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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA VISITA ALLA PREFETTURA DELLA CASA PONTIFICIA

Lunedì, 2 gennaio 1989

 

1. Da tempo desideravo questa visita alla prefettura della casa pontificia, per portare di persona un saluto ed un ringraziamento a lei, monsignor prefetto, ed a voi tutti, cari officiali, ecclesiastici e laici, nei locali dove compite il vostro lavoro, che ha tanta rilevanza per il quotidiano svolgersi del mio ministero, a contatto con il Popolo di Dio. Mi è caro esprimervi il mio vivo ringraziamento per il vostro servizio che viene svolto con competenza e dedizione e, per la maggior parte di voi, anche in un nascondimento che ne impreziosisce agli occhi di Dio il valore ed il merito.

La prefettura, così come essa è oggi strutturata, non ha una lunga storia, giacché risale alla costituzione apostolica Regimini Ecclesiae Universae del 1967, integrata dal motu proprio Pontificalis Domus dell’anno successivo. Nella sostanza, però, essa ha origini ben più antiche, poiché l’attuale istituzione raccoglie in sé le competenze e le attribuzioni che erano proprie della “Congregazione cerimoniale” e degli “Uffici del Maggiordomato e del Maestro di Camera”, oltre alle funzioni riservate un tempo al “Maestro di Casa dei Sacri Palazzi apostolici” e della soppressa “Commissione Araldica per la Corte Pontificia”.

2. I compiti oggi spettanti alla prefettura sono concisamente richiamati dalla costituzione apostolica Pastor Bonus. Gli articoli 180 e 181 ricordano, infatti, che essa “si occupa dell’ordine interno relativo alla Casa Pontificia” e che “assiste il Sommo Pontefice sia nel palazzo apostolico sia quando viaggia in Roma e in Italia. Cura l’ordinamento e lo svolgimento delle cerimonie pontificie, esclusa la parte strettamente liturgica . . . Dispone le udienze pubbliche e private del Sommo Pontefice”.

Dal semplice accenno a questi articoli balza evidente la mole di lavoro che grava sulle vostre spalle, con la complessità e la delicatezza delle mansioni, che si collegano così da vicino con la quotidiana attività del Papa: è un continuo impegnarsi, senza tregua né considerazione di giorni festivi o feriali, con preveggenza e con tempestività, affinché il “ministero petrino”, affidato al Papa per confermare nella fede i fratelli di tutto il mondo, sia esercitato con la massima precisione, puntualità, ordine ed intelligenza. Se questo è motivo di legittima fierezza per ciascuno di voi, è per me richiamo ad un dovere di riconoscenza, che spontaneamente si trasforma in sentita invocazione a Dio, perché vi sia largo delle sue ricompense.

A lui mi è caro affidare, in questo inizio d’anno, ogni vostro desiderio, pregando perché, nella sua bontà, conceda copiosi doni a voi ed ai vostri familiari, alleviando le fatiche che sostenete per la Chiesa e per il suo Capo visibile, e facendole servire, nell’amabile disposizione della sua provvidenza, ad un bene più grande.

Con questo voto imparto di cuore, quale pegno di speciale affetto, la mia benedizione.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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