raggiungimento della pace e della comprensione tra gli uomini senza alcuna distinzione di razza e di religione, delle relazioni amichevoli tra gli esponenti delle varie attività economiche e professionali, e ad operare per una positiva evoluzione nei rapporti tra Est e Ovest nell’Europa, e vorrei aggiungere tra Nord e Sud del mondo e tra tutte le nazioni della terra, in centoquattordici delle quali si trovano le famiglie del Rotary. Non meno apprezzabili sono i temi dei vostri colloqui internazionali di questi giorni sull’economia del disgelo Est-Ovest, sulla possibilità e sulle condizioni di aprire le vostre associazioni in paesi dell’Europa centro-orientale, con uno statuto di ragionevole libertà e comunicazione, e il vostro interesse per la diffusione della cultura.

2. Nel mio discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, il 9 gennaio scorso, notavo che “la comunità internazionale ha motivo di rallegrarsi per il consolidamento della distensione tra Est e Ovest” ed esprimevo la speranza che “gli sviluppi sopravvenuti recentemente nell’Unione Sovietica e in altri Paesi dell’Europa centrale e orientale contribuiscano a creare condizioni proprie a un cambiamento di clima e a un’evoluzione delle legislazioni nazionali per passare effettivamente dallo stadio della proclamazione dei diritti a quello della garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali”.

Tale speranza rimane tuttora insidiata, a livello mondiale, da situazioni critiche che non trovano sbocchi di soluzione, e da fenomeni di violenza che esplodono e perdurano in molte parti della terra. Per questo il vostro congresso e gli impegni internazionali, che avete preso in esame, giungono quanto mai propizi in questo momento della storia, e possono recare un contributo concreto per la distensione e la concordia, come quello che da anni vi sforzate di portare per alleviare le tensioni del vicino Oriente.

Il nobile ideale del “servire”, che i rotariani recano come emblema e distintivo, invita quelli che contano di più a sentirsi responsabili dei più deboli e, anziché chiudersi egoisticamente nella difesa dei propri interessi particolari, a impegnarsi concretamente nella promozione del bene di tutti. A tal fine le vostre associazioni, in qualità di corpi intermedi formati da persone influenti e qualificate, possono svolgere un’azione preziosa e insostituibile perché i grandi ideali della pace, della verità, della libertà, della giustizia, del rispetto della vita e dei diritti umani, sanciti nelle costituzioni, diventino esperienza sociale, realtà godibile da ogni uomo e donna.

Vorrei sottolineare in particolare il vostro impegno rotariano a diffondere relazioni amichevoli tra voi e le persone tutte ed a promuovere il diritto, inscritto in ogni soggetto umano, a essere amato e rispettato. Senza l’amore non nasce quella solidarietà che nell’enciclica Sollicitudo Rei Socialis, pubblicata proprio un anno fa, presentavo come fondamento e premessa necessaria per la pace sia all’interno di ciascuna società, sia a livello internazionale: “Opus solidaritatis pax”.

3. La Chiesa si fa paladina di questa solidarietà, si può dire ogni giorno, in nome della sua missione, e si è pubblicamente impegnata, proprio in questi giorni, in favore delle minoranze e contro ogni forma di razzismo e di discriminazione sociale.

Essa crede all’amore di Dio per l’uomo e sa che Dio si è fatto prossimo ad ogni essere umano. Per questo fa dell’uomo la sua via e la sua preoccupazione, rimanendo fiduciosa nel destino dell’umanità. “Con i profeti e l’apostolo Paolo attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e lo serviranno spalla a spalla” (Sof 3, 9). Queste parole della dichiarazione conciliare Nostra Aetate richiamano spontaneamente la “giornata di Assisi” che avete voluto ricordare.

Anche per questo ai nobili propositi, che avete formulato di essere strumenti e irradiazione di pace e di solidarietà tra gli uomini e le nazioni, vanno il mio affettuoso augurio e la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 
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