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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA BARBARA
ALLE CAPANNELLE
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 26 febbraio 1989
Ai bambini
Vorrei ringraziarvi per questo incontro con i parrocchiani più giovani, i
bambini dell’asilo e della scuola elementare. Mi hanno rivolto un bel discorso
e, nonostante il tempo piuttosto freddo, hanno eseguito anche una danza. Così
hanno incoraggiato noi tutti, non solamente me ma anche il Cardinale Vicario e
monsignor Mani, e ci hanno insegnato come non avere paura del freddo, della
pioggia, del vento. Si vede che questi bambini della parrocchia di santa Barbara
sono coraggiosi e per questo meritano di avere anche questo Bambino Gesù nella
chiesa. Molto volentieri benedico questa statuetta del Bambino Gesù per metterla
insieme con la statua della Vergine Madre e san Giuseppe, la Sacra Famiglia di
Nazaret. Adesso tutti insieme pregheremo per le vostre famiglie. Qui sono
presenti anche i vostri genitori e i vostri fratelli maggiori. Pregheremo per
tutte le famiglie di questa parrocchia.
Agli anziani
Dai piccolissimi . . . ai nonni, ospiti della Casa di Accoglienza San
Giuseppe. Il Papa infatti, concluso l’incontro con i bambini, entra nella Casa e
si intrattiene con gli anziani ospiti. Li saluta uno per uno, passando tra di
loro, carezzando i loro volti, lasciando a ciascuno un ricordo della sua visita.
La signora Teo Ferraiolo, non vedente, ospite da sei anni della Casa, aiutata
dal figliolo, rivolge al Papa un indirizzo d’omaggio. Toccato dalle sue
parole, il Santo Padre così risponde al saluto.
Con questo saluto vorrei abbracciare tutti i presenti, perché Gesù Cristo è
quello che ci abbraccia con le sue mani stese sulla croce, con il suo cuore, con
la sua benedizione e con la sua salvezza. Vi auguro che Gesù sia continuamente
vicino a questa Casa e a voi che siete in questo stato della vostra vita. Questa
casa si chiama “Casa di Accoglienza”. Mi viene in mente la parola di Gesù: chi
ha accolto uno di questi - egli si riferiva ai bambini, ai poveri, agli anziani
- ha accolto me. Voi siete accolti in questa Casa da persone che sono una
comunità umana: la comunità delle Suore di Maria Addolorata, la comunità del
personale che qui collabora con le suore. Attraverso tutte queste persone che
formano una comunità siete accolte e accolti da Gesù stesso. E la sua
accoglienza, sono le sue braccia aperte, è il suo cuore. Io vi auguro che questa
sia la realtà interna, spirituale della vostra Casa. Prima ho potuto incontrare
i bambini, il gruppo dei parrocchiani più piccoli. Adesso siamo arrivati ad un
altro gruppo: dai bambini ai più anziani di questa parrocchia. Fra i due gruppi
c’è un legame. I bambini comprendono bene i loro avi, i loro nonni: i bambini
comprendono bene gli anziani e gli anziani amano i bambini. Io vorrei che in
questa Casa di Accoglienza vi sia questo clima tra i giovani, tra i bambini e
gli anziani. Che sia una “Casa di famiglia”! Abbiamo pregato con i bambini per
le famiglie della vostra parrocchia di santa Barbara. Qui voglio pregare perché
questa vostra Casa e questa vostra comunità sia anche una vera famiglia in cui
Gesù è presente, in cui attraverso Gesù è presente il Padre e accanto a Gesù è
presente la sua Madre, l’Addolorata. Voglio offrirvi la benedizione
ringraziandovi per la vostra accoglienza: oggi pomeriggio avete accolto anche il
Papa!
Alle suore
Prima di lasciare l’Istituto il Santo Padre si incontra con le Suore che,
numerose, svolgono la loro attività all’interno della parrocchia. Per tutte
parla la Superiora della Provincia romana delle Suore dell’Addolorata. Il
Papa così si rivolge alle religiose presenti:
La nostra sorella ha detto molte cose, presentando tutte le suore,
presentando la comunità dell’Addolorata, presentando soprattutto la causa di
beatificazione . . . Ma ne ha un po’ nascosto altre. Per esempio, non ha detto
niente del fatto che le suore hanno anche una scuola di balletto per le piccole.
E poi, sanno suonare diversi strumenti ed hanno una banda musicale;
probabilmente sanno anche cantare a voce alta . . . Tutto questo va bene, perché
tutto appartiene alla vostra missione e tutto viene ricompreso in quello che
costituisce il nucleo della vostra vocazione di consacrazione totale a Gesù: una
vocazione sponsale, ad immagine della Madonna di Nazareth, sposa, Vergine e
Madre di Gesù Bambino, Madre di Gesù in croce. Anche voi siete parte di questa
vocazione. Di qui scaturisce la vostra testimonianza, tanto preziosa per la
Chiesa. La Chiesa vive con la testimonianza delle suore, delle persone
consacrate, delle congregazioni religiose, nei diversi campi di apostolato che
sono propri a voi. Penso che in nome di questo si può anche accettare questo
piccolo balletto delle ragazze; si può accettare e si può perdonare, perché il
vento era abbastanza forte e il freddo ancora piuttosto invernale, se
consideriamo il clima di Roma. Vi ringrazio per la vostra accoglienza e per
questa Casa per anziani che opera grazie alla vostra assistenza.
Alla popolazione del quartiere
A piedi il Santo Padre percorre il breve tratto di strada che separa la
parrocchia dalla Casa di Accoglienza. Naturalmente lungo il percorso saluta
quanti sono a salutarlo dietro le transenne. Sul sagrato della chiesa il Parroco
rivolge al Papa il suo saluto ufficiale. Il Papa così risponde.
Vi ringrazio per questa accoglienza così festosa. Si può dire che la vostra
parrocchia è geograficamente lontana dalla Basilica di san Pietro. Ma questo non
vuol dire che essa è lontana dal cuore della diocesi e dal cuore del Papa. Che
questa visita pastorale di oggi sia espressione della vicinanza, del legame,
della comunione che ci unisce nella Chiesa di Cristo e nello Spirito Santo che è
luce, che è forza, che è amore per tutti noi.
Al Consiglio Pastorale
Conclusa la celebrazione eucaristica il Papa si incontra nella Sagrestia
della chiesa, con i parroci della prefettura. Subito dopo ha luogo l’incontro
con i membri del Consiglio Pastorale parrocchiale i quali illustrano il loro
impegno al servizio della parrocchia. Alle parole della rappresentante del
Consiglio Pastorale, il Papa così risponde.
Vi ringrazio per questo incontro e per le parole di presentazione delle
attività del vostro Consiglio pastorale. Ogni uomo ha bisogno di un consiglio;
anzi, san Tommaso d’Aquino ci insegna che questo consiglio appartiene alla
struttura di un atto volontario dell’uomo. Ogni atto volontario, per essere
completo, deve essere anche guidato da un consiglio. Se questo accade per ogni
singolo uomo, ancor più accade per una comunità come la parrocchia. É una cosa
umanamente ovvia che le parrocchie abbiano questi Consigli, e che ci sia anche
un Consiglio parrocchiale, un Consiglio pastorale, un Consiglio economico in
questa vostra parrocchia romana di santa Barbara. Cosa posso augurarvi? Al di
sopra dei diversi consigli umani c’è il dono del “consiglio”, il dono dello
Spirito Santo. Questo dono suscita in noi i consigli molto più profondi che
vengono da Dio stesso nello Spirito Santo e dalla sua opera. Io auguro a
ciascuno di voi, alla vostra comunità e a questo vostro Consiglio pastorale il
dono del “consiglio” che viene dallo Spirito Santo, perché sappiate agire
secondo i disegni della Provvidenza, secondo i disegni salvifici di Cristo e
secondo i disegni pastorali della Chiesa di Roma e della Chiesa della vostra
parrocchia.
Ai lavoratori dell’ippodromo
Particolarmente atteso si svolge l’incontro con la comunità di lavoro del
vicino Ippodromo. Oltre al settore dirigenziale sono presenti i fantini, alcuni
famosi, ed altri forse meno noti ma comunque altrettanto bravi. Si tratta di un
momento di cordiale colloquio al termine del quale i fantini offrono al Santo
Padre un piccolo cavallo d’argento in segno di omaggio e di devozione. Il
Santo Padre così saluta le persone presenti all’incontro.
Questo ippodromo di Roma è famoso. Mi hanno detto: lei deve andare nella
parrocchia dove si trova l’ippodromo. E un punto vivo di riferimento per le
diverse persone, per i diversi ambienti della città. Non ho potuto vederlo
direttamente, non sono stato così fortunato come monsignor Mani . . . poi è mancato
anche l’elicottero. Ma, benché non sia molto esperto di questa specialità
sportiva, immagino che essa debba essere magnifica. Ringrazio tutti per la loro
presenza e per la loro visita fatta nella parrocchia, come parrocchiani in
questa circostanza. Auguro tutto il bene per le vostre famiglie e per queste
fatiche che devono accompagnare di nascosto le cose che si fanno esternamente
con grande pubblicità e ostentazione, come accade sempre per i campionati
sportivi. Vi do la benedizione del Signore come aiuto e come ricompensa delle
vostre fatiche, a tutti voi e alle vostre famiglie.
Al gruppo Famiglie
Particolarmente significativo è l’incontro del Santo Padre con il nuovo
gruppo Famiglie. È stato istituito recentemente per rispondere al sempre
crescente bisogno di spiritualità della famiglia, di aiuto a coppie in
difficoltà e di formazione per i fidanzati. Il gruppo offre al Santo Padre 30
abiti da sposa da destinare a coppie indigenti della Sierra Leone e della
Colombia. Ai membri del gruppo Famiglie Giovanni Paolo II rivolge queste
parole.
Nella vita di due persone il momento in cui si suggella l’alleanza
matrimoniale, che è sacramento della Chiesa, in cui si riceve la benedizione
della Chiesa, è un grande momento, non solamente in se stesso, ma nella sua
prospettiva che abbraccia tutta la vita usque ad mortem. E una cosa
dovuta alla natura di questo sacramento. Per viverlo efficacemente si deve
ritornare al sacramento stesso come fonte e come punto di partenza della vita
matrimoniale, della vita familiare; ma soprattutto come fonte di grazia, di una
grazia speciale, sacramentale, che ci è data per tutta la vita. Con questa il
momento sacramentale si deve rinnovare in diverse circostanze, specialmente i
giorni dell’anniversario: si deve rinnovare la forza, la operosità di questo
sacramento nella vita dei coniugi e delle loro famiglie. Io vi ringrazio per
questa iniziativa pastorale delle famiglie, insieme con i vostri pastori e il
vostro parroco, e vi auguro di trovarvi in questo cammino più consapevoli e
anche più felici per la vostra specifica vocazione: vocazione divina, perché
ogni vocazione cristiana è divina, è radicata nei sacramenti incominciando dal
Battesimo. Voglio offrire una benedizione a tutti i presenti, alle vostre
famiglie e a tutte le famiglie della parrocchia.
Ai giovani
Come sempre l’ultimo incontro con la realtà parrocchiale è riservato ai
giovani, letteralmente ammassati nel piccolo teatro parrocchiale. Le diverse
componenti dei movimenti giovanili sono tutte rappresentate sul palco. La parte
da leoni la fanno i movimenti scoutistici, per un motivo molto semplice:
l’occasione della visita del Papa è colta per celebrare la cerimonia della
promessa di nuovi lupetti e nuovi scout. Una ventina di giovani in divisa ai
piedi del palco ripetono l’antica formula del giuramento e ricevono le insegne
del gruppo Roma-Capannelle. Discorsi e presentazioni sono affidati ad una
catechista e ad una giovane. Il Papa così si rivolge ai numerosi giovani
presenti nel teatro.
È molto significativo che le mie visite nelle parrocchie comincino sempre con
i parrocchiani più piccoli e si concludano con i giovani. Ciò ha un senso.
Certamente la parrocchia vuole mostrare come cammina e come cresce. Le due cose
vanno insieme. L’uomo cammina crescendo, specialmente in questa epoca della
giovinezza. E si tratta di una crescita fisica, visibile esternamente, ma, nello
stesso tempo, di una crescita interna, spirituale. A questo scopo ci sono di
aiuto i diversi movimenti, associazioni, gruppi. Tra questi, certamente il
gruppo Scout ha già una lunga esperienza che ha portato molti frutti, perché
esso insegna ai giovani e alle giovani come impegnarsi nella vita, insegna che
non si può vivere senza una legge e senza un impegno. Questa verità scoutistica
è profondamente radicata nella verità evangelica. L’uomo, il cristiano, non può
vivere senza impegno responsabile. Con questo l’uomo cresce, prendendo su di sé
nuovi impegni e nuove responsabilità. Con queste responsabilità egli si sente
più maturo. Io auguro a tutti voi giovani di camminare su questa strada. Alla
vostra parrocchia dedicata a santa Barbara auguro che la comunità giovanile sia
un segno della crescita spirituale dell’intera comunità parrocchiale. Ciascuno
di voi e i diversi vostri gruppi possono e devono contribuire a questa crescita
spirituale della parrocchia.
© Copyright 1989 - Libreria
Editrice Vaticana
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